Storie di Expat: in Germania con bambini

Il termine Expat deriva dalla parola inglese expatriate: residente in un paese straniero. C’è chi va in un paese straniero per lavoro o per scelta, per viverci una vita o per starci solo un periodo.

Quale che sia la ragione, è una esperienza che arricchisce chi la vive ma che comporta anche una certa fatica: quella di adeguarsi ad uno stile di vita diverso.

Per bambini e ragazzi sono esperienze che cambiano l’esistenza: imparare una nuova lingua, esplorare un paese nuovo sono cose che uno si ritrova per il resto della vita. Ma, ovviamente, specie all’inizio, le difficoltà non mancano.

Di queste difficoltà mi ha scritto Silvia, della quale pubblico la lettera:

“Ciao Elisabetta, stanotte mi sono imbattuta nel tuo blog, e forse ho trovato un posto (virtuale) dove poter esprimere i miei dubbi e le mie preoccupazioni. Non ho trovato un indirizzo mail a cui scriverti, per cui posto qui… In breve, siamo arrivati da due mesi a Berlino, io, il mio compagno e i nostri due figli, dall’Italia. Ci ha spinto ufficialmente un mio temporaneo periodo di lavoro, e non ufficialmente la voglia di far crescere cosmopoliti noi e i nostri figli, un progetto a cui pensiamo da diversi anni e che stiamo iniziando a concretizzare. In fondo un buon esempio di Educazione Globale.

Attualmente il figlio grande frequenta una delle scuole italo-tedesche, ma le cose non stanno andando molto bene, diciamo che ci sono difficoltà con la lingua, con i compagni e con alcun* insegnant* che mi sembra non stiano investendo molto nella sua integrazione.

Ti dico questo perché noi siamo stati molto dietro a questo “inserimento”, dandogli priorità su tutte le altre necessità che una situazione come la nostra richiedeva, per affrontare questo passo che a D. spaventava molto.

Avrei giusto bisogno di parlare con qualcuno che si intenda veramente di questo ambito e tu mi sembri la persona giusta…

Grazie in anticipo”

Questa è la mia risposta:

“Cara Silvia, spero davvero di poterti essere d’aiuto, se non altro come confronto.

A Berlino non ho mai vissuto, ma di certo so una cosa: due mesi sono davvero pochi per poter giudicare l’integrazione in un nuovo paese e il bagaglio linguistico acquisito in una (presumo) nuova lingua.

Inoltre non mi dici l’età dei tuoi figli, il che non mi aiuta a capire. Per esperienza con il bilinguismo, esperienza che ho fatto da bambina e ripetuta da madre, so che una scuola bilingue richiede tempo.

L’immersione nella nuova lingua è più lenta e c’è una lunga fase silente (l’ho sperimentato con le figlie maggiori, ma la situazione era diversa visto che stavamo e stiamo in Italia e dunque l’inglese era ed è una lingua minoritaria).

Se i docenti non aiutano, invece, questo mi sembra grave, però anche qui forse è presto per giudicare.

Gli altri compagni sono di origine italiana? Vengono da famiglie ‘miste’?

Io, devo dire, andando in Germania avrei scelto una scuola solo tedesca ma suppongo che tu non l’abbia fatto per via del possibile o certo rientro in Italia… insomma, riscrivimi e fammi capire meglio.

Non so se i tuoi figli siano dei lettori ma ti consiglio per loro un libro: “Quando Hitler rubò il coniglio rosa” di Judith Kerr. Sullo sfondo della Germania nazista, una bambina ebrea e la sua famiglia scappano di paese in paese e lei deve farsi nuovi amici in nuove scuola e imparare nuove lingue di cui non conosce nulla.

A noi adulti colpisce il tema del nazismo, ma in realtà, per quello che ricordo, i bambini non lo percepiscono tanto e invece si immedesimano nell’avventura di dover imparare una nuova lingua in un nuovo mondo. E’ molto divertente e adatto dai 9-10 anni in poi…Elisabetta”

Ed ecco quanto mi riscrive Silvia

Cara Elisabetta,

grazie per la pronta risposta… mi stai dando informazioni utili, hai capito molte cose anche se non mi ero dilungata coi dettagli.

La classe in cui è inserito D. è composta da bambini con genitori italo/tedeschi, o tedeschi vissuti in Italia o italiani che vivono in Germania, tutti parlano e capiscono comunque italiano e tedesco, a differenza di lui, che tra l’altro sembra avere un blocco nei confronti della nuova lingua (potrebbe essere questa fase silente di cui parlavi prima o anche solo il rigetto di questa nuova vita di cui lui avrebbe fatto volentieri a meno???). Per tutto il resto davvero avrei piacere di approfondire la questione se tu hai tempo e voglia.

Viel Danken

Silvia

PS: Grazie per il libro, lo avevo letto da piccola ma non ricordavo questa vicenda del passare di paese in paese… è un ottimo suggerimento

 Se qualcuno ha dei suggerimenti per Silvia, oltre quelli che le ho sinora dato, aspettiamo i suoi commenti!

Aggiungi un commento - Leave a Reply