Mamme e Papà di neonati: consigli (musicali) per introdurre l’inglese da subito

Sono tanti i genitori interessati ad introdurre precocemente l’inglese nella vita dei propri bambini (talvolta già dalla nascita) e molti i quesiti che ricevo in merito.

Alcuni genitori ci pensano solo al momento della scuola e, magari, pensano ad una scuola con “inglese rafforzato”, ad una scuola bilingue o ad una scuola internazionale). Altri cercano figure terze, come le tate o le ragazze alla pari straniere.

Chi è già bilingue si chiede se diventare un genitore non-native speaker (ossia se e come parlare inglese – anziché italiano – al proprio bambino).

Chi invece l’inglese lo sa, ma non si sente bilingue, magari si chiede se mettersi a tradurre tutto in inglese.

Ecco: tutte le altre cose vanno bene (con qualche caveat), ma la traduzione, quella è uno strazio. Ci sono bambini sottoposti ad interrogatori quotidiani “come si dice palla in inglese, come si dice casa?”. Non è che si facciano danni permanenti con questo approccio, intendiamoci, ma, alla fine, la lingua è uno strumento per comunicare, se diventa troppo precocemente una materia scolastica o una gara a chi sa di più, perde subito fascino. La modalità con cui i bambini imparano – lo sappiamo – non è lo studio (o il quiz a premi…).

Un bambino impara giocando, provando, sperimentando: con i suoni, con le mani, con il corpo. Impara copiando gli adulti ed imitando i propri pari; in una parola: impara vivendo.

Allora, per introdurre l’inglese, bisogna sfruttare qualcosa di più immediato ed istintivo e qui ci viene in aiuto la musica.

Vi piace cantare? Il neonato dorme poco? Se avete risposto si ad entrambe le domande avete la chiave per introdurre l’inglese o altre lingue nella vita di vostro figlio, dalla sala parto in poi (sempre se vi va, ovviamente!).

La verità è che chi è musicale si divertirà più ad avere un figlio che dorme poco che uno che dorme tanto.

Al mio terzo figlio ho cantato poco, sono stata fortunata perché ha sempre dormito subito, tanto e bene: tutta colpa (o merito) della roulette genetica. Raramente lotta per andare a letto e talvolta, tornato da scuola, si sdraia sul divano e fissa i suoi giochi.

“Hey, what are you doing? Aren’t you playing?” gli chiedo e lui “Don’t talk, mommy, I am sleeping!”. Quando gli faccio notare che ha gli occhi aperti lui mi fa notare, appunto, che sta “dormendo con gli occhi aperti”.

La primogenita, sempre l’agitata e ansiosa della casa, dormiva, invece, solo dopo estenuanti battaglie. Negli anni ebbe terrificanti episodi di pavor nocturnus e alcuni notevoli episodi di nottambulismo infantile. Più di una volta la trovammo in mezzo ad un corridoio che dormiva in piedi, russando sonoramente.

La seconda, a differenza della prima, si addormentava con rapidità quando diceva lei e poi si risvegliava quando diceva lei (solitamente alle quattro del mattino…e indovinate chi era a darle o prepararle la colazione?). Ora, mentre scrivo, ha 12 anni e mezzo e ancora fa tutto come vuole lei, quando vuole lei, come dice lei.

Insomma, avete capito, per riprendere il concetto dal quale eravamo partiti, ossia bimbo che non dorme uguale mamma che canta la ninna nanna, sarà ormai chiaro che con le prime due figlie ho cantato… parecchio.

Ovviamente ho attraversato fasi diverse con figli diversi. Con la prima era lo standard jazz Embraceable you; la seconda pareva addormentarsi bene con il classico pezzo folk Scarborough Fair, che cantavo nella versione di Simon & Garfunkel (Concert in Central Park). Al terzo l’ho rimbecillito – anche da sveglio – con “Georgy Porgy, pudding and pie”, una nursery rhyme classica, con un testo molto poco politically correct. Se a qualche mamma o papà rocchettaro sembra familiare il testo è perché il gruppo dei Toto utilizzò il testo nel pezzo che, appunto, si chiama Georgie Porgie.

Le mamme canterine come me avranno il loro personale repertorio. Tuttavia, sia per le canterine che non, un po’ di conoscenza delle nursery rhymes inglesi non potrà che giovare. Perché?

Ebbene, intanto, le nursery rhymes sono facili, spesso hanno anche melodie più carine di certe italiche nenie che si cantano da generazioni ai neonati. Una mamma anche non anglofona, se ha un buon orecchio musicale, può impararle rapidamente, e proporre quelle che le piacciono di più (per inciso: anche i papà possono fare lo stesso…).

Le nursery rhymes si possono trovare su youtube in tantissime versioni e arrangiamenti e poi sono molto accattivanti e, quando un bambino cresce, se non vi siete stufati, le potete ascoltare a casa o in automobile.

La mia collezione preferita prevede anche lo spartito: si chiama Wee Sing Mother Goose, disponibile anche in versione MP3 e contiene alcune delle più note nursery rhymes della tradizione inglese arrangiate con molta cura e in modo un po’ moderno. Notare che sono cantate tutte da bambini o adulti americani, quindi la pronuncia non è britannica. Il cd è venduto insieme al libretto con testi e spartiti e gli accordi sono scritti come si scrivono gli accordi del jazz (Cm7, ad esempio, è un Do minore settima).

Se le nursery rhymes non fanno per voi non vi ostinate, però. Non sto consigliando a nessuno di adottare una tradizione culturale diversa e buttare a mare la propria. Suggerisco di ‘importare’ nel vostro repertorio solo le canzoni che vi piacciono.

Non tutte le mamme sono mamme canterine. Le nursery rhymes possono andare bene per quelle mamme che comunque avrebbero recitato o cantato le ninne nanne, le “stella stellina”, le “lunedi chiusin chiusino”, “ninna oh” e via dicendo.

Chi non è mamma canterina troverà un altro modo per introdurre la seconda lingua al piccolo: questo sito è pieno di suggerimenti in merito, sono sicura che troverete pane per i vostri denti!

 

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