Se non leggi a tuo figlio in vacanza, quando pensi di farlo?

educazioneglobale leggere a tuo figlioDurante il periodo estivo, quotidiani e riviste riempiono parte delle loro pagine con consigli di lettura e libri da portare sotto l’ombrellone, da leggere su un’amaca nel fresco dei monti o nei lunghi spostamenti aerei, andando all’estero.

Al di là dei libri che ci portiamo in vacanza, però, dovremmo pensare anche ai libri da portare in vacanza per i più piccoli e, soprattutto, a trovare il tempo per leggerglieli.

Dopo il parlare (molto e con ricchezza di vocabolario) la lettura è forse l’attività in assoluto più importante per favorire la literacy (l’alfabetizzazione) dei bambini. Nella conversazione, infatti, tendiamo ad usare un linguaggio semplificato mentre il linguaggio di libri – anche di quelli rivolti ai bambini – è sempre più ricco e sofisticato; un bambino che lo ascolta ha un vantaggio enorme su un bambino al quale non si è mai letto nulla. Anche in vista della scuola, la lettura è cruciale per ampliare il vocabolario di tuo figlio. I bambini che possiedono un vocabolario più ampio trovano minori difficoltà una volta a scuola.

Non si tratta di un vantaggio che influisce solo sui presenti o futuri risultati scolastici ma che influenza anche la capacità di comprendere un mondo sempre più complesso. Leggere ad alta voce aumenta anche la capacità di attenzione di un bambino ed è un invito alla lettura: un bambino al quale si sono letti dei libri vorrà imparare a leggere da solo.

Leggere non è solo importante per apprendere informazioni ma anche per sviluppare emozioni. Studi di psicologia cognitiva (come, ad esempio, Bookworms versus nerds: The social abilities of fiction and non-fiction readers in “Journal of Research in Personality”, 40, 2006) dimostrano che leggere narrativa aiuta a sviluppare l’intelligenza emotiva e l’empatia, ossia la capacità di capire gli altri, di mettersi nei loro panni e di comprendere le motivazioni dei loro comportamenti.

E’ bene leggere ai bambini sin da piccoli e, quando saranno in grado di farlo da soli, incoraggiarli a farlo.

A che età iniziare?

Devo dire che io ho sempre iniziato i miei figli alla lettura prestissimo, tra i 6 e i 9 mesi di età. Certo, i primi libri erano fatti di due o tre “pagine” di stoffa con immagini colorate su cui puntare il dito e di cui ripetere il nome. Per me genitore, quindi, tutti tremendamente noiosi, senza contare che tutti i miei figli preferivano metterli in bocca piuttosto che guardarli. Poi, però, hanno iniziato anche a guardare…ed ascoltare.

Poi si passa a quelli di cartone, con poche pagine colorate e brevi testi, pieni di ripetizioni e di rime. Alcuni sono un po’ idioti, non lo nego, e noi genitori tendiamo ad annoiarci leggendoli. Nulla vieta, però, di leggere ai bambini libri in una lingua straniera oppure di scriverne di propri!

Più in là, si possono proporre libri più complessi e con meno figure: libri di fiabe, di filastrocche, di poesie, ma anche libri di animali, di storia o di viaggi. I classici dell’infanzia sono le fiabe dei Fratelli Grimm o di Hans Christian Andersen, poi Pinocchio, Alice nel Paese delle meraviglie e Cappuccetto Rosso, le “Fiabe Italiane” raccolte da Italo Calvino.

A casa nostra non tutti questi classici hanno riscosso lo stesso successo: io, per esempio, non ho mai amato Alice nel paese delle meraviglie ma ho sempre preferito le riduzioni per bambini della mitologia greca, dell’Odissea e dell’Eneide; per un certo periodo Ulisse, Polifemo, Icaro, Dedalo, Pegaso e il Minotauro sono state figure molto note alle mie figlie.

Quando avrai letto un libro insieme alla bambina o al bambino, che magari ha tre-quattro anni, riparlane insieme a lei o a lui. Potresti, ad esempio, porgli o porle delle domande aperte del tipo “ti è piaciuto?”, “ti piacerebbe che la storia/avventura del libro accadesse a te?”. Incoraggia sempre il bambino ad esprimere le sue emozioni rispetto a quanto letto. Con bambini più grandi, di 5 o 6 anni puoi anche lanciarti in discussioni del tipo “tu che avresti fatto al posto del/della protagonista?”, “in cosa ha sbagliato secondo te il/la protagonista?” e così via.

E se un figlio, specie quando è diventato adolescente, non vuole più leggere? Io credo che piuttosto che lasciare che non legga nulla si può provare a selezionare articoli di riviste che parlano di temi che potrebbero interessargli, magari su argomenti che lo appassionano: così, a seconda delle età e dei gusti, si può trattare di automobili o dinosauri, di scienze o di storia.

Un altro punto importante e spesso trascurato è la lettura ad alta voce ai bambini più grandi e ai ragazzi. Sovente si dà per scontato che, quando un bambino ha imparato a leggere bene, (solitamente alla fine della prima primaria) debba essere lasciato a se stesso nelle sue letture. Vale a dire: molti genitori acquistano un libretto qualsiasi, magari uno facile, di Geronimo Stilton, e pretendono che così venga su un vorace lettore. A volte accade – e questo dipende dal temperamento del bambino – ma più spesso ciò non accade.

In realtà sarebbe utile, di tanto in tanto, continuare a leggere ad alta voce ai bambini e persino ai ragazzini. Ciò che possiamo proporgli noi genitori potrebbe essere diverso da ciò che sceglierebbero loro e continuare a leggere ad alta voce è un esercizio stancante ma incredibilmente aggregante.

Qualche anno fa, che le mie figlie erano già grandicelle, anche se non ancora preadolescenti, lessi loro, a poco a poco, a sere alterne, “C’era due volte il barone Lamberto” di Gianni Rodari. Su un letto, tra i cuscini, stavamo là, io che sbadigliavo tra una riga e l’altra, stanca della giornata di lavoro e loro che dicevano “ancora una pagina, ancora un pagina!”. Era faticoso, ma ricordo che ci facemmo anche tante risate, perché la prima parte della storia, quella in cui Lamberto comincia a ringiovanire mentre tutti lo vorrebbero morto per scippargli l’eredità, è molto divertente.

Un’estate, invece, ci leggemmo tutto “Tre uomini in barca” di Jerome K. Jerome, facendo a turni: due sul lettino (tra cui la mamma lettrice) e una bambina per terra, sulla sabbia.

Ora che i figli sono tre – e le lingue che parliamo in casa sono due – le cose si sono complicate, ma lo spazio per la lettura, anche collettiva, cerco di ritagliarlo sempre. In questa fase, mentre al più piccolo leggo in inglese le favole di Esopo nelle edizioni Usborne, la secondogenita legge (voracemente) solo fantasy e la primogenita legge (quando legge) solo enciclopedie mediche.

E’ anche importante avere libri in casa. Una buona biblioteca è un buon esempio per i bambini e un importante indicatore della quantità di tempo dedicato alla lettura da tutta la famiglia, come dimostrano periodicamente i dati Istat. Regala ai tuoi figli molti libri, di tipi diversi. Se i suoi amici non leggono, approfitta dei compleanni per regalare loro libri che possano interessargli.

Crescendo, è importante per bambini e ragazzi vedere che i genitori leggono con piacere, che hanno la lettura come abitudine quotidiana, non solo per lavoro ma anche per studio o per svago.

Se vuoi che tuo figlio legga devi dare tu l’esempio: lo afferma uno studio della Banca d’Italia dal titolo La trasmissione intergenerazionale della lettura: l’esempio è la miglior predica?” . Lo studio in questione è basato su dati campionari raccolti, per l’Italia, dall’Istat nel 2002 e nel 2008 nell’Indagine “Uso Del Tempo” che hanno consentito, utilizzando tecniche econometriche di tipo longitudinale, di confrontare la propensione alla lettura di due o più fratelli della stessa famiglia esposti a differenti comportamenti dei loro genitori, distinguendo tra genetica e comportamento (o natura e cultura, che dir si voglia).

Quali sono stati i risultati? Ebbene, si è scoperto ciò che intuitivamente sapevamo, ossia che l’esempio conta (e anche molto). I ricercatori della Banca d’Italia confermano “la rilevanza del canale imitativo nella promozione di comportamenti virtuosi nei bambini”. Insomma: i bambini che osservano leggere uno dei loro genitori intraprendono anch’essi un’attività di lettura con una probabilità “significativamente più elevata”.

Detto in altre parole, più tuo figlio ti vede leggere, più aumentano le possibilità che diventi un lettore a sua volta. Del resto, questo risultato è in linea con studi relativi ad altri Paesi.

Questa estate non dimenticarti di leggere a tuo figlio!

 

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