Liceo classico europeo, questo sconosciuto

educazioneglobale pencil2013Terza media…e poi? Classico o scientifico? Per alcuni ragazzi e le loro famiglie la domanda si pone in questi termini, anche se esistono molti altri indirizzi, come il liceo delle scienze umane (ex psico-pedagogico), il linguistico, l’artistico e lo sportivo.

Nella ricerca dei licei, tra open day e POF, spunta talvolta un’opzione poco conosciuta (perché poco diffusa): è il “liceo classico europeo”.  Il doppio aggettivo che lo descrive può sembrare a molti un ossimoro, ma il liceo classico europeo non è nato ieri, anzi, esiste già da un bel po’.

Il classico europeo, è stato infatti attivato nell’anno scolastico 1993-1994 e, a dispetto del nome, la programmazione non si basa solo sui programmi del classico ma attinge anche dallo scientifico e dal linguistico.

Il classico europeo nasce come sperimentazione (come la sperimentazione Brocca) ed è una delle poche sperimentazioni – a quanto so – sopravvissuta alla semplificazione degli indirizzi operata dal ministro Gelmini.

Sul sito di edscuola ho trovato un documento su “licealità e sperimentazione”, dove si dà conto dello sviluppo del progetto di liceo classico europeo. Pubblicato nel 1995, fa parte della collana “Studi e Documenti” degli Annali della Pubblica istruzione (n. 72/19915).

Questo documento mi ha consentito di ripercorrere la nascita del progetto, sia pur per somme linee. Se ne deduce che il classico europeo nasce dopo una serie di incontri e seminari tenutisi nel corso del 1992 e viene attivato nell’anno scolastico 1993 – 1994 solo nei convitti ed educandati per via delle “possibilità educative e formative” che questi offrivano. Tali “possibilità educative” riguardano vari fattori: il duplice assetto della didattica del classico europeo, che è articolata in ore di laboratorio ed ore di lezione frontale; le molte ore curriculari; la possibilità di uno “studio guidato”. Convitti ed educandati erano (e sono) dotati di laboratori e mense, tutte cose che consentono una giornata scolastica “piena” (orario settimanale compreso tra le 38 e le 42 ore) ed ore di studio guidato (o, almeno, vigilato) da appositi educatori. Ecco perché il classico europeo è offerto solo da convitti ed educandati.

A cosa si deve la denominazione di classico europeo?

Il liceo è coevo al Trattato di Maastricht del 1992 e persegue un progetto nobile: quello di “superare i particolarismi nazionali” per “costruire un coscienza europea”. In questo senso, il progetto conteneva anche grandi ingenuità, ad esempio l’idea che istituzioni come convitti ed educandati, data la struttura convittuale e semiconvittuale (ossia data la possibilità di mangiare e risedere in loco), potessero accogliere ed ospitare anche studenti di altre nazioni europee “desiderosi di affidare la loro formazione al nostro sistema scolastico”, in tal modo andando a costituire un vero e proprio “laboratorio multiculturale”. Ora, mi piacerebbe sapere che tipo di pubblicità abbiano dato dell’iniziativa i convitti nazionali ai possibili studenti delle terze medie di paesi diversi dall’Italia… Quanti studenti stranieri saranno venuti in Italia dalla Francia o dalla Germania per studiare in un convitto italiano? Chi può essere stato “desideroso di affidare la propria formazione al nostro sistema scolastico”?  Mi scuso per l’ironia, ma rileggere queste righe oggi, considerando i risultati del nostro paese nei test OCSE PISA, fa sorridere.

Ad ogni modo – e critiche a parte – vediamo quale è l’offerta formativo del classico europeo. Innanzitutto il greco antico e il latino vengono ridotti e compattati in un unica materia, denominata “lingue e letterature classiche”, che viene affrontata con approccio comparato. A questa materia si aggiungono: lo studio quinquennale di due lingue straniere comunitarie (inglese e un’altra lingua tra francese, tedesco o spagnolo); il diritto e l’economia;  lo studio triennale (e non biennale come nel liceo classico) della fisica ed un maggior numero di ore dedicate alla matematica, nonché lo studio quinquennale dell’informatica integrato alla matematica. Per il resto, completano l’offerta geostoria, storia dell’arte e scienze naturali, con approccio comparato

L’insegnamento delle lingue moderne (inglese e francese) viene svolto anche con la presenza di esperti madrelingua e con l’ausilio di laboratori linguistici multimediali.

Al classico europeo si applica il CLIL per cui due discipline curricolari sono impartite nelle lingue comunitarie offerte da ciascun Convitto.

L’esame di Stato (ossia la maturità) prevede come seconda prova scritta, caratterizzante l’indirizzo, la prova di lingue classiche, che consiste nella presentazione di due brani sullo stesso argomento (uno in latino e uno in greco), corredati da una serie di domande di analisi testuale: lo studente deve tradurre, a scelta, uno dei due brani e rispondere ai quesiti di analisi del testo.

Dove si trova il classico europeo? Io ho preso spunto dal quadro orario del Convitto Nazionale di Roma, se non altro perché è l’esperienza concreta che ho più vicina, ma alcune di queste considerazioni possono essere svolte per gli analoghi indirizzi di liceo classico europeo presenti in altri Convitti ed Educandati sul territorio nazionale, da Milano a Palermo, da Venezia a Napoli.

C’è da segnalare, inoltre, che al Convitto Nazionale di Roma (così come in altri convitti sul territorio nazionale), grazie ad un accordo tra il Ministero e l’Ambasciata francese in Italia, è possibile conseguire il doppio diploma italiano-francese che, non a caso, si chiama EsaBac (perchè unisce Esame di stato e Baccalauréat francese).  Grazie all’EsaBac, i ragazzi italiani possono iscriversi a qualsiasi università francese senza bisogno di esami integrativi, o fare domanda per entrare in una delle Grandes Écoles (come Ena o Polythecnique) dietro concorso, esattamente come i compagni francesi.

Rispetto all’immobilità della nostra scuola, il classico europeo sembra una idea geniale, una ventata di modernità, quasi un’avanguardia con quelle lingue moderne, il diritto e l’economia. Eppure nulla di nuovo sotto il sole, perché a me il classico europeo ha sempre ricordato un altro liceo, un liceo vissuto pochi anni, dal 1911 al 1923. Si chiamava – appunto – “liceo moderno”, anzi “ginnasio liceo moderno” e fu istituito dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Credaro con la legge 860 del 1911.  Si distingueva dal liceo classico (che solo con l’istituzione del liceo moderno iniziò a essere chiamato tale) perché non aveva il greco e aveva meno ore di latino, prevedeva l’insegnamento una seconda lingua straniera (tedesco o inglese, che si affiancavano all’allora imperante francese), del diritto, dell’economia e un leggero incremento delle materie scientifiche. Greco a parte, non sembra forse il classico europeo?

Che sia nuovo o vecchio, come giudicare questo liceo classico europeo? Sulla carta molto bello, direi. Un minimo di radici nella cultura classica ma varia modernità: due lingue moderne, CLIL, matematica rinforzata (anche se non saprei quanto), diritto ed economia che sono gli strumenti per comprendere la società moderna e l’attualità. Quest’ultimo duo è molto importante in quanto il diritto e l’economia sono i moderni perni su cui ruota il concetto di cittadinanza “attiva”: chi non conosce l’economia e il diritto non comprende la modernità. Se ieri l’intellettuale era lo scrittore o l’uomo di lettere, oggi è il giurista o l’economista. Senza l’economia e il diritto non si capiscono i dibattiti sulla legge elettorale, il problema delle crescita economica, lo spread o la disciplina dell’Unione Europea).

Però..come si sarà capito, c’è un però!

Io non sono una pedagogista ma penso di aver compreso un concetto caro ai pedagogisti ed agli esperti di scuola in genere: ossia che l’educazione è un po’ come un imbuto. Perché un imbuto? Perché l’imboccatura è larga: all’inizio del percorso educativo bisogna esporre i bambini a una serie di esperienze molto ampie, sfruttando la plasticità del cervello (ed è per questo che ritengo, ad esempio, che per il bilinguismo non è mai troppo presto). Poi però il ventaglio si deve restringere, perché quando si tratta di andare a fondo con lo studio ed estrarre dall’adolescente il cittadino di domani, occorre consentire la concentrazione (qualcosa di sempre più difficile in un mondo pieno di stimoli sensoriali e visivi). Insomma, non intendo affermare che bisogna limitare le esperienze ma che bisogna almeno limitare le materie e concentrarsi su un nucleo equilibrato ma non troppo vasto di saperi, in modo che questi possano essere formativi.

Quali siano queste materie o questi saperi è sempre oggetto di dibattito (vedi su questo blog il vivace dibattito tenutosi sulla utilità o inutilità anche culturale del latino) e non penso che vi sia un nucleo di saperi immanente a tutte le epoche e tutte le civiltà ma, per tornare pragmaticamente a come deve essere costruito un piano di studi, penso che le materie cui vengono dedicate 1,2 o 3 ore a settimana, rimangano sempre un po’ delle cenerentole.

Insomma, in parole semplici, forse questo liceo ha semplicemente troppe materie e lo studente corre il rischio di fare tante cose male, piuttosto che poche bene.

Pertanto la forza del classico europeo mi sembra contenga in sè anche il suo limite: come si fa ad abbracciare il nuovo senza lasciarsi per strada un po’ del vecchio? Mi sembra che il classico europeo non abbia avuto questo coraggio e che lo studente che lo frequentasse potrebbe finire per sentirsi come un pugile suonato, ecco. Ma il giudizio lo lascio agli studenti e i loro genitori. Chi ha esperienza del classico europeo batta un colpo!

 

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