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Apprendimento attivo e classe capovolta

Avete mai sentito parlare di flipped classroom, ovvero di classe capovolta? Forse si, ma più spesso no, perché per ora in Italia sono poche le esperienze di didattica di questo tipo. La classe capovolta è un modello didattico che inverte il tradizionale modo in cui si fa lezione, per favorire un apprendimento più moderno e inclusivo, insomma, educazione per il 21° secolo

In pratica si studia a casa, leggendo testi ma anche usando strumenti multimediali, tipo delle video-lezioni, e a scuola si fa altro, a seconda dei casi. Ad esempio si fanno compiti ed esercizi, in piccoli gruppi, assistiti a turno dal docente, con le modalità dell’apprendimento condiviso (cooperative learning) oppure si fa già un dibattito, che è un misto di interrogazione, dialogo socratico, approfondimento e spiegazione di quello che l’alunno o lo studente non ha capito da solo. Con il vantaggio, per i singoli studenti, di poter adattare flessibilmente i tempi e i modi dell’apprendimento alle proprie caratteristiche e, per gli insegnanti, di poter effettuare interventi più mirati e personalizzati. Almeno così affermano gli autori di un libro uscito nel 2014 che si chiama, appunto, La classe capovolta.

In un certo senso alla base di tutto c’è il metodo socratico. Come afferma Edgar Morin, nella scuola primaria si dovrebbe partire dalle prime domande: cosa è l’essere umano? Cosa è la vita? Porsi le domande giuste è una capacità importante perché è la base del ragionamento. I bambini nascono con questa capacità. Per i bambini, specie in età prescolare nulla è scontato. I bambini pongono agli adulti le domande più varie e bizzarre ad un ritmo incessante. Fateci caso: quando iniziano la scuola, la pioggia di domande va scemando, per poi finire in modo radicale. Ma non è solo colpa della scuola, nella quale si dà ancora molto valore alla “risposta giusta” piuttosto che stimolare negli allievi la capacità di fare le domande giuste, è anche una fase di crescita. Ci vuole coraggio a rimanere ingenui, ed è quello che, invece, dovremmo continuare ad essere: mai smettere di fare domande.

Via via che gli allievi crescono l’utilizzo del metodo socratico diventa più sofisticato e presuppone che lo studente studi prima della lezione e non solo dopo, come si fa a scuola, proprio perché la lezione diventi una sorta di dibattito in cui si discute di cose di cui si è già a conoscenza. L’ho imparato a mie spese quando mi sono iscritta ad Oxford ad un corso di Diritto della concorrenza (Competition Law). Era tanti anni fa, dunque niente videolezioni sullo smartphone, ma di sicuro un bel rovesciamento delle normali abitudini. Prima che iniziasse il corso, tutti gli iscritti hanno ricevuto una comunicazione del docente, nella quale era contenuta tutta la scaletta del corso, i libri e altri materiali da studiare. Vi si chiariva, inoltre, che il corso era organizzato non in lectures e tutorials, come gli altri corsi oxoniensi, ma in non meglio definiti “seminari” e si invitava ogni studente a leggere il materiale del corso prima di frequentare ciascun  seminario. In questo caso, però, la frase “read your material beforehand” m’ingannò nella sua apparente semplicità e, a giudicare da ciò che successe dopo, non fui l’unica a cadere nel tranello. Da alunna diligente lessi le varie sentenze che il professore aveva enumerato, presi nota dei principi generali da queste emersi. Si trattò, tuttavia, di una lettura superficiale: pensavo che tanto avrei capito meglio a lezione.

Durante il primo seminario fu subito evidente la differenza tra chi aveva veramente compreso l’invito del lecturer e chi no, perché il seminario iniziò con una domanda e andò avanti solo con domande, e non si trattava di domande semplici. “Secondo voi il giudice tal dei tali, nel prendere la decisione nel caso ‘tizio contro caio’ ha applicato in modo estensivo o letterale il principio del divieto di porre in essere accordi che nascondono ‘pratiche concertate’ al fine di limitare la concorrenza?”. Tra gli sguardi trasecolati di molti, il primo braccio a schizzare su fu quello di una ragazza inglese di origine orientale che, per la successiva mezz’ora, insieme a pochi altri, non fece altro che intervenire esprimendo la sua opinione, un’opinione precisa, e accuratamente motivata, frutto, come era evidente, non di una rapida lettura ma di ore di studio.

Inutile dire che al seminario successivo tutti eravamo preparati come se avessimo dovuto sostenere l’esame finale, che, in realtà, si tenne parecchi mesi dopo. Da allora prepararsi prima di una lezione diventò un riflesso condizionato. E’ un metodo che implica molta fatica all’inizio, ma che dà notevoli frutti.

Così si dovrebbe fare, almeno verso la fine delle scuole superiori. Prima lo studio individuale (anche guardando video lezioni al computer, cosa che, con la sovrabbondanza di MOOC, ogni studente può fare dal suo telefono con i tempi che ritiene più appropriati) e poi la discussione, perché chi è attivo e non passivo nell’apprendimento ricorda di più, anche quando nello studio individuale non riesce a comprendere tutto.

Così, usando le conferenze TED, la Khan Academy o Oil project si possono anche aiutare gli studenti in difficoltà, ad esempio i dislessici, che magari preferiscono guardare un video al leggere un testo, ma anche gli annoiati della scuola.

Su questi metodi didattici sono stati svolti esperimenti. Se il tempo in classe viene impegnato per discutere e risolvere dubbi e problemi relativi a temi che si sono studiati a casa per conto proprio, gli studenti ricordano di più rispetto al tradizionale sistema della lezione frontale seguita dai compiti a casa. In pratica se, da un lato, in questo modo lo sforzo maggiore lo fa lo studente, dall’altro, in classe l’apprendimento diventa divertente e cooperativo. Su ciò che si è già letto gli studenti in classe possono passare il loro tempo in gruppi, discutendo di problemi specifici, con l’insegnante che gira tra i gruppi per dare consigli e rispondere alle domande. Mettersi in condizione di partecipare alla discussione in classe è il modo più efficiente per migliorare l’apprendimento.

Si potrebbe definire questo metodo anche con il nome di “apprendimento attivo”.  Questo modo di studiare è il più efficiente, sia a breve termine, per la comprensione di quello che si studia, sia a lungo termine, per ricordare ciò che si è studiato.

Un metodo del genere non è che richieda meno lavoro all’insegnante ma, anzi, richiede da parte del docente doti di “mediatore” e anche un certo carisma per far sì che dalla discussione emergano punti critici, lacune, si risolvano problemi, si dimostri che lo studio a casa è stato fatto e si dia a ciascuno l’opportunità di esprimersi.

Oggi la “rete” dei docenti che adottano la didattica rovesciata si va ampliando e fa capo ad una associazione i cui soci fondatori, Maurizio Maglioni e Fabio Biscaro, sono autori del già citato libro La classe capovolta. Su Flipnet potete trovare la community di formatori che adottano il metodo flipped nelle scuole di ogni ordine e grado per ogni disciplina.

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Comments

  1. Mi permetto di ricordare che l’avvertimento “leggete attentamente tutto il materiale”, in grassetto sottolineato, compariva nella bacheca della Harvard Law School, assieme alle istruzioni per la prima lezione del corso di Contracts del terribile professor Rudolph Perini, che un giovane e intimorito Scott Turow si preparava a seguire, e che avrebbe poi immortalato nel suo classico “Harvard One L”. La tradizione del metodo socratico in quella scuola risale, sembra
    alla prima meta’ del ‘900, e la lezione seguita dal buon Scott, come puo’ gustare chi legge il libro, si svolgeva proprio come si narra qui.

    1. ciao Francesco, “One L” è stato un libro importantissimo per me. Tra l’altro Scott Turow è uno scrittore magnifico, a differenza di altri autori di legal thriller che sono venuti dopo. Anche ‘Presunto innocente’ era un gran bel libro, non un giallo “di consumo”

      1. Con l’ineffabile pubblico ministero SeveRin Vio (mia traduzione per Nico Della Guardia, che con l’accento degli stati del Sud diventa Nico DelayGardia, ovvero “RinvioGuardia”) 🙂

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