Allattamento: tutto quello che avresti voluto sapere ma non ha mai osato chiedere

educazioneglobale babyNelle epoche antiche poteva capitare di fare scoperte interessanti nelle soffitte di famiglia, dove, in bauli polverosi si ritrovavano carte ingiallite e stoffe rosicchiate dai topi. Nell’evo moderno, ai bauli si sono andati sostituendo i cassetti delle scrivanie, che spesso, ancora, celano segreti dimenticati in mezzo a vecchie caramelle gommose, chiavi dismesse, rubriche ingiallite e biglietti del cinema.

Oggi, chi volesse cimentarsi con un po’ di archeologia personale o famigliare, dovrebbe scandagliare la memoria di un computer. E’ quello che è successo a me, qualche giorno fa, mentre ripulivo uno dei computer di casa da file inutili o inutilizzabili.

Un attimo, ma questo non era un post sull’allattamento? Dove sono capitata?

Si, si, lo è, un pò di pazienza e ci arrivo.  Se non hai tempo (magari perché stai allattando…) scorri direttamente in fondo e vai all’elenco numerato, non mi offendo.

Insomma, è andata così, che in questa mia ricerca ho ritrovato un file che è, per me, quasi un reperto, ma che potrà essere utile a te. Di cosa si tratta? E’ un elenco di consigli per l’allattamento che stilai, si può dire, “a caldo”, dopo la lunga e memorabile battaglia che condussi per allattare la mia primogenita.

educazioneglobale lei a 2 anniSi, perché, quella ragazzina dodicenne, che oggi ha 39 di piede e che occhieggia dietro il suo smartphone, è pur sempre stata, anche lei, un frugoletto di tre chili che urlava per la fame.

Sarò sintetica sugli inizi. Parto (naturale) lungo (molto lungo) e doloroso (molto doloroso!), quattro notti di ospedale, dormito quasi per nulla in preda ad emicranie violentissime mal sedate dal toradol. Risparmio all’incauto lettore ulteriori eroici racconti da neomamma. Solo un dettaglio: produzione di latte materno, dopo queste prove, zero. Ossia, per essere precisi, forse riuscivo si e nò a produrre 20 grammi di latte in 12 ore.

Uscii dall’ospedale con il latte artificiale e con un ostinato mantra: allatterò, dovessi stare giorno e notte con la piccola attaccata al seno. Ci vollero 20 lunghi giorni (e notti!) per riporre il latte artificiale nella credenza. Fu una storia di successo: sei mesi di allattamento esclusivo, dieci mesi di allattamento in tuttoIl marito, più matematico della sottoscritta, calcolò, sulla base dei quadernetti con le doppie pesate, e proiezioni statistiche su fogli excel, che avevo alla fine prodotto ben 770 litri di latte.

Mi aiutarono nell’impresa, nell’ordine, un’amica molto esperta, che mi fece lunghe consulenze telefoniche (grazie, Pina!), la tipica ostinazione degli indecisi (che quando finalmente riescono a decidere una cosa non si guardano più indietro) e una community virtuale di mamme nelle mie condizioni: mammeonline.net, dove navigavo dal 2000 e che era, allora, un forum di discussione molto ma molto diverso da come appare oggi.

Ed è proprio per quella community di mammeonline che, con l’idea molto anglosassone di restituire quanto avevo ricevuto, scrissi e postai questa sorta di vademecum sull’allattamento, che ora qui, con qualche rimaneggiamento dovuto alle successive esperienze, riporto. Ogni errore scientifico sulla lattazione umana, è da attribuire integralmente alla sottoscritta; tuttavia, dal momento che poi ho allattato, con alterni successi, altri due figli, forse qualche informazione attendibile c’è.

Consigli per l’allattamento e la lattazione

Non sono un medico per cui prendi queste indicazioni “con le pinze”. Queste sono le cose che ho imparato sull’allattamento leggendo (soprattutto il bellissimo libro americano What to expect the first year), confrontandomi con altre mamme (anche su mammeonline.net, dove ho ricevuto tanto sostegno in momenti di assoluta disperazione) e dalla mia esperienza di mamma.

1. Per prima cosa bisogna sapere come funziona la lattazione umana, che è simile a quella di altri mammiferi, ma non identica. In pratica il latte si genera dalla suzione del bambino. Il bambino si attacca al seno e succhia e questo innesca un meccanismo biochimico nella madre. Due ormoni, la prolattina e l’ossitocina, si attivano. La prolattina aiuta a produrre il latte e l’ossitocina serve a farlo uscire dai dotti galattofori del capezzolo materno. Dunque la domanda (del bambino) crea l’offerta (di latte). Ovviamente, giocano un ruolo importante le emozioni, tanto è vero che l’ossitocina è anche l’ormone dell’attaccamento (e del parto). Più in là non vado: serve un endocrinologo.

2. E’ importante sapere che il latte, quando l’allattamento si è avviato, si produce in due modi. Per spiegarlo mi servo di una metafora: le caldaie a gas.  Non che io sia un’esperta di caldaie, ma vi dico che ce ne sono di due tipi: quelle con il serbatoio e quelle a serpentina. Le prime, sono come i vecchi scaldabagni elettrici. In pratica, si scalda l’acqua nel serbatoio e solo quella. Quando il serbatoio è vuoto, occorre attendere per fare la doccia, perchè l’acqua che nel frattempo è entrata nel serbatoio non è ancora calda. In quelle a serpentina, invece, l’acqua scorre continumente, passa attraverso la serpentina e viene scaldata dalla fiamma. Quindi la produzione di acqua calda, una volta iniziata, è “a ciclo continuo”, perchè l’acqua calda viene prodotta lì per lì. La doccia dura all’infinito. Ora torniamo all’allattamento materno. Le mucche, che io sappia, funzionano a serbatoio. Il serbatoio si riempie durante un tot di tempo, poi va svuotato. Le donne sono più perfette delle caldaie e pure delle mucche: integrano i due sistemi (ecco, se sei una donna, dillo al tuo compagno, specie se fa il tecnico delle caldaie!). Pertanto, le femmine della specie umana producono una parte di latte che serbano nel seno (come lo scaldabagno) e che chiamerò “parte stagnante”, che sta lì, pronta all’uso. Un’altra parte è prodotta, invece, quando il bambino si attacca e si comincia la poppata. La prima parte del latte, parte stagnante, è più acquosa e zuccherina (è un salvavita glicemico, diciamo). La parte prodotta all’istante è, via via, più proteica e lipidica. Da questo discendono una serie di conseguenze, che ora vedremo.

3. Visto che è la domanda che crea l’offerta, è bene attaccare il bambino spessissimo (ogni volta che piange o anche prima, basta che apra la bocca!) nelle primissime ore ed i primi giorni  dopo il parto e, comunque, sino a che la produzione non si è assestata (allattamento “a richiesta”). Poi, magari, cercare di stabilire non dico degli orari, ma degli schemi o comunque un numero di poppate congruo (circa 7 al giorno, all’inizio). Se fossero di più non è il caso di preoccuparsi (l’unica preoccupazione è per la mamma, che si stanca). Per gli schemi poppate – sonno e…sopravvivenza della mamma consiglierei di leggere il libro di Tracy Hogg (questo è tradotto in italiano) Il linguaggio segreto dei neonati (Mondadori).

4. Bere tanto. Fa sempre bene.

5. Stare tranquilla e cercare di dormire; eventualmente, se il bambino non dorme la notte, stendersi spesso appena lui sta buono, anche se non si riesce a dormire. La parte stagnante del latte, quella più liquida e zuccherosa, si ricrea in larga parte con il riposo, ecco perché la mattina si ha più latte!.

6. Ci sono farmaci che possono aiutare (senza aspettarsi miracoli): all’epoca si consigliava il Demopart e non il Metergin come ossitocinico post – partum. Alcuni consigliano Lactogal (omeopatico a base di Galega) e tisane alla Galega. Pare che quest’ultima sia l’unica pianta “galattofora”. Se faccia effetto o meno non so dire, comunque una tisana in più non fa male, visto che bisogna produrre molti liquidi. C’è anche un farmaco che sostiene la produzione di prolattina, è il Domperidone, nome commerciale Peridon….

7. Problemi al seno: all’inizio l’allattamento dà fastidio o fa male (quasi) a tutte. Può aiutare mettere sul capezzolo dopo ogni poppata della Lanolina. L’aspetto è quello di una crema spessa (come il burro quando è ghiacciato), si trova in farmacia e ha il vantaggio che non è tossica (si potrebbe non sciacquare, mi pare). In alternativa, io usai anche la crema Neutrogena per le mani, sciacquandola prima della poppata successiva; queste cose servono a ricreare il film idrolipidico della pelle. Infine, al termine della poppata bisognerebbe spremere il seno e fare uscire due gocce di latte che è un disinfettante naturale, facendolo asciugare all’aria (non pratico se allatti in un luogo pubblico). Dopo un po’ non c’è più bisogno di nulla e l’allattamento diventa piacevole, a parte eventuali ragadi (per le quali è meglio consultare un medico). Anche in caso di ingorghi e mastiti è il caso di riferirsi al ginecologo.  Una volta l’ingorgo mi è capitato, per colpa di una poppata saltata quando mia figlia aveva già sette mesi. Posso assicurare che la denominazione di “ingorgo” (altro termine idraulico, facci caso!) è adeguata. Si tratta di una grande seccatura ed è molto dolorosa. In pratica accade quando un dotto galattoforo si blocca. Tra massaggi, tiralatte e pasticche di ananase ho risolto.

8. Consigli generali: se si inizia con l’allattamento misto occorre sempre prima attaccare il bimbo al seno (anche se sembra non ci sia niente) e solo poi dare il latte artificiale (che deve integrare non sostituire). Quest’ultimo può essere dato o facendo la doppia pesata, per vedere quanto il bimbo ha già mangiato ed integrare poi di conseguenza, oppure anche senza la doppia pesata, riempiendo il biberon per tutta la quantità prevista per l’età del bambino. Infatti i neonati nutriti a solo latte non mangiano per gola, si autoregolano, quando sono sazi non poppano più. I casi di neonati sovralimentati sono pochissimi e, comunque, questo lo saprà dire il pediatra.

9. Man mano che si svezza sostituire le poppate una alla volta. Meglio non toglierne due insieme o più. In questo caso si rischia, da un lato, l’ingorgo mammario o la mastite e, dall’altro, di dare un segnale netto al proprio corpo di smettere la produzione. Si rischia di finire di allattare di colpo, senza averlo deciso (e la cosa è deprimente), mentre la decisione di finire di allattare dovrebbe essere una decisione della mamma e del bambino, congiuntamente (il bambino, anche piccolo, saprà far capire alla mamma attenta, con il suo linguaggio corporeo se e quanto è interessato ancora al seno o ad altri cibi, liquidi o solidi).

10. Allattamento e alimentazione materna. Qui facciamoci una bella risata. Salvo i casi di neonati veramente allergici, figli di genitori allergici, se si prova a leggere in giro non si trovano due pareri eguali! Il mito secondo il quale certi cibi non vanno consumati perché danno sapore al latte va sfatato: come fanno i bambini delle popolazioni che mangiano tutto speziato? Non mangiano? Io ho mangiato sempre di tutto, la pediatra non mi ha mai tolto nulla.  Una volta ho mangiato molto sedano e lei sembrava non gradire il sapore del latte e così quando ho mangiato del pollo al curry molto piccante; un’altra ho mangiato una quantità sconsiderata di spinaci: io ho avuto mal di pancia e lei una notte di coliche che ancora io e mio marito ricordiamo. Con gli altri figli nin ci sono mai stati problemi del genere. Meglio dunque sperimentare un po’ e di non dare retta a diete troppo restrittive ma, casomai, di mangiare piccole quantità di alimenti solitamente vietati e vedere come va. Nelle riviste trovo che si confondono gli alimenti che danno sapore al latte (es. asparagi, che io ho continuato a mangiare senza problemi) e che quindi casomai possono causare un temporaneo rifiuto del latte nel bambino, con alimenti che possono dare allergie (e sui quali serve molta più cautela). Chiedi al medico per i secondi, per i primi…usa la tua testa!

11. Durante tutto l’allattamento ci sono giorni si e giorni no. L’allattamento è un sistema idraulico, ma governato da un cervello umano: non siamo macchine! In tutti i casi in cui ho saltato una notte di sonno la mattina dopo avevo pochissimo latte. In questi casi attaccare comunque il bambino e poi, se è veramente ancora affamato, integrare (con latte artificiale o altri cibi, se svezzato). Anche la nutrice più navigata dovrebbe avere in casa un minimo di latte artificiale, giusto per stare tranquilla. L’ideale è comprarlo poco prima del parto, averlo in casa (per evitare la corsa del papà in farmacia alle tre del mattino) e poi…non doverlo usare mai!

12. Per ogni coppia madre/figlio esiste una sorta di “minimo sindacale” di stimolazione del seno che riesce a garantire una produzione di latte decente. Sotto quella soglia, che è, appunto, variabile e che dipende da differenze soggettive, ormonali e fisiche tra donna e donna e da quanto mangia il bambino, la produzione di latte tende a diminuire per arrestarsi in circa 1 mese di tempo. Io sono andata avanti a lungo con due poppate (colazione e cena). Quando sono tornata al lavoro, che mia figlia aveva 9 mesi, ho introdotto anche la pappa a cena: con una sola poppata sono andata avanti un mese, ma il latte era sempre meno e quindi a 10 mesi ho smesso (non da un giorno all’altro, lentamente a colazione ho cominciato a darle prima il seno e poi il biberon di latte vaccino che il pediatra mi aveva già approvato a nove mesi; per far questo, tra l’altro, dovevo svegliare dolcemente mia figlia molto presto – 6.30 am – e poi, dopo averla fatta mangiare, la rimettevo a letto e andavo al lavoro). Molte donne riescono a continuare ad allattare a lungo con una sola poppata, che diventa più una sorta di conforto che di nutrimento. Ho notato però che si tratta spesso di donne con figli maschi molto grossi, per cui forse richiedono più latte anche in una poppata breve.

13. Inoltre l’ultima cosa che vorrei dire è che allattare a lungo è molto bello, tuttavia occore sapere una cosa riguardo all’allattare il proprio figlio che si avvicina ai 12 mesi o li ha ampliamente superati prima di metterlo a letto la sera: in questi casi infatti si può creare un’associazione psicologica tra il seno e l’addormentamento molto difficile da scardinare: so di donne che hanno penato a lungo per trovare nuovi modi per addormentare i figli. Inoltre, è difficile smettere di allattare un bambino che è perfettamente in grado di slacciarti la camicetta! Lungi da me l’intenzione di dire come ci si deve comportare e quanto a lungo si debba allattare, ognuna decide per sé, però certe cose è bene saperle prima, perché l’allattamento non diventi mai un dispiacere!

14. Se, dopo tutti questi consigli e inumerevoli tentativi non riesci ad allattare, non fartene una malattia. Il mio terzo figlio è cresciuto con l’allattamento misto e poi con il latte artificiale. Non ce l’ho mai fatta a battere i miei stessi record. Il pigrone si stancava subito e si addormentava o, forse, era la mamma che aveva dieci anni di più sulle spalle. Sta crescendo benissimo lo stesso. Dunque, se non riesci ad allattare come vorresti, consolati. Tra qualche anno dovrai aiutare tuo figlio con la scrittura in corsivo, la battaglia di Maratona o le radici quadrate e, credimi, i problemi di allattamento saranno molto, ma molto lontani

Anzi, gioca d’anticipo, comincia a ripassare le radici quadrate, perchè questi anni passeranno più veloci di quanto credi!

Un abbraccio e buon allattamento (naturale o artificiale che sia) a tutte!

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