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Serve ancora il latino? Seconda Puntata

Nel post precedente abbiamo ripercorso le ragioni normalmente addotte per il mantenimento dello studio del latino. Ma perché ci teniamo questa materia, quella dello studio della lingua latina, come obbligatoria in tutte le scuole “che contano”?

La risposta temo sia semplice: se le nostre élite si sono formate al liceo, in specie al liceo classico, dunque studiando greco e latino esse continuano a proporre come modello di istruzione il liceo, in particolare il liceo classico, dunque il greco e il latino.

D’altronde nella scuola italiana le alternative valide dove sono?

Per mancanza di una seria riforma (ieri) e di soldi per investimenti pubblici (oggi) nessuno tocca nulla e tutto rimane come è.

Ovviamente i difensori del latino (e del greco, e del liceo classico) diranno che i migliori sono sempre quelli che hanno studiato latino, in particolare al liceo classico. E’ una profezia che si autoavvera: se i ragazzi più studiosi vengono invitati a studiare al classico o allo scientifico, non c’è da soprendersi che poi quando ne escono siano bravi. Sarebbero stati bravi comunque e dovunque.

Inoltre, se è vero che per generazioni la classe dirigente del paese è uscita dal liceo classico… allora forse è il caso che guardiamo oltre e riformiamo i percorsi superiori, che siano d’elite o per tutti. Lungi da me voler buttare via la cultura storica, linguistica e filosofica, ma forse siamo pronti per qualche piccolo cambiamento, come, ad esempio, leggere i classici della cultura greco – latina in traduzione (e magari affiancare Guerra e Pace a “I promessi Sposi” e Shakespeare a Dante…).

Se avessimo un’articolazione della scuola superiore in materie di base (obbligatorie) e materie vocazionali (opzionali), che poi orientino la scelta degli studi universitari, si potrebbe riservare lo studio del latino e del greco a chi ne abbia davvero la vocazione. Sarebbe una scuola superiore articolata un pò come il baccellierato internazionale.

Ho un sospetto, però, che mi diventa certezza, a costo di rasentare la polemica: sapete perchè una tale riforma non si fa? Perchè ci porterebbe a scoprire che, davanti all’opzionalità, solo l’1 o 2 % dei ragazzi (anzichè il 41%) sceglierebbe il latino (e/o il greco). Gli altri, anche gli amanti delle cosiddette liberal arts magari sceglierebbero letterature comparate o storia del pensiero economico…

Lo studio delle lingue morte ha, inoltre, generato mostri, come esposto anche nella ricerca di Treellle che ho citato qui: il metodo grammaticale/traduttivo, in uso per il greco ed il latino, è stato applicato anche allo studio delle lingue moderne.  I risultati che sono sotto gli occhi di tutti: in Italia quando qualcuno dice che sa l’inglese in modo “scolastico” vuol dire che magari sa cosa è il genitivo sassone ma non sa parlare la lingua! E come potrebbe mai conoscerla se non l’ha mai sentita parlare in classe?

Le lingue, infatti, si imparano con il metodo comunicativo: prima con le orecchie che con gli occhi: così si impara la lingua madre (o le lingue native, in caso di plurilinguismo).  Prima si capisce, poi si parla, poi si legge ed, infine, si scrive (in questo senso, il metodo Orberg di studio del latino è più felice di quello grammaticale).

Ma c’è di più.

Il metodo grammaticale ed astratto non si è esteso solo alle lingue moderne ma caratterizza anche lo studio dell’arte e persino delle scienze. Ma come si fa ad insegnare scienze in modo astratto, senza esperimenti? Come diceva Oppenheimer, derivandolo da Hegel, insegnare le scienze senza esperimenti è come insegnare a nuotare senza fornire l’acqua in cui immergersi…. Ma è proprio quello che si fa al liceo scientifico! A proposito: il liceo scientifico è poco scientifico: è una brutta copia del classico, in cui il latino ha ancora un forte peso, le scienze un peso troppo modesto e, come si diceva, tutta la parte applicativa-laboratoriale delle scienze è totalmente trascurata (e lo era anche negli anni in cui il denaro pubblico per le scuole c’era…).

Infine, una nota di genere: le ragazze sono il 70% degli studenti dei licei classici: dato il tasso di occupazione femminile in Italia questo fa capire, purtroppo, quanto il classico sia un percorso lontano dal mercato del lavoro.

Oggi il latino è ancora il simbolo dell’educazione elitaria e la sua crescente inutilità, anziché sconfessarlo, lo conferma nel suo ruolo simbolico: nobile perché inutile. Il liceo classico ha prodotto, in certe generazioni, una cultura più alta ma al prezzo di perdere molti per strada e di provincializzare la cultura italiana, slegata dal resto del mondo.

Il latino (e tanto più il greco), ancora oggi, segnala – solo per noi italiani, si badi bene -l’appartenenza al gruppo dominante: si inserisce in un modello egemonico. Ma il modello egemonico non è più quello europeo, nato nella civiltà greco – romana – cristiana e il primato del latino mal si concilia con una società globalizzata e multiculturale.

In un mondo globale in cui i nostri figli mangiano panini americani, vestono abiti fatti in Cina e ballano al ritmo di una canzone dance coreana (per chi ancora non la conoscesse è Gangnam style) quale è il posto da riservare al latino nella formazione dei giovani? Possibile che sia così ampio?

Il ruolo ancora predominante del latino nelle nostre scuole non fa forse dei nostri studenti delle persone fuori dal mondo, piuttosto che dei cittadini del mondo? Cittadini con lo sguardo rivolto al passato piuttosto che al futuro (un futuro sempre più globale, come si è detto qui)?

…E tutto questo per non parlar del greco!

Il dibattito è aperto.  Chi vuole partecipare lasci un commento qui sotto.

Comments

    1. Come dicono i cattivi avvocati, “vi ha di più’”.
      Sull’altrimenti benemerito Sole 24 Ore, da alcuni “Domenicali” a questa parte, è in atto un vero e proprio panegirico della traduzione dal greco e dal latino, nei termini che potete vedere qui, seguendo il link e i rimandi:

      http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-10-16/il-problema-e-difficolta-non-latino-112506.shtml?uuid=ADC45JdB&refresh_ce=1

      Io mi sono permesso un commento critico, e ho chiesto al prof. Ricolfi se sia a conoscenza di qualche istituto in cui si studino per lo meno i rudimenti della teoria della traduzione, riferendomi al noto “Dire quasi la stessa cosa” di Umberto Eco, e i rudimenti della filologia, per esempio spiegando cosa sia un’edizione critica; ho aggiunto che se ciò vien fatto la traduzione stessa può avere una sua utilità, ma che se così non fosse aveva ragione Manzoni, che fa notoriamente dire al buon Renzo: – La pianti lei, col suo latinorum!
      Spiace riferire che, ad oggi, il prof. Ricolfi, in uno spirito di confronto dialettico degno dell’Atene di Pericle, non solo non mi abbia risposto, ma nemmeno abbia dato ingresso al mio post.
      Sarà, ma a me questo atteggiamento fa venire in mente i generali degli anni Trenta del secolo scorso, per cui gli ufficiali migliori dovevano andare in cavalleria. Intanto, alle spalle arrivavano i panzer, ed è finita come è finita…

      1. @DanieleLLL

        Mi avevano segnalato quell’articolo del Corriere e qualcuno aveva fatto il seguente commento “Hanno scoperto che giocare a basket fa diventare alti perché le statistiche dicono che i giocatori di basket sono molto più alti di quelli degli altri sport!”

        @Francesco Spisani

        Forse non ti sarà sfuggito che, almeno stando a quanto afferma la sua pagina di Wikipedia, Luca Ricolfi è il marito di una certa scrittrice e insegnante autrice anche lei di articoli sul Sole 24 ore e indovina su quale argomento…

  1. Buongiorno, ho letto il suo articolo e non sono affatto d’accordo con lei.
    Ho 15 anni frequento il liceo scientifico (che non credo sia la brutta copia del classico), studio latino.
    Il latino sviluppa la logica, aiuta a conoscere le proprie radici e amplia la tua conoscenza di parole in italiano derivanti dal latino, aiuta a conoscere i grandi autori del passato e a capire meglio la bellezza delle loro opere.
    Ho scelto il liceo scientifico tradizionale invece delle scienze applicate proprio per il latino!!
    Signor Michele, Renzo esclama quelle parole perché infastidito di non comprenderne il senso, infatti il protagonista è un operaio, filatore di seta che non sa scrivere ne leggere… alla fine delle storia Renzo si rende conto che la cultura è fondamentale per affrontare i potenti e si ripromette di insegnare ai propri figli a leggere e a scrivere!
    per me il liceo scientifico è il migliore che esista, ti insegna una cultura generale e ti apre le porte per ogni lavoro tu voglia fare.
    Ave atque vale!!!
    P.S. (post scriptum: in latino) i ragazzi lo sceglierebbero ancora il latino glielo assicuro !!! 🙂 🙂 🙂 🙂

    1. Se lei frequenta il liceo scientifico e le piace il latino, provi ad unire l’utile al dilettevole, e affronti qualche testo classico della scienza. Uno a caso: “Euclides ab omni naevo vindicatus” di Girolamo Saccheri. Ma anche Newton scriveva in latino…. Oppure, dato che anche la filologia e’ una scienza, “De falso credita et ementita Constantini donatione” di Lorenzo Valla. Mi sappia dire!

  2. Che il latino lo possa studiare chi è appassionato davvero sarebbe molto meglio, senza costringere migliaia di studenti a ore sprecate. Che non serva a ragionare più di tante altre materie ormai è un dato assodato tranne a chi si ostina a rimpiangere i vecchi tempi. R
    Riporto una cosa trovata nel web:
    “Chi studia il latino spreca tempo”

    Il Financial Times: meglio imparare il cinese
    RAFFAELLO MASCI
    ROMA
    A che serve studiare il latino? Non sarebbe meglio, eventualmente, studiare altre lingue moderne, come il cinese? Andrea Rocchetto, 15 anni, da Roma, sa (o gli è stato spiegato) che la questione, posta a un giornale italiano, sarebbe stata liquidata con la mera pubblicazione della missiva, senza troppi complimenti, in quanto si tratta di materia mille volte affrontata e dibattuta. Il giovane studente romano ha quindi compiuto una eccezionale operazione mediatica, scegliendo come ribalta la rubrica «dear economist» del Financial Times, che ieri ha pubblicato la lettera con relativa risposta affidata a Tim Harford.

    Lo sfogo: fatica sprecata
    Ovviamente Andrea ha enfatizzato un po’ le cose: «Nelle scuole italiane – ha infatti scritto – lo studio del latino è richiesto con una priorità che non viene accordata neppure all’inglese», solleticando così l’amor patrio dell’intestatario. «Potremmo studiare il cinese – argomenta poi lo studente – che aumenterebbe le nostre capacità logiche e ci aiuterebbe a ottenere qualcosa in futuro». Ci sono delle inesattezze lampanti nella denuncia di Andrea: per esempio che a studiare il latino nella scuola italiana sono meno di uno studente su quattro e solo nelle superiori mentre l’inglese è obbligatorio per tutti fin dalla prima elementare. Inoltre il 40 per cento degli iscritti a una scuola secondaria di secondo grado, opta per gli istituti tecnici, dove del latino non c’è traccia. E dunque, semmai, la lingua di Cicerone è ormai residuale nella scuola italiana, rispetto a un tempo. Ma, evidentemente, Andrea ha un problema con il latino e ci sarebbe da chiedergli chi gliel’abbia fatto fare a scegliere un indirizzo di studi che preveda questa «inutile» materia. Ma tant’è.

    La risposta
    Il giornalista del Financial Times, invece, non ha preso la lettera come lo sfogo, pur argomentato, di un ragazzo. «Anche nei più eleganti contesti sociali – scrive – il latino è sempre meno sfoggio di erudizione e sempre più una dimostrazione di una gioventù sprecata, come sapere a memoria troppi sketch dei Monty Python». Il cinese, invece, «sarebbe altrettanto efficace come esercizio mentale e offre il vantaggio supplementare che consente almeno di parlare con qualcuno che non sia il Papa». Il giornale inglese avanza poi una tesi singolare. Secondo il Financial Times non ci si dovrebbe stupire se in Italia si continua a studiare il latino: in un Paese in mano ai sindacati (com’è noto) è logico che una lobby di insegnanti (di latino) «con molto da guadagnare da una certa politica, tenda ad avere la meglio su un vasto gruppo che da perdere ha poco». In definitiva – suggerisce il giornalista ad Andrea – «chiediti “cui bono”», vale a dire «a chi giova?». La risposta è scontata: a quattro professori anacronistici, ai cui interessi sarebbero sacrificati «milioni di studenti costretti a subire». Per la cronaca: su 2,6 milioni di studenti delle scuole superiori, il latino, in Italia lo studiano meno di 700 mila.
    (La Stampa)

  3. “Togliamo di mezzo i fantocci e, a costo di essere banali, rammentiamo la differenza tra le competenze di base e le competenze avanzate. Senza le prime non è possibile accedere alle seconde. Compito della scuola dovrebbe essere fornire a tutti gli strumenti per costruirsi la propria cultura, sia essa incentrata sui lirici greci, sulla storia della cina antica o semplicemente sulle reazioni chimiche che rendono possibile la vita.

    L’equivoco cattivo che fa cadere tutte le tesi precedenti è la confusione in cui si vuol attribuire a certi studi (quali appunto il latino) la prerogativa, propria delle competenze di base, di valere come passepartout universale per accedere alla conoscenza. Eppure dovrebbe essere evidente a chi non ha i paraocchi che si può comprendere perfettamente il mondo senza conoscere la perifrastica attiva o le coniugazioni dell’aoristo, mentre non è possibile capire e conoscere alcunche’ ignorando i rudimenti della matematica, della logica o delle lingue moderne in cui è oggi scritta la documentazione a nostra disposizione. ” da: Zuckerberg è cosi ricco perché ha studiato latino … o no?

    2 settembre 2016 • massimo famularo e michele boldrin

  4. Salve a tutti cercavo un sito per far esercitare le mie figlie su frasi e versioni in latino, sono in prima liceo scientifico e il loro testo ne ha ben poche….è vero che diamo più importanza alle lingue straniere ma il latino sa da fare,è ancora programma di studi. Ho cercato su internet ma non ho trovato granché .grazie. Buona giornata

  5. Io suggerirei una lettura propedeutica: “Dire quasi la stessa cosa” di Umberto Eco. Praticamente, istituzioni di teoria della traduzione.
    Per i testi da tradurre, la rete offre gratis, in buone edizioni (ad esempio, la oxoniense) le principali “palestre” dei liceali: il “De viribus illustris” di Cornelio Nepote, i classici “Commentarii” cesariani, Cicerone come se piovesse, e cosi’ via. Si cercano il testo e la traduzione a partire dalla voce di wikipedia, e magari uno sguardo sull’inquadramento e il significato dell’opera ci sta pure.
    Provate e vedrete!

  6. Per Maria suggerisco anche il software “Cicero” come aiuto per le traduzioni (non è un banale Google Translate ma un vero e proprio tutor che facilita il lavoro della versione):

    http://www.cloudschooling.it/cicero/demo/9845/

    Peraltro segnalo un articolo di Oreste Tappi che propone un metodo alternativo più proficuo di imparare le declinazioni e le coniugazioni rispetto a quello tradizionale (e secondo me anche migliore del “metodo natura” che ha il difetto di inventarsi un latino parlato oggi che è “senza cultura” e che rischia di fraintendere il senso di termini come “pietas” o “respublica”). Per quanto ne so l’unico manuale che espone questo metodo è “Ostia” di Edmondo Coccia, edito da Armando Scuola:

    “…ritengo ci si debba servire di modelli descrittivi (e non normativi) un po’ più sensati dell”analisi logica’. Opterei senz’altro per quello verbo-centrico di Tesniére: col quale si cercano, in gerarchia, prima i segmenti nominali obbligati dal verbo (soggetto e oggetto diretto e indiretto) e poi le facoltative espansioni (i veri complementi), entrambi con gli eventuali rispettivi adnominali (specificazioni, attributi, apposizioni).
    In certo senso anche coerentemente con tale modello, la necessaria memorizzazione delle forme del nome dovrebbe svolgersi in orizzontale, per casi e non per declinazioni, nell’ordine: nominativo+accusativo, dativo+ablativo, genitivo (come saggiamente fanno oggi anche le grammatiche del tedesco); e anche i verbi: per tempi/modi, non per coniugazioni. ”

    http://www.treccani.it/scuola/lezioni/in_aula/lingua_e_letteratura/latino/1.html

    Ciao.

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