Cambiare la scuola, e tu che ne pensi?

educazioneglobale good schoolMentre noi genitori eravamo impegnati con zaini e liste di libri, prove di nuoto e grembiulini, astucci e diari, per il fatidico ritorno a scuola, il Governo Renzi sdoganava un documento che vale la pena conoscere, sia pur solo nelle linee portanti, perché, in fondo, anche come genitori ci riguarda.

Il linguaggio in cui è scritto è chiaro e diretto, nel consueto stile comunicativo renziano, e il titolo è un po’ da libro “Cuore”: il documento si chiama “La Buona Scuola” e, dunque, se da settembre ad oggi avete visto girare la frase “#labuonascuola”, ora sapete a cosa si riferisce questo hashtag.

Ma perché ci riguarda?

In primo luogo, perché La Buona Scuola è un documento su tutti gli aspetti del mondo della scuola, quindi non solo materia sindacale per gli insegnanti ma un insieme di linee guida che vanno dalla scuola dell’infanzia a quella secondaria di secondo grado.

In secondo luogo, perché tutti i cittadini (genitori e non genitori) hanno la possibilità di dire la loro, sul documento e sulla scuola in generale. Quella avviata con questo documento è quindi una vera e propria “consultazione pubblica”. E’ per questo, quindi, che a prescindere dalle valutazioni sul Governo in questione, è importante partecipare a questa fase.

Perché un genitore (o anche un insegnante) dovrebbe perdere tempo a commentare le linee guida di una possibile riforma? Non è compito di un Governo quello di decidere per gli altri cittadini? Ebbene, in realtà, nelle grandi democrazie occidentali (e ormai anche nel diritto dell’Unione Europea) è d’uso, quando un progetto di riforma tocca un gran numero di cittadini, pubblicare un “Libro Verde” (Green Paper, perché storicamente nel Regno Unito, dove è nata questa tradizione, veniva stampato su carta di questo colore).

La Buona Scuola è, dunque, una sorta di Libro Verde, ossia un rapporto preliminare di proposte del Governo per stimolare la discussione intorno ad una serie di temi. Una discussione che deve avvenire pubblicamente ed entro un certo lasso di tempo e che viene, appunto, definita “consultazione pubblica”. La consultazione pubblica può essere aperta solo a certe categorie di stakeholders (portatori di interessi su quel dato tema) oppure aperta a tutti. I punti emersi durante la consultazione pubblica, tradizionalmente, portano alla produzione di un Libro Bianco e, successivamente, della disciplina normativa vera e propria. Insomma, un Green Paper è destinato alla consultazione, un White Paper alla proposta.

Se questa tappa intermedia vi sarà o meno non so dire ma, comunque, La Buona Scuola è il primo passo per cambiare la scuola. Questa breve digressione per spiegare che, nel metodo, il documento si propone di essere il primo passo non di una riforma calata dall’alto, ma di un progetto cui tutti possono, in qualche modo, partecipare.

Ieducazioneglobale La Buona Scuola temi del documento sono tanti, troppi per essere presi in considerazione tutti insieme. Molti riguardano, ovviamente, chi nella scuola vi lavora (ecco che si affrontano temi quali la stabilizzazione dei precari o il cambiamento della carriera dei docenti, con scatti stipendiali basati sul merito e non sull’anzianità), alcuni riguardano il finanziamento della scuola (con il coinvolgimento dei privati, attraverso strumenti innovativi come il crowdsourcing).

Poi ci sono quelli più concretamente valutabili da parte dei genitori, che riguardano i programmi, come l’estensione dello studio dell’economia a tutte le scuole secondarie, l’educazione finanziaria ma, soprattutto, il tentativo di rafforzare l’inglese e di introdurre insegnamenti volti a usare le tecnologie digitali non per svolgere in modo diverso insegnamenti tradizionali ma per imparare a “creare” con i computer – e siamo, dunque, al coding.

E proprio sul coding qualcosa si muove, anche se si tratta di un primo passo. Mentre scrivo, ho tra le mani una Circolare del MIUR del 23 Settembre, che descrive l’iniziativa “Programma il futuro“, prevedendo l’introduzione del coding nella scuole italiane, grazie ad un accordo con il Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica (CINI) che ha reso disponibile in italiano la piattaforma americana Code.org. Le esperienze di  coding cominceranno a essere diffuse proprio da ora perché in ottobre c’è la Europe Code Week. Successivamente, nel periodo 8 – 14 dicembre, in occasione dell’evento mondiale dedicato all’Ora di Codice, le scuole elementari potranno iniziare le attività di coding con un’ora di avviamento e, successivamente, con un livello avanzato di altre 10 lezioni. Ma, attenzione, la partecipazione all’iniziativa di ogni scuola sarà demandata all’iniziativa dei docenti. Il docente referente per le attività si dovrà registrare sul sito www.programmailfuturo.it e da lì parte il coinvolgimento della scuola.

E poi l’inglese. Finalmente ci sono arrivati anche al MIUR che “per  creare una nuova generazione di italiani che conoscono bene le lingue, a partire dall’inglese” va favorito “l’apprendimento precoce” e poi va continuato l’apprendimento non solo DELLA lingua ma anche IN lingua, ed ecco il CLIL, che verrebbe esteso anche alle scuole primarie e secondarie di primo grado.

educazioneglobale BuonaScuola PartecipaQuesto – e altro – si può leggere sul documento La Buona Scuola oppure, per chi va di corsa, nella Sintesi del documento (che però è molto sintetica…).

Per chi volesse dare il suo contributo, la consultazione pubblica sarà aperta sino al 15 Novembre 2014. Ogni persona può rispondere alle domande che riguardano i contenuti dei 6 capitoli del Rapporto e c’è spazio per formulare suggerimenti in forma libera. E’ possibile anche soffermarsi solo sui temi che stanno più a cuore perché non è obbligatorio compilare tutte le sezioni nè rispondere a tutte le domande. Chi volesse partecipare alla consultazione pubblica trova qui il questionario.

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