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Due dei (molti) libri che mi hanno fatto amare la Storia

Per molte persone la Storia è sempre stata solo una materia scolastica, magari antipatica, perché presentata da docenti che non ne erano innamorati. Se vi è stata presentata così, è un vero peccato. Purtroppo la Storia è diventata nella scuola italiana un po’ una materia cenerentola, come si può leggere su un ottimo articolo di un paio d’anni fa del blog di Claudio Giunta, forse perché insegnata da persone non laureate in Storia, forse per via del taglio al monte ore della materia stessa.

Perché la storia è un insieme di storie e, in fin dei conti, l’essere umano è appassionato di storie, di narrazioni.

In fondo, la maggioranza delle persone alla fine questo cercano, anche quando guardano una fiction televisiva: cercano una storia, cui appassionarsi, per vivere altre vite oltre la propria.

Ed è la stessa cosa quando si legge un romanzo e, se è scritto bene, anche un saggio scientifico ha una sua parte di quello che oggi gli esperti di marketing chiamano storytelling.

Io sono stata fortunata: a me la Storia è sempre piaciuta.

Ritengo che il mio interesse fosse quasi innato, ma molto deve avervi contribuito la scuola elementare e l’aver costruito per mesi e mesi la lunghissima linea del tempo che tappezzava le pareti della nostra aula (gli antichi romani in giallo, ancora ricordo). Ma, prima ancora, lo devo ad un libro. Certo, non un libro rivoluzionario come Sapiens, di Yuval Harari ma, più semplicemente, un libro illustrato per bambini.

Era della Mursia e si chiamava “La vita e i costumi nell’antichità”.

Faceva parte di una serie, che poi contemplava il medioevo e il rinascimento, il settecento e l’ottocento.

Ma, mentre quelli dal medioevo in poi erano illustrati con foto di reperti e di dipinti, quello sull’antichità, nella versione che posseggo ancora oggi, e che di tanto in tanto ancora sfoglio, era illustrato in modo splendido dall’illustratore Steele Savage.

Avevo 7 anni e quelle illustrazioni, che a me ricordavano i film technicolor degli anni’50, erano così belle (ne ho fotografate alcune per questo post) che, invece di sentire la storia della Mesopotamia, di Alessandria d’Egitto o di Creta come lontana, a me pareva vicinissima,  coloratissima e, soprattutto, viva!

(Qui la versione del libro con la copertina originale che ho io).

 

Dal punto di vista storiografico il testo non sarà accurato e, nella versione attuale, la copertina non è bella come la precedente ma il libro si trova ancora in vendita su amazon e forse anche in libreria.

C’è un altro libro, molto più famoso, che è un capostipite della divulgazione storica.

Si chiama Breve storia del mondo ed è un libro scritto da Ernst H. Gombrich nel 1935.

Noto come storico dell’arte, l’allora  ventiseienne Gombrich, da poco laureato, era in cerca di lavoro e un amico editore gli propose di tradurre e adattare una storia universale per ragazzi, pubblicata in Inghilterra.

Sulle prime accettò, ma il libro gli sembrò talmente brutto che decise di scrivere, lui stesso, una storia universale. Così venne fuori Breve storia del mondo, in sole sei settimane di lavoro.

Con uno stile semplice, quasi colloquiale, in 300 pagine raccontava ai ragazzi i grandi cicli che avevano caratterizzato la storia umana, dalla preistoria al tempo in cui scriveva. Gombrich scrisse quest’opera pensandola da subito come un libro di divulgazione per bambini.

Forse perché era giovane o forse perché scriveva di una materia non sua, l’opera di divulgazione riuscì, il libro ebbe un successo strepitoso ed in fondo fu il capostipite di una serie di libri divugativi ma mai banali. La modernità ci ha dato poi opere in cui la storia si fonde con altre discipline, come Armi, acciaio e malattie di Jared Diamond e, da ultimo, Sapiens, che compendia tutta la storia dal big bang ai giorni nostri (ma di questo si può leggere nel post Il libro che può cambiare la tua visione del mondo (e i programmi scolastici di storia).

 

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