Libri in inglese per bambini: intervista a Scott Sussman

Silly[1]Scott Sussman scrive libri per bambini e i suoi libri li riconosci subito. Intanto perché hanno protagonisti insoliti: come un seme, ad esempio, o una barba, il che li rende subito sprizzanti d’ironia. Poi li riconosci per la grafica accattivante, perché Scott, californiano approdato a Roma, non si limita a scrivere i suoi libri, ma alcuni li illustra anche.

Ma chi è Scott Sussman? E per quali età sono adatti i suoi libri?  In attesa delle presentazioni e dei laboratori che terrà in questi giorni in uno storico negozio di giocattoli di Roma, la “Città del Sole”, ho avuto la possibilità di porgli qualche domanda.

Ciao Scott, parlaci un po’ dei tuoi libri. Quali sono i titoli? A che età sono rivolti? Come hai cominciato a scrivere per i bambini?

Fino ad ora ho pubblicato tre libri per bambini: Silly The Seed, Weird The Beard, e Mark And The Molecule Maker.  Posso dire che Silly The Seed tende ad essere il favorito dei bambini più piccoli, diciamo tra i 3 e i 6 anni, mentre Mark And The Molecule Maker è più apprezzato dai bambini più grandi, più o meno dai 6 agli 8 anni ed anche da quelli di 9 o 10 anni.

Quanto a come ho iniziato a scrivere per i bambini, ebbene credo che sia cominciato tutto leggendo Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll. Avevo circa sedici anni, ricordo di averlo finito e di aver pensato: “se mai scriverò un libro, sarà qualcosa di simile” Quello che intendevo era che la storia si sarebbe ambientata in un mondo fantastico, dove tutto sarebbe stato possibile.  Pochi anni dopo, quando ho deciso di intraprendere la carriera di scrittore, ho iniziato un libro per ragazzi. Già dalle prime fasi del processo di scrittura sono emersi due personaggi che, man mano che la storia si sviluppava, avevano ciascuno una propria storia. All’epoca –  avevo circa vent’anni – mi interrogavo sul mistero che circonda il numero tre. Mi riferisco al fatto che la nostra mente tende ad articolare alcuni concetti in tre: tre fasi, tre momenti, tre stadi e così via. Ad esempio, il tempo può essere diviso in passato/presente/futuro. L’acqua ha tre stati: solido/liquido/gas. Gli esseri viventi possono essere descritti come afferenti a uno di tre insiemi: maschi/femmine/bambini (o cuccioli, se animali). Per questo motivo, ho deciso di pensare a un terzo personaggio e, poiché spesso mangiavo semi di girasole, ho pensato che un seme sarebbe stato un bel personaggio.  Da lì la storia si è praticamente scritta da sola ed è diventata Silly The Seed. E’ stata un’esperienza così magica che ho deciso che era l’età perfetta per me per scrivere libri illustrati. Gli altri due personaggi sono diventati Weird The Beird, che è stato pubblicato lo scorso anno, e Lerky The Handturkey, che sarà pubblicato in futuro.

 I tuoi libri li scrivi di getto, oppure li pensi in modo razionale?

Dipende. Ogni storia che scrivo ha una un’origine a sé. Intendo dire che, a volte, come con Silly The Seed, c’è una scintilla, un’ispirazione che sembra provenire da qualche parte fuori di me, come se la storia mi arrivasse da una fonte esterna, forse una Musa, come viene talvolta chiamata l’ispirazione artistica. La storia di Mark And The Molecule Maker invece, era più pensata a tavolino. Volevo evitare i personaggi antropomorfi ma non umani e ho deciso di scrivere una storia su un ragazzo. Mi piaceva l’idea che suo padre fosse un inventore, perché potevo creare un’invenzione che facesse tutto quello che volevo e mi sembrava un escamotage letterario divertente.

Il mio prossimo libro, Fred And The Monster, che uscirà questo autunno, ha preso le mosse da una’idea: quella di un ragazzo che ha paura del buio. Poi ho lasciato che la storia mi guidasse a partire da quell’idea. Naturalmente ci doveva essere un mostro sotto il letto, ma il mostro aveva paura del buio almeno quanto Fred, e da qui è nata la storia. Credo che l’elemento comune nel mio processo di scrittura potrebbe essere che cerco sempre di rimanere il più aperto e recettivo possibile, lasciando che le storie vadano dove vogliono andare, permettendo loro di “raccontarsi” attraverso di me.

Weird[1]Tu scrivi in inglese. Secondo te i tuoi libri sono adatti ai bambini italiani che l’inglese lo stanno cominciando a studiare?

Per quanto riguarda Silly The Seed e Weird the Beard direi di sì. Dipende. Bisogna tener presente che sono storie in rima però, quindi, da un lato, sono molto musicali, ma, dall’altro, la grammatica è  a volte “adattata” per rispettare la rima (insomma: mi sono preso alcune licenze poetiche!). Ho però delle traduzioni in italiano che spesso includo quando qualcuno acquista i miei libri.

Mark And The Molecule Maker è più difficile per un lettore giovane. Ho letto il libro a molti bambini italiani e, a seconda del loro livello di inglese, capiscono una buona parte, ma ci sono sicuramente parole e sfumature che vanno oltre le loro capacità di comprendere la lingua. Anche in questo caso, tuttavia, ho la traduzione disponibile. Usando le traduzioni a fianco della versione in inglese, si può anche perfezionare un po’ la lingua, il che non è male!

Dove trovi l’ispirazione?

A dire il vero è l’ispirazione che trova me! Magari sto camminando per la strada e all’improvviso avverto una sensazione o mi viene un’idea e so che c’è qualcosa di buono, così scrivo tutto ciò che ho in mente. A volte è solo una parola ad attirare la mia attenzione, perché magari ha un bel suono, oppure perché mi sembra interessante o particolare. Naturalmente non mi ispirano solo le parole, ma anche la luna o le montagne…insomma, tutto.

Come conosci il mondo dell’infanzia? Come fai a sapere cosa vuole leggere un bambino?

Ritengo di essere un pò come Peter Pan: un bambino che non è mai completamente cresciuto. Proprio l’altro giorno passavo davanti ad un negozio di giocattoli vicino al mio appartamento e ho visto un peluche in vetrina. Volevo andare a comprarlo perché amo i peluche, ma non l’ho fatto perché mia moglie ed io non abbiamo spazio nel nostro appartamento per un altro pupazzo. In realtà, io amo tante cose per bambini, in particolare i libri e i film della Disney. Insomma, non so se si è capito, ma quando scrivo per i bambini io mi diverto! Non potrei mai immaginarmi mentre scrivo un giallo o un thriller, mi sembrerebbe noioso.

La verità è che per i bambini si può scrivere tutto quel che si vuole, non importa quanto sia bizzarro: tavolini che camminano e parlano, patatine fritte che si rifiutano di essere mangiate…capisci?  Quando si scrive per i bambini, ogni cosa è possibile e questo è straordinariamente divertente.

Ti capita mai di leggere i tuoi libri davanti ad una platea di bambini? Se si che effetto fanno?

Sì, certo! Faccio due tour all’anno negli Stati Uniti, visitando ogni volta dalle dieci alle venti scuole, e leggo di fronte a gruppi di 200-300 bambini. Mi fa piacere ovviamente, ma, ad essere onesti, preferisco leggere per uno o due bambini perché, in quest’ultimo caso, c’è più interazione.

Come ti è venuta l’idea di illustrare i tuoi libri da solo? (A proposito, le copertine sono veramente carine!)

Quando ho scritto il mio primo libro, Silly The Seed, avevo fatto delle illustrazioni per dare un’idea all’editore di come sarebbe stato il libro. Ma quando ho letto una prima bozza della storia ad alcuni bambini, ho notato che amavano i disegni. Ci si identificavano. Quando ho iniziato a lavorare con Yves Margarita (l’illustratore di Mark and the Molecule Maker e Fred And The Monster) gli ho chiesto se gli sarebbe piaciuto rifare le illustrazioni di Silly The Seed ma non ha voluto, le trovava perfette così come erano. Dopo tutto, è una storia semplice, e le illustrazioni semplici, con lo stile di un bambino, si addicono perfettamente alla storia.

Quali erano i tuoi libri preferiti da bambino?

Ero (e sono ancora) un grande fan di Dr. Seuss, in particolare de Il gatto e il cappello matto e di Prosciutto e uova verdi. Ho amato e amo ancora Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak. E poi i libri di Shel Silverstein, Una luce in soffitta e Dove il marciapiede finisce.

Hai mai pensato di scrivere libri quando eri bambino? Se si, qualche adulto ti ha incoraggiato a farlo?

Quando avevo otto anni avevo l’abitudine di prendere quattro o cinque pezzi di carta bianca, piegarli a metà e poi pinzarli lungo la piega per rilegarli. Poi su quelle pagine scrivevo ed illustravo delle storie. Ho venduto i libri per 25 centesimi l’uno. Non so perché l’ho fatto o che cosa mi ha ispirato. Mi è sempre piaciuto scrivere e disegnare, ma, quello che forse è meno comune per un bambino, è che a me piaceva proprio FARE i libri, costruirli con le mie mani.

Quali consigli daresti a chi vuole scrivere libri per bambini?

Siediti e inizia a scrivere. Non ci sono segreti. Devi semplicemente far questo. Anche la lettura è importante, naturalmente. Io suggerirei di andare in libreria e in biblioteca e leggere tanti libri per bambini, quanti più possibile. Non si legge mai abbastanza (e non si scrive mai abbastanza).

Conosci gli autori italiani che scrivono per bambini? Che cosa ne pensi? Quale è il tuo preferito?

Gianni Rodari. Rodari è sempre il migliore.

Lerky[1]Quali consigli daresti a quei genitori i cui bambini non vogliono leggere?

Se un bambino non vuole leggere penso che il problema sia che associa la lettura alle cose che è obbligato a leggere a scuola, quindi leggere non è più una scelta, ma una costrizione. Per questo motivo invito sempre i bambini ad adottare un approccio a 360 gradi rispetto alla lettura. Leggere non è solo qualcosa che si fa a scuola. Se ti piace leggere fumetti è perfetto, è pur sempre leggere. Leggi delle riviste? Fantastico! Anche questo è leggere. Se ti piace lo sport, se sei un atleta, va bene leggere la pagina sportiva di un quotidiano. I genitori dovrebbero spiegare ai loro figli quanto sia importante non chiudersi psicologicamente per quanto riguarda la lettura. Bisognerebbe far capire ai bambini che la chiave per godere della lettura è – semplicemente – leggere qualunque cosa a cui si è interessati.

So che sei anche editore di te stesso, quali sono i vantaggi e gli svantaggi del self editing, se così si può chiamare?

È’ difficile rispondere sinteticamente, quindi mi limiterò a citare due vantaggi e due svantaggi. Il primo vantaggio del cosiddetto self-publishing è che hai il controllo di tutto il processo creativo, il che per me è divertente. Mi piace avere un progetto che va dall’idea iniziale al prodotto finito e poter partecipare ad ogni aspetto del processo (come facevo da bambino costruendo i miei libri). Un secondo vantaggio è che il libro esiste per tutto il tempo che sei disposto a promuoverlo e venderlo. Gli editori, non appena la gente smette di comprare il tuo libro, smettono anche di stamparlo e promuoverlo, e, in un certo senso, quel libro scompare per sempre. Uno svantaggio, tuttavia, è che si deve fare TUTTO il lavoro. Immagina una società che ha una persona che fa il lavoro di ogni reparto: scrittura, editing, progettazione e produzione, marketing e vendite, logistica, contabilità, social media, pubbliche relazioni, e così via. Posso garantirlo, è proprio TANTO lavoro! Il secondo svantaggio è il denaro. Devi coprire tutti i costi.

So che a Roma, oltre a scrivere, insegni inglese. Quale è il tuo studente tipico?

Non ho uno studente “tipico”. Ho insegnato a studenti dai cinque agli ottanta anni. I miei studenti sono medici, avvocati, musicisti, poliziotti, architetti, attori, sacerdoti, casalinghe e anche bambini…di tutto. Questa è una delle cose che amo dell’insegnamento a Roma. Poter conoscere le persone più disparate.

 Mark[1]Cosa consiglieresti agli italiani che vogliono apprendere l’inglese?

Questa è un’altra domanda di cui potrei parlare per un’ora o due perché ci sono tanti modi per avvicinarsi alla lingua inglese, e poi dipende dal livello da cui si inizia. Tuttavia, in estrema sintesi, direi che chi vuole apprendere bene l’inglese dovrebbe impegnarsi per almeno cinque minuti al giorno, ma ogni giorno. Il fattore più importante è l’ampiezza di vocabolario. Hai bisogno di parole se vuoi parlare e capire qualsiasi lingua. Così, per esempio, uno potrebbe cominciare con lo studio dei vocaboli il lunedì, mercoledì e venerdì. Martedì e giovedì potrebbe dedicarsi alla grammatica. Sabato e/o domenica uno potrebbe dedicare tempo a guardare cinque minuti di un video o a leggere una pagina o due di un libro o di un giornale.

Sono convinto che cinque minuti di studio quotidiano siano meglio di un’ora alla settimana. L’idea è quella di sviluppare una routine, una disciplina che si attiva almeno una volta al giorno e, si spera che, trovando un buon ritmo e avendo un po’ di interesse e volontà, quei cinque minuti diventino dieci o anche quindici minuti. Gli studenti che hanno seguito il mio consiglio mi hanno detto che cominciano a vedere i risultati subito, e che, dopo tre mesi, il miglioramento è davvero notevole. Il mio metodo è particolarmente efficace se lo studente sta anche seguendo un corso di inglese con un insegnante qualificato.  Ci sono siti web fatti molto bene (e sono troppi da elencare), o scambi linguistici dove puoi chiamarti con Skype con persone di madrelingua. Ma, ancora una volta, la chiave è far diventare quei cinque minuti di studio una routine quotidiana. Ci vorrebbe un po’ di più per spiegare questo metodo, ma, in poche parole, questo è tutto.

Come è Roma vista con gli occhi di un americano? Come mai hai scelto di vivere qui? Cosa ti piace e cosa no?

Per me vivere a Roma è come vivere un sogno. Mi trovo bene qui. No, Roma non è il paradiso. C’è molto traffico, rumore e ci sono rifiuti nelle strade; c’è uno sciopero quasi ogni settimana, per un motivo o per un altro. Ma nessun luogo è perfetto, e, superati questi difetti, Roma è una bella città, storica e romantica. E poi ci sono fontane fantastiche, monumenti, strade piene di curve e parchi verdi. Inoltre a me piace parlare due lingue (soprattutto l’italiano!). E’ quasi inutile dire, poi, che il cibo è ottimo, per non parlare del gelato. Inoltre io amo il fatto che non ho bisogno di una macchina, che posso camminare quasi ovunque. Infine mi piace fare escursioni il fine settimana con mia moglie, che è romana, in città come Venezia, Amsterdam, Parigi, Londra, Madrid, Praga. Insomma, ci sono tanti motivi per amare Roma.

So che presenti i tuoi libri – ma anche i libri di Gianni Rodari – in un famoso negozio di giocattoli di Roma, la Città del Sole, quando e dove esattamente?

Si. Proverò a far avvicinare i bambini alla lettura e alla lingua inglese. Vorrei sottolineare che le presentazioni e i laboratori che tengo sono gratuiti ma che le prenotazioni sono necessarie perché lo spazio è limitato. Dunque affrettatevi a prenotare! Gli appuntamenti si tengono l’1 e il 2 febbraio e l’8 e il 9 febbraio a Roma presso le librerie della Città del Sole: l’elenco degli appuntamenti li trovate qui.

Chi volesse può acquistare i miei libri da Amazon: eccoli, oppure consultare il mio sito o la mia casa editrice.

Grazie Scott, e a presto!

 

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