Perché tua figlia non legge Gianni Rodari? Se non lo sai te lo spiego io…

educazioneglobale upside downSu Facebook girano allegramente molte interessanti versioni digitali di quelle che un tempo si chiamavano “catene di Sant’Antonio”. Nomi e temi sono i più disparati, ma, in sostanza, il gioco è sempre quello, con l’aggiunta che il social network in questione consente una propagazione assai più “virale” che in passato. Qualcuno risponde ad un quiz e lo posta sul social network, nominando o “taggando” altri malcapitati, che, uno dopo l’altro, si sentono socialmente devianti se non cedono.

Ultimamente quindi si sono moltiplicati in rete giochetti dai titoli fantasiosi: “in quale città vorresti vivere?”, “scopri quale animale sei”, “e tu quale colore sei?”, “se fossi un genere musicale quale saresti?”.

Da ultimo, “i dieci libri che ti hanno cambiato la vita” fa la parte del leone.

Non abbiatene a male: mi fa piacere che due amiche (grazie Lavinia e grazie Francesca!) mi abbiano “taggato” o nominato proprio per quest’ultima catena di SantAntonio, quella sui libri. Tremo infatti all’idea che qualcuno poteva proporre (vedrete, si arriverà anche a questo…) “nomina i dieci capi d’abbigliamento (o le dieci marche o i dieci stilisti) che hanno cambiato il tuo look”.

Insomma, sono contenta di essere stata evocata proprio per i libri, mi poteva andare peggio e, trattandosi di libri, ero quasi disposta a cedere, come invece non faccio davanti a cose come candy crush saga (Facebook, smetti di invitarmi a giocare, io già gioco a macchinette e “Lego” tutti i pomeriggi).

E invece no, alla fine ho resistito e desistito perché, a parlare di letture, mi vengono in mente altri temi, ossia la differenza delle letture tra una generazione e l’altra.

Infanzia e adolescenza (e non solo) sono state per me fittamente intessute di letture.

Si tratta di letture che, almeno in parte, erano state spesso le stesse della generazione dei miei genitori e ritenevo che sarebbero state le stesse dei miei figli.

Che illusa!!

Nelle famiglie nelle quali si leggeva l’infanzia iniziava con Gianni Rodari e Mario Lodi, con le poesie di Toti Scaloja e le Fiabe Italiane raccolte da Italo Calvino. C’erano poi Piccole Donne e Salgari, Cuore e Gian Burrasca. Poi, ancora, l’Italo Calvino del Barone Rampante, del Cavaliere Inesistente e del Visconte dimezzato. Dopo – e si era ai 10/11 anni – il diario di Anna Frank e Primo Levi.

La preadolescenza – quell’età sospesa tra gli 11 e i 13 – si consumava (per le ragazze) in Emily e Charlotte Bronte (Cime Tempestose, Jane Eyre ma non solo) e poi Jane Austen (a cominciare con Orgoglio e pregiudizio), poi c’era Goethe con I dolori del Giovane Werther, magari Chateaubriand con Renè ed, improvvisamente, si passava all’adolescenza.

Qui le letture cominciavano a differire. C’era chi si buttava su Hesse ed Hemingway; io però amavo l’ottocento e, per me, quegli anni tra i 12 e i 14 passarono in compagnia di Tolstoj, Flaubert e Balzac, con le prime incursioni in generi diversi dal romanzo, tra i quali la poesia (Pascoli, Byron), la psicoanalisi (Freud, l’Interpretazione dei sogni), la storia e le biografie storiche (in particolare sui Luigi di Francia e i sui Tudor), le scritture femminili e femministe (Sibilla Aleramo, Virginia Woolf, Simone de Beauvoir, per dirne alcune). Poi seguirono, tra i 14 e i 18 Thomas Mann, l’amatissimo Borges, Gide, Yourcenar. Il torrente di libri e di autori presto si fece fiume e, con la maturità, arrivò anche la saggistica più varia.

Dunque avevo creduto che, già dai 9 – 10 anni, le figlie (il maschietto è troppo piccolo…per ora non legge da solo) avrebbero letto le stesse cose su cui mi ero formata io.

E invece no! Se dai 5-6 ai 9 anni sono stata io a proporre le letture (e loro a seguirmi) ad un certo punto ciascuna ha avuto la sua personale forma di ribellione.

La primogenita tornò un giorno da scuola buttando lo zaino per terra e sparò – veloce come una mitragliatrice – una delle frasi che non avrei mai voluto sentire.

“Mamma, leggere è da sfigati!”. A casa mia, praticamente questa è la massima bestemmia.

Era così cominciata l’epoca in cui il gruppo dei pari era più importante dell’insegnamento e dell’esempio dei genitori. Peccato che i pari (o, perlomeno, molti dei pari) non leggessero. E peccato che la fanciulla avesse solo 10 anni…

Seguì un anno in cui, a parte le scritte sulla scatola dei cereali, lesse poco e nulla. Poi ha ripreso a leggere, ma sembra sempre che trovare il libro giusto sia un’impresa.

La secondogenita ebbe invece la sua ribellione all’interno del mondo della lettura e non fuori.

Non mi piacciono i libri dove l’autore ci mette tre pagine per dire che il protagonista ha posato la matita sul tavolo”. Ha sempre avuto le idee chiare.

L’affermazione non faceva una piega. Peccato che non lasciasse spazio non solo a Proust, che nella Recherche ci mette un infinità di pagine solo a descrivere come si addormentava, ma più o meno tutta la grande letteratura fino agli anni ’30 del 900…

E così ho scoperto che i nativi digitali leggono altre cose.

Cosa? Lo scoprirete nel prossimo post!

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