Perché è importante leggere l’Economist (anche se a mio figlio non piace!)

educazioneglobale The Economist!Al mio terzo figlio l’Economist non piace proprio. Era solo neonato all’epoca, ma, avvicinato alla rivista inglese per puro caso (la vedete in basso a destra nella foto), ha visto bene di mostrare con estrema chiarezza il suo disappunto.
Deve essere una questione dell’età – mi dico – poiché, dovessi mettermi a stilare un elenco delle cose che vale la pena fare, almeno nella fase adulta della vita, inserirei certamente la lettura dell’Economist tra queste.

Per chi vive in Italia è una lettura edificante, per più motivi.

Ma, intanto, per coloro che proprio non ne sanno nulla, dico cheThe Economist” è una rivista inglese, dal titolo, appunto “l’Economista”.

Inoltre, per quelli che non lo leggono perché è scritto in inglese (o in un inglese troppo difficile) aggiungo quanto segue:

(1) l’inglese dell’Economist è volutamente molto ricercato ed è infatti uno dei migliori esempi di giornalismo moderno, ma, dopo un po’ che lo si legge, si comincia a notare la frequente scelta di vocaboli inglesi un po’ in disuso che, per fortuna di noi italiani, sono quasi tutti di derivazione neo-latina e dunque, spesso, più comprensibili a noi moderni latini che a molti inglesi;

(2) non è detto che dobbiate leggerlo in inglese! Infatti molti articoli dell’Economist li trovate in italiano su un bel settimanale che traduce il meglio della stampa mondiale e che si chiama Internazionale. Il secondo modo di leggersi l’Economist in italiano è quello – forse un pò idiota ma, tutto sommato, efficace – di cercare online (gratis) nella sezione blog un tema che interessa e tradurre l’articolo utilizzando un programma di traduzione automatica come mymemory o Google traduzioni. Garanzia di un italiano perfetto non c’è ma posso assicurare che il risultato supera spesso il tenore di certi articoli della stampa italiana (non dei grandi corsivisti, ovviamente, ma di molti altri).

L’Economist produce anche podcast molto ben fatti cui ci si può abbonare con qualsiasi smartphone per ascoltarli in macchina (o in cuffia, camminando, come fa la sottoscritta). Ovviamente l’opzione migliore rimane quella di acquistare la rivista in edicola, magari dopo aver visto online se il numero corrente contiene argomenti di interesse.

Ora che ho spiegato come leggerlo, vi starete forse chiedendo perché una persona che non si interessa di economia dovrebbe leggere l’Economist. Ebbene, l’Economist non tratta solo di economia. Per rendersene conto, è sufficiente passare in rassegna gli articoli del 2013 che hanno avuto più successo e scorrere i temi di cui trattano: come valutare la ricerca scientifica, facebook, la prostituzione in Germania, una cometa, i criteri scientifici per cui un uomo può essere giudicato attraente…
Allora, più in generale, perché leggere l’Economist?  Vi elenco le mie cinque ragioni principali.

Anzitutto l’Economist ha una prospettiva globale sui problemi politici. Per capire quello che accade in Siria o in Russia, in Colombia o in Kazakistan, è la lettura migliore.

In secondo luogo – ed è un delle mie ragioni più forti – sull’Economist sono riportate con grande precisione le risultanze della ricerca scientifica in tutti i campi. Dalla psicologia alla chimica, dalla demografia alla pedagogia alla fisica dei quanti, nel tempo ho letto articoli divertenti, curiosi e interessanti.
In terzo luogo l’Economist recensisce (e talvolta stronca) libri di saggistica e letteratura, narrativa contemporanea e le sue recensioni sono sempre concise, ficcanti e divertenti. Se lo consiglia l’Economist un libro è sempre buono da leggere. Non è come certi giornalisti che un giorno scrivono (o parlano) bene del libro del vincitore del Booker prize e il giorno dopo lodano il libro di memorie della soubrette.
In quarto luogo, la qualità della scrittura dell’Economist è talmente buona che vale la pena leggere anche l’ultima pagina, quella macabra degli obituaries, ossia i necrologi in memoria di persone più o meno famose. Anche quando si tratta di nomi totalmente sconosciuti (almeno a me) li leggo perché sono così ben scritti che ogni vita pare più avvincente di un romanzo.

Infine leggere l’Economist fa bene, è un esercizio di sobrietà per rendersi conto, con il magone, di quanto periferici siamo ormai diventati rispetto a quanto accade nel mondo globale.

Se poi, alla prima lettura dell’Economist, finite per reagire come mio figlio neonato me ne farò una ragione: forse significa solo che – come mio figlio – siete ancora troppo giovani!

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