Adolescenti e neuroscienze: come capire un po’ meglio i propri figli?

educazioneglobale adolescenti e neuroscenzeAvrete notato che in questo blog scrivo progressivamente sempre meno dei miei figli, in specie delle figlie adolescenti. Ciò accade per tre motivi. In primo luogo, non sopporto chi si scrive addosso e non voglio rientrare nella categoria; non v’è tema che non sia stato sviscerato nei mommy blogs del mondo, dai primi sorrisi ai primi passi del proprio pargolo: gioie tanto emozionanti per chi le vive quanto di scarso valore aggiunto per chi le legge. In secondo luogo, perché più aumenta l’età dei figli, più aumentano le cautele che vanno attivate per tutelare la loro privacy (occorre lasciare almeno che siano loro stessi a violarla, come fanno gli adolescenti di tutto il mondo 2.0. che lasciano tracce sui social network, di cui si pentiranno poi). In terzo luogo, perché non saprei neanche cosa scrivere. L’adolescenza è un tunnel con qualche spiraglio di luce qua e là, nel quale infili i tuoi figli bambini e li ritrovi uomini o donne, ma, nel processo, non c’è nulla che puoi dare in appalto e ti ritrovi a gestire le loro difficoltà di crescita, le loro paturnie,  gli sbalzi di umore, gli improvvisi furti di creme e rossetti (o di telefonini ed ipad) che, sino a ieri, potevi lasciare ovunque con noncuranza.

Quando hai più d’un figlio, e pensi che almeno uno di loro proceda dritto sul suo binario di amici-scuola-compiti-sport, improvvisamente deraglia e tu non sai perché. Anzi, più era inquadrato e più forte è la sbandata. Intorno a te qualcuno terrorizza gli altri genitori parlando di bullismo o di coma etilico (dopo bevute di vodka a digiuno), di baby prostitute e droghe chimiche (incolori, inodori e insapori).  Poi ti accorgi che tuo figlio é triste solo perché ha preso 4 in fisica e tiri un sospiro di sollievo.

La verità è che abbiamo creato un’età in cui giovani con il massimo delle energie hanno il minimo dell’impegno e, poiché sono anche dotati del minimo dell’autocontrollo, il disastro è dietro l’angolo. Sono membri passivi della società mentre nel passato, in quella loro “età difficile” come la chiamiamo compatendoli, uomini illustri del passato avevano già conquistato terre lontane, o scritto opere divenute ormai classici.

Per non uscire matti, c’è bisogno di salde reti di genitori con idee simili, di capacità di intuire da dove arriverà il prossimo colpo al nostro adolescente e di tanta, ma tanta pazienza.

Oltre a tutto questo, c’è qualcos’altro che ci puoi aiutare a passare il guado ed è una cosa cui i genitori non pensano: due o tre nozioni di neuroscienze: meglio sapere cosa si cela – in media – in un cervello adolescente.

Io non sono una neuroscienziata, quindi, con qualche semplificazione e – speriamo – con un limitato numero di errori, vi racconto quello che ho capito della mente adolescente.

Noi riteniamo che, più o meno, verso i 16-18 anni un ragazzo o una ragazza abbiano preso la loro forma adulta. In realtà – come sa chi ha guadagnato ancora qualche centimetro di altezza tra il liceo e l’università – si cresce sino a 21 anni e a volte oltre (poi, come ho cercato di spiegare alle mie figlie, quando si smette di crescere si comincia ad invecchiare, solo che, per molti anni, non se ne accorge nessuno!).

Centimetri a parte, però, quello che accade al cervello è ancora più sorprendente. Il cervello adolescente, infatti, attraversa una fase di crescita neuronale paragonabile a quella di un bambino di due anni.

Pensavamo che a 6 anni il nostro bambino (o bambina) avesse capito che certe cose sono pericolose. Pensavamo che sapesse che non è un caso di bere il detersivo per la lavastoviglie, mettersi in bocca un coltello, correre con le forbici, arrampicarsi sulla finestra.  Il bambino ha imparato queste cose, ma i suoi freni inibitori non sono abbastanza sviluppati per evitargliene altre, altrettanto pericolose. In realtà la maturità arriva quando la corteccia prefrontale impara a dominare gli istinti e, dunque, ad avere il senso del pericolo e anche la percezione del vero valore della vita.

Le tecnologie di scanning del cervello, come esempio la risonanza magnetica “funzionale” (fMRI) oggi consentono di osservare il cervello “in funzione”, ossia di studiare l’attività cerebrale delle persone mentre queste sono impegnate a svolgere dei compiti e di vedere quali zone si attivano di fronte a quali stimoli. Uno dei pionieri di queste indagini sugli sconvolgimenti dell’adolescenza, è Jay Giedd del National Institute of Mental Health di Bethesda. Giedd ha dimostrato che appena prima della pubertà vi è un’area del cervello, la corteccia prefrontale, in fervente attività. La corteccia prefrontale è l’area che controlla le reazioni impulsive, una sorta di area del “ripensamento assennato”. Per semplificare, diciamo che la corteccia prefrontale è una sorta di super – io, una sorta di potere normativo, che tiene sotto controllo un’altra area cerebrale, l’ippocampo, responsabile dei bisogni primari. Solo quando la corteccia prefrontale matura, l’adolescente è in grado di controllare perfettamente gli istinti, come si apprende leggendo The Teenage Brain: A Neuroscientist’s Survival Guide to Raising Adolescents and Young Adult oppure, di altri autori, Nella testa degli adolescenti: I nostri ragazzi spiegati attraverso lo studio del loro cervello.

Ma come si arriva ad ottenere un cervello più “maturo”? Lo spiega Sarah-Jayne Blakemore, docente di Neuroscienze Cognitive presso lo University College di Londra, in questa conferenza TED talk dedicata al cervello adolescente.

Uno dei fenomeni più evidenti dell’adolescenza è il pruning, ossia la “potatura” di una gran quantità di sinapsi (ne ho scritto nel post Insegnare l’inglese (o altre lingue) a tuo figlio: a che età iniziare?).  Infatti, se durante l’infanzia la materia grigia aumenta, e il suo apice si manifesta all’inizio della pubertà, nel corso dell’adolescenza diminuisce.

Vuol forse dire che durante l’adolescenza si diventa più stupidi? Non proprio: le sinapsi che vengono usate sono rinforzate, mentre quelle che non vengono usate in quell’ambiente particolare, vengono eliminate. Il fenomeno serve a migliorare l’efficienza cerebrale, a sfoltire quello che non serve. Per questo si parla di potatura: si tagliano i rami deboli ma si rafforzano quelli forti: il cervello si specializza.

Ho letto che nelle forme di autismo più gravi questa ‘potatura’ sinaptica non avviene, rendendo così la comunicazione inefficiente. Insomma: la potatura delle sinapsi è importante; se non ci fosse diventare adulti e adattarsi all’ambiente sarebbe molto difficile.

Mi piace pensare ai bambini piccoli come cellule totipotenti, individui in grado di diventare qualsiasi cosa. Questa grande apertura favorisce l’apprendimento ed è quella che i neuroscienziati chiamano “plasticità” del cervello. Allo stesso tempo, non favorisce il comportamento razionale – che nel bambino piccolo non esiste – o la concentrazione su una singola attività. Per questo i bambini più piccoli, nel loro essere attenti a tutto, in un certo senso “olistici”, non sanno concentrarsi su nulla. Tutto è un meraviglioso gioco, tutto li attrae, tutto li distoglie: una foglia che cade, un alito di vento, un volto che sorride, due formiche che procedono in fila indiana. Sarà per questo che i bambini piccoli mi incantano, non mi stanco mai di guardarli, per questo caleidoscopio di intelligenza e curiosità che leggo loro negli occhi.

Ma torniamo ai nostri adolescenti. Nella sua conferenza TED, Blakemore spiega anche i meccanismi per i quali gli adolescenti amano correre rischi: essi non dipendono solo dallo scarso sviluppo della corteccia prefrontale, che ho appena esposto, ma anche dal sistema limbico. Quello che a volte viene visto come un problema con gli adolescenti – lo spiccato gusto per il rischio o lo scarso controllo degli impulsi – è un vantaggio e una opportunità per l’educazione e lo sviluppo sociale, a patto, però, di ricevere il nutrimento giusto. Addirittura fare errori fa crescere il cervello quindi è importante sbagliare e imparare di propri errori (questo non vuol dire, però, per un genitore, rinunciare a dare delle regole, tutt’altro!).

Spesso la gente si chiede se l’adolescenza sia una sorta di fenomeno recente, una cosa inventata in occidente negli ultimi tempi. In realtà, probabilmente la risposta è no. Nella storia, troviamo un sacco di descrizioni dell’adolescenza che sembrano essere molto simili alle descrizioni che usiamo oggi. Nella conferenza TED di Blakemore che ho già citato lei cita una frase di Shakespeare. Ma non voglio togliervi tutta una sorpresa: guardate la conferenza TED.

Per concludere, l’adolescente è come una automobile potente, ma senza freni. Forse fino a 21 anni non si dovrebbe poter né bere alcolici (come negli Stati Uniti), né votare, né guidare automobili o motocicli. Paradossalmente, a costo di essere cruda o politicamente scorretta, vorrei sottolineare che questa caratteristica evolutiva degli individui, ossia l’adolescenza, in altre epoche o culture è stata/è “performante”. Infatti, se nelle moderne società post industriali l’adolescente è un mero consumatore di risorse che a fatica la famiglia, la scuola e le altre formazioni sociali imbrigliano in un binario spingendolo verso l’adultità, pensiamo a che può essere stato nel passato, per la sopravvivenza della specie, l’adolescente o il giovane che affrontava le bestie feroci nella preistoria o che andava a combattere le guerre nel Peloponneso, o partiva per le crociate o sacrificava la propri vita nei moti risorgimentali italiani.

In particolare, poi, l’adolescente maschio, nell’unione di mancanza di freni inibitori dovuti alla sua non completa formazione della corteccia prefrontale e al picco del testosterone è, in molti casi, una vera macchina da guerra. E’ per questo particolare sprezzo del pericolo, unito al giovanile senso di onnipotenza, che, purtroppo, i gruppi terroristici di tutto il mondo assoldano giovanissimi maschi o soldati poco più che bambini.

Genitori di adolescenti e adolescenti stessi: un po’ di neuroscienze non ci possono che far bene. Se non vi è bastato leggere sino a qui, consiglio una guida molto semplice e carina sul cervello adolescente che si chiama “The teen brain: still under construction”, redatta dal National Institute of Mental Health americano.

Se, invece, vi siete stufati di cose americane, potete leggere un documento molto ben fatto, redatto dagli studiosi del Centro B.R.A.I.N per le Neuroscienze dell’Università degli Studi di Trieste. Si chiama Neuroscienze per iniziare.  A dispetto del titolo, non è semplicissimo, ma vale la pena almeno sfogliarlo.  Solo la conoscenza ci può salvare!

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