Natura o cultura? Riflessioni sull’educazione dei figli

educazioneglobale BambiniIn che misura i figli rispecchiano i genitori? E in quanto i figli sono un prodotto dell’educazione impartita e non, invece, del corredo genetico ricevuto?

Sono certa che tutti possono elencare almeno un caso nel quale, da una famiglia di persone equilibrate, affettuose e ben integrate nella società e’ venuto fuori in figlio fortemente deviante e almeno un caso contrario nel quale, da genitori abbandonici o violenti, e’ nata una persona strutturata che ha saputo fronteggiare le avversità e vivere una vita serena, malgrado tutto. Questa rilevazione di una realtà empirica, nei casi peggiori, viene usata da genitori pigri (o disgraziati) per fregarsene dei figli che “tanto dipendono solo dalla genetica” ma, al suo meglio, può aiutarci a rispondere alla domanda delle domande: ossia in che misura i figli rispecchiano i genitori e sono un prodotto dell’educazione da questi ricevuta?

Cosa é cultura e cosa é natura? Cosa è frutto dell’educazione e cosa, invece, dipende dalla casuale combinazione della genetica? Così, ad esempio, se genitori loquaci hanno un figlio (naturale) loquace è perché lo hanno stimolato a parlare molto o perché gli hanno trasmesso un gene?

Un libro ha, negli ultimi anni, riaffrontato l’argomento. Si chiama The Blank Slate (Tabula rasa, nella versione italiana).  E’ uscito nel 2005: lo ha scritto Steven Pinker, che insegna psicologia al Massachusetts Institute of Technology, dove dirige il Centro di neuroscienza cognitiva e una sintesi del libro (efficace e molto divertente) è contenuta nella sua TED talk.

In realtà il libro di Pinker non riguarda solo l’educazione ma ha per oggetto la natura umana. Secondo Pinker, la tradizione che risale all’empirismo del diciassettesimo secolo e che considera la mente umana, alla nascita, come una lavagna vuota (sulla quale la società e l’ambiente scriverebbero tutto quello che è dato di leggervi) è un mito totalmente privo di fondamento scientifico.

In realtà, secondo Pinker l’individuo non può essere plasmato in base ai condizionamenti che gli vengono posti dal sistema educativo e relazionale in cui è inserito; Pinker sostiene che non sono i genitori a poter determinare il destino dei figli. I genitori – secondo l’autore, forniscono ai figli anzitutto una parte dei loro geni, non solo (e non tanto) un ambiente culturale.

Insomma, i genitori di oggi, ossessionati dall’invito (fondato sulla teoria della tabula rasa) ad offrire stimoli ai figli in tenera età per influenzarne al meglio lo sviluppo (e forse rendere possibile il successo della prole in età adulta) farebbero meglio a… darsi una calmata.  Per quanto possa essere deludente, Pinker afferma che non esiste alcun algoritmo per la crescita di un bambino felice e “di successo”.  Su cosa sono basate tali affermazioni?

La ricerca su gemelli monozigoti (cresciuti insieme o separatamente) e «gemelli virtuali» (cioè bambini adottati e non fratelli tra di loro, cresciuti insieme nello stesso ambiente) dimostrerebbe, secondo Pinker, che il ruolo dei genitori nel “forgiare” i figli è prossimo allo zero.  Il che dovrebbe contribuire a ridurre i sensi di colpa dei genitori, e anche a limitare in modo salutare il loro senso di onnipotenza nei confronti dei figli.

Addirittura Pinker afferma che “…la più grossa influenza che i genitori esercitano sui figli è al momento del concepimento”.  Del resto – argomenta Pinker – chiunque ha avuto più di un figlio si è accorto che, anche se i genitori tengono gli stessi comportamenti e impartiscono gli stessi insegnamenti, ogni figlio li assorbe e li interpreta a modo suo.

Nella sua TED talk, Pinker cita il caso famoso di una coppia di gemelli monozigoti separati alla nascita, dei quali uno crebbe in una famiglia cattolica nazista e l’altro in una famiglia ebrea e che, portati in un laboratorio degli Usa in età adulta, indossavano magliette identiche, mangiavano le stesse cose a colazione e avevano alcune identiche abitudini quali quella di divertirsi a sorprendere le persone starnutendo rumorosamente negli ascensori…

Ma allora i genitori non contano proprio? In realtà le stesse teorie genetiche di Pinker sono state riviste da studi successivi (ad es. da quelli della  psicologa Terrie Moffit).

Come al solito, la verità è una matassa difficile da sbrogliare.

Certamente un genitore non può modificare in modo permanente l’intelligenza del bambino, né la sua personalità. Alcuni grandi tratti della personalità mostrano una forte influenza genetica: testroversione, introversione, nevrosi, coscienziosità e apertura all’esperienza, ad esempio, ma altri no.

A prescindere da chi abbia a ragione, se i teorici della genetica o dell’ambiente culturale/affettivo ma, soprattutto, in che misura natura e cultura influenzino l’essere umano, essere genitore è anzitutto una responsabilità morale.

I genitori che, leggendo le teorie a supporto dell’approccio genetico, fossero tentati di abbandonare la prole a se stessa, mostrerebbero quanto poco morale era il loro atteggiamento nei confronti dei figli sin dal principio: come se educare un figlio potesse ridursi a desiderare di influenzare una persona, farne qualcosa di simile a sé, forgiarla.

I genitori esercitano un enorme potere sui propri figli, e le loro azioni possono fare una grande differenza, non tanto per farne dei cloni di sè, ma per la loro felicità qui e ora. Inoltre, ci sono certamente cose che un genitore può influenzare in gran misura: la cultura e i valori.

Un bambino piccolo, come una cellula totipotente, può apprendere lingue diverse, può far proprie abitudini diverse a seconda di come i genitori si comportano, può vivere con regole diverse e sviluppare una concezione diversa di ciò che è bene e ciò che male e di come vanno trattati gli altri e tutto questo semplicemente osservando e riproducendo i modelli di comportamento che gli vengono presentati in famiglia e nella società in cui vive.

Questo dovrebbe ricordare ai genitori quale grandissima responsabilità etica e culturale hanno nella vita di un figlio.

Insomma, se i suggerimenti per migliorare l’intelligenza o la personalità di un bambino (del genere credere che la ripetuta esposizione alla visione dei dvd di Baby Einstein migliori l’intelligenza del bambino) si rivelano spesso uno spreco di tempo e di denaro, non lo sono quelli di creare il miglior rapporto possibile con il proprio bambino e non per renderlo diverso da quello che è, ma per amarlo anche se non è perfetto, sapendo che dagli insegnamenti e dai comportamenti dei genitori può imparare un sacco di cose!

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