Tenersi in forma creando energia? E perché no?

educazioneglobale energia 1Ogni volta che entro in palestra e vedo le persone che corrono stando fermi…ossia che fanno jogging sul tapis roulant mi pongo la stessa domanda: ma quanta energia va sprecata? Tutte quelle macchine che abbondano nelle palestre, tapis roulant, stepper, cyclette, macchina per il nordic walking, sono piene di pulsantini e lucine, livelli e contatori che misurano chilometri fatti e calorie spese, velocità media e battiti cardiaci.

Cosa succederebbe se, invece di avere tutte queste lucine, avessero una connessione ad una batteria ricaricabile o un’uscita per alimentare il tablet o la televisione? Se fossero diffuse non solo nelle palestre, ma nei condomini, nelle abitazioni e negli uffici?

Non sarebbe una buona idea se una persona, potesse quotidianamente, con il proprio movimento, generare l’energia sufficiente ad avere una mezz’ora di luce artificiale o a ricaricare il telefonino?

L’umanità del mondo industrializzato, con molto sollievo, non zappa più la terra da qualche generazione, ha lo stomaco pieno e pure qualche chilo in più. Tuttavia, la sedentarietà ha i suoi rischi: milioni di persone si muovono in media sempre meno e passano buona parte della giornata davanti ad uno schermo: il computer, al lavoro e poi la televisione, il tablet o il videogioco, a casa. Un mondo di gente che vive e lavora seduta, con l’eccezione dei seguaci dello “standing desk” (tra i quali mio fratello Matteo Cassese, che ha trovato la soluzione low-cost per lavorare al computer in piedi).

L’idea di sfruttare l’energia cinetica prodotta dal movimento umano non è esattamente nuova, lo ammetto. Lo sapevano bene gli schiavi romani che portavano la lettiga del loro padrone, quegli egizi che trasportavano pietre per costruire le piramidi o i rematori delle galere ai tempi della battaglia di Lepanto. Anzi, la libertà dalla fatica fisica e lo sviluppo di professioni intellettuali sono le più grandi conquiste dell’industrializzazione (oltre allo stomaco pieno, ovviamente).

Capisco anche che la corrente generata correndo o camminando sarebbe poca cosa rispetto ai consumi medi di un essere umano di un’economia avanzata e comprendo anche le difficoltà legate all’accumulo dell’energia stessa, ma vuoi mettere la soddisfazione di contribuire al benessere del pianeta o, più prosaicamente, all’economia famigliare, mantenendosi in forma?

Molti acquistano una cyclette per farne uso nella propria abitazione, la usano religiosamente per due mesi mentre vedono la tv, poi si stufano e la nascondono malamente dietro una tenda. La cyclette è un orrore ed è noiosa (la macchina per il nordic walking, o ellittica è molto meglio: almeno all’inizio ti devi pure concentrare e coordinare il movimento di braccia e gambe, altrimenti o stai fermo o…cadi), però, visto che viviamo ancora nel primo mondo, dove dilagano sovrappeso, obesità e malattie cardiovascolari, perché non approfittarne per cambiare le cose?

Una cyclette collegata ad un generatore di energia potrebbe acquistare una nuova connotazione, insomma, potrebbe rappresentare una sfida: la sfida a chi genera di più. Già immagino bambini e adulti che si sfidano a colpi di watt prodotti, invece che di calorie spese.

“Pierino perché sei tutto sudato?”

“Perché ho pedalato, mamma, dimmi grazie: ti ho ricaricato tutto il cellulare…”

“Eh si ma io invece prima ho ricaricato la tua lampada da tavolo, ora non hai più scuse: fila a fare i compiti!”.

educazioneglobale energiaNon è fantascienza. Di sicuro queste tecnologie saranno molto più diffuse nel mondo in cui vivranno i nostri figli, ma, in realtà,  già esistono. Ho letto un paio d’anni fa sull’Economist (ecco perché è importante leggere l’Economist!) che quattro studenti d’ingegneria dell’Università di Harvard hanno progettato un pallone che, ad ogni colpo ricevuto, accumula energia in una piccola batteria interna con cui poi si può avere un certo quantitativo di luce (ecco, quest’idea è anche meglio della cyclette).

Uno dei migliori esempi di sfruttamento dell’energia umana è quello della stazione centrale ferroviaria di Stoccolma, in Svezia, dove transitano ogni giorno 250mila passeggeri. Il sistema di ventilazione dello snodo ferroviario “cattura” il calore delle persone e lo utilizza per riscaldare l’acqua contenuta in grandi serbatoi sotterranei. Da lì, l’acqua calda viene pompata verso il Kungsbrouset, un edificio adibito a uffici, che grazie all’apporto del calore generato dai passeggeri, riesce a ridurre del 25 per cento la sua bolletta energetica. Anche a Parigi, in una stazione della linea  11 della metropolitana, il calore umano dei passeggeri e quello dei treni che vi passano viene raccolto e convogliato sotto i pavimenti di alcune case popolari che si trovano proprio al di sopra della stazione.

Ho letto anche che uno studio londinese di ricerca architettonica sta mettendo a punto un accumulatore di energia da installare nelle zone affollate, come i centri commerciali. Le persone che alimentano il dispositivo non si accorgono di niente: calpestando un oggetto simile a una normale piastrella si schiaccia un congegno pneumatico che fa passare l’aria in una turbina generando elettricità. Sembra che i tornelli degli stadi siano un altro punto ideale (ecco come sfruttare la passione italiana per il calcio…), come qualunque altro luogo in cui la folla viene incanalata in un passaggio stretto.

Se è vero che le tecnologie già ci sono, è altrettanto vero che vanno affinate per renderle meno costose, e rendere anche meno oneroso smaltirne i rifiuti.  Servirà poi l’idea (e il marketing) per incorporare queste tecnologie in beni di massa: solo così si crea innovazione.

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