Liceo di 4 anni o anticipo scolastico? Finire la scuola a 18 anni

Educazioneglobale matite2014 bisSono sempre stata una sostenitrice del fare coincidere la fine della scuola con la maggiore età. Proposte in tal senso ne sono state avanzate molte. L’ultima proprio qualche giorno fa, in un momento di grande incertezza politica per il paese, ed era contenuta nei 50 punti di «Impegno Italia», il programma illustrato da Letta nel tentativo di rilanciare il proprio governo. Sostanzialmente, la proposta era di anticipare la scuola a 5 anni e farla finire a 18, sperimentando un modello in cui la scuola dell’infanzia costituisse il primo grado nel ciclo dell’istruzione obbligatoria, per mettere gli studenti nella condizione di iniziare ad apprendere prima e di terminare gli studi in anticipo.

Ma andiamo al tema più generale: perché finire a 18 anni sarebbe un bene?

Io vedo almeno due motivi. Intanto perché in quasi tutta l’Europa, in Giappone e negli USA gli studenti si diplomano a 18 anni. Ci sarà una ragione se la maggioranza dei paesi fa così…

Poi, una maturità a 18 anni farebbe coincidere la maggiore età e la fine della scuola: lo studente diventa maggiorenne, finisce la scuola e, contemporaneamente, può votare e prendere la patente. Insomma, diventa adulto.

La questione di finire la scuola a 18 anni è risalente nel tempo.

educazioneglobale licei di 4 anniA quanto ne so, in passato vi sono stati vari altri tentativi di riforma. Tra quelli che ricordo al volo, ci provò il ministro Berlinguer, che proponeva l’inizio della scuola primaria a cinque anni di età, con la riduzione di un anno della scuola dell’infanzia. Le resistenze politiche e sindacali, dei Comuni e degli enti gestori delle scuole non statali furono fortissime, tanto che Berlinguer ripiegò sull’idea di tagliare un anno alla scuola di base, “compattando” la primaria e la secondaria di primo grado in un unico percorso di sette anni, progetto anch’esso non attuato.

Il ministro Moratti progettò di ridurre di un anno la durata della scuola secondaria superiore, fu poi ostacolata da componenti dalla sua stessa maggioranza e ripiegò su una soluzione “all’italiana”, ossia sull’anticipo facoltativo di mezzo anno dell’inizio della scuola dell’infanzia e primaria, (senza però modificare programmi e metodi didattici!). E’ il famoso “anticipo scolastico” per cui bambini che compiranno gli anni entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di inizio della scuola, stanno nella stessa classe dei bambini di bambini che hanno l’età “giusta”.

il problema di far durare la scuola 12 anni e di abbassare l’età dei diplomati a 18 è tornato di attualità nel periodo del Governo Monti (anche per motivi di carattere economico).

Il Ministro Profumo incaricò una commissione di esperti di studiare due diverse ipotesi: l’anticipo a 5 anni dell’obbligo scolastico oppure la riduzione a quattro anni della durata dei licei e degli altri istituti superiori.

Si, perché la scelta, alla fine, si pone tra queste due ipotesi. Anticipare la scuola a 5 anni vuol dire, però, anche ripensare i programmi intorno alla più giovane età dei bambini, non far fare a tutti la prima primaria attuale a 5 anni. Infatti a quell’età si può imparare a scrivere e leggere con facilità, ma la capacità di concentrazione è limitata, i bambini imparano più facendo che ascoltando passivamente e,  comunque, devono potersi muovere di più di quanto non facciano oggi.

Nel frattempo, però, come accade normalmente in Italia, nell’impossibilità di cambiare le regole (per l’ostruzionismo di questo o di quello), la prassi finisce per aggirare la regola oppure – attraverso la sperimentazione – si crea un’alternativa che prima non c’era.

Proprio alla fine del 2013, il Ministro dell’Istruzione Carrozza ha autorizzato tre scuole secondarie superiori della Lombardia (tre scuole paritarie, si tratta del Collegio San Carlo di Milano, del Liceo Internazionale per l’Impresa Guido Carli di Brescia e dell’Istituto Olga Fiorini di Busto Arsizio) a sperimentare la riduzione di un anno della durata del percorso liceale.

Stiamo a vedere se il prossimo governo coglierà la sfida e se avrà la forza di avviare un serio progetto di riforma della scuola che coivolga tutte le componenti del mondo dell’istruzione.

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