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Università: come scegliere un corso di laurea?

In un’epoca in cui le informazioni sono a portata di mano è sorprendente, ma sembra che più della metà degli studenti delle scuole superiori finisca per scegliere un corso di laurea che si rivela non adatto ai propri interessi ed alle proprie capacità.

Infatti, secondo una ricerca di AlmaLaurea, il 19% degli studenti italiani si laurea, ma solo dopo aver cambiato corso di studio. Il 27% riesce a laurearsi senza cambiare, ma lo fa con oltre un anno di ritardo e, per di più, si pente della scelta compiuta.

Infine, ecco il dato più triste: il 9% abbandona del tutto l’università.

Eppure i percorsi di orientamento non mancano; già nei primi anni ’90 il linguista Tullio De Mauro pubblicò, per Il Mulino, un’utilissima Guida alla scelta della Facoltà Universitaria e, la stessa casa editrice, pubblicò una serie di Guide ai singoli corsi di laurea.

Oggi, che i corsi di laurea si sono moltiplicati e complicati, ogni Università ha pagine sulla scelta universitaria sul proprio sito web (qui quelle de La Sapienza) e la stessa AlmaLaurea ha una sezione AlmaOriéntati per aiutare nella scelta.

Eppure, come notavo in un altro post (Cosa vuoi fare da grande? Quello che avresti voluto sapere quando facevi la scuola superiore), i giovani adulti sono confusi quanto prima: le informazioni disponibili sono molte di più, è vero, ma il mercato del lavoro è più complesso (e, da ultimo, la situazione epidemica derivante da Covid-19 sta fortemente impattando sulle aspirazioni di mobilità internazionale a livello universitario).

Il problema della scelta

Se in tanti sbagliano corso di laurea (o abbandonano proprio), non sarebbe il caso, forse, di investire di più sulla fase prodromica alla scelta? Magari per scoprire le proprie vere passioni ed anche per evitare insuccessi e delusioni che rischiano intaccare la voglia di scoprire e fare…

Ci ha pensato il team di Educational Consultants, fondato da Beatrice Cito Filomarino e che da anni aiuta gli studenti ad individuare percorsi di studio all’estero. Ecco come Beatrice Cito Filomarino, e Roberto Valdo Cortese, di Valdo Academics, mi hanno raccontato la loro idea.

“Facendo questo lavoro ho potuto constatare quotidianamente come i nostri ragazzi abbiano le idee confuse sul loro futuro e sui percorsi universitari da intraprendere.  La scuola italiana, purtroppo, non li aiuta in questo senso e molto spesso, troppo spesso, le loro scelte vengono fatte per difetto (Non mi piace la matematica e quindi ‘no’ ad ingegneria, economia, ecc.), o per imitazione o emulazione (La mia migliore amica ha scelto fisica quindi la farò anche io), o sotto l’influenza di insegnanti o genitori (difficile, ad esempio, sfuggire dal retaggio di un genitore medico o giurista…), anche se le nostre esperienze personali, quelle di noi genitori, fanno oramai parte di un mondo che non ha quasi più nulla a che fare con quello in cui vivranno i nostri figli. I ragazzi vengono da Educational Consultants con l’intenzione di studiare all’estero, ad esempio, economia, giurisprudenza, piuttosto che medicina o ingegneria, ma a fronte delle prime domande che pongo loro, emerge in modo molto evidente quanto poco sappiano della materia di loro interesse e di quello che li aspetta realmente, sia in termini di studio che di successivi sbocchi professionali.

Chiedo, ad esempio, a Carolina, un’ottima studentessa presso un liceo statale romano, che si propone di studiare economia in Gran Bretagna, di cosa si occupi la scienza sociale che ha individuato e lei, sottovoce, azzarda: ‘Dei soldi?’. La differenza fra l’economia politica e quella aziendale è lontanissima del suo pensare e quando le svelo sommariamente l’arcano, non ha dubbi: la prima non le interessa proprio ed è solo la seconda che suscita qualche vaga risonanza in lei. Ancora più incredibile, è il fatto che neanche la ‘Summer School’ di un’universtà le ha realmente chiarito le idee. Mi racconta che si è trattato di classiche lezioni frontali, online, che non sono riuscite ad agganciare la sua attenzione.

Marco, forte del suo liceo scientifico ‘tosto’ e di un padre dirigente di azienda, non ha dubbi sul suo interesse per la finanza, ma…se gli domando di cosa tratti quest’ultima, mi risponde ‘La borsa’, di cui per altro ignora le dinamiche, e…non sa poi proseguire oltre.

Francesca, aspirante giurista, non sa differenziare fra i possibili percorsi che si aprono ad un neolaureato…diventerà ‘avvocato’, ma non sa dare alcun contenuto realistico a questa professione, né alle possibili aree di specializzazione.

Guido vuole studiare medicina ‘per salvare vite’, ma nessuno lo ha mai confrontato con il fatto che un medico ospedaliero può trovarsi anche a dover decidere quale dei suoi pazienti lasciar morire, come l’attuale pandemia ha tristemente evidenziato. Ancor meno ha riflettuto sulle implicazioni che il rapporto con il malato può comportare, quali la visione e la gestione di situazioni anche sgradevoli, se non inquietanti, che fanno però parte della nostra comune umanità. Nell’immaginario di molti ragazzi fare il medico è allineato a quello che vedono nelle serie televisive cosiddette ‘medical’, che certo non coinvolgono tutti i cinque sensi e propongono, per poter fare audience, una versione epica, esagerata, piuttosto che edulcorata, della nostra realtà ospedaliera, mischiando vita privata di medici ed infermieri, che in TV hanno sempre un’ intensissima vita sentimentale (!), con casi clinici eclatanti.  Non a caso, Francesca, laureanda in medicina, mi racconta che oltre la metà dei suoi compagni di corso hanno scoperto solo strada facendo, di non voler avere un rapporto diretto con il corpo del paziente.

Allo stesso modo Andrea, terminata la triennale di architettura, mi confessa di aver scoperto, come la maggior parte dei suoi compagni, di non voler progettare o ristrutturare edifici, od altre strutture, e mi chiede aiuto per individuare un corso di specializzazione in ambito gestionale.

In poche parole, i nostri figli sono confusi, forse proprio per il continuo ampliamento delle opzioni fra cui possono scegliere e la difficoltà di discriminare fra le molte e troppe informazioni, senza che abbiano mai realmente saggiato l’ambito di interesse. La triste ironia è che sono confusi anche quando pensano di non esserlo…

Gli Open Day delle nostre università, a cui volentieri gli insegnanti li invitano ad andare, propongono di solito una presentazione generale dell’ateneo, della sua offerta formativa ed un’esposizione della struttura del corso di laurea di interesse, con una breve testimonianza di uno studente in corso. Il tutto si conclude spesso nel giro di un paio d’ore, a fronte di una platea numerosa, dove i ragazzi osano porre solo qualche sparuta domanda di carattere generale, che non li porta né a riflessioni rigorose sull’indirizzo e soprattutto non consente loro di sperimentare la materia. Qualche università ha un ufficio dedicato all’orientamento, ma prendere appuntamento è spesso difficile ed interagire individualmente con un rappresentante dell’ateneo, soprattutto quando si hanno le idee confuse, è spesso imbarazzante e previene la possibilità di fare domande in piena libertà.

Molto spesso, quindi, anche i ragazzi che credono di aver individuato un percorso, mancano di comprensione e consapevolezza e molto probabilmente questo spiega, almeno in parte, lo sconvolgente dato statistico citato all’inizio: tanto sono i ragazzi che si accorgono di aver sbagliato corso di laurea solo una volta intrapreso.

A questa triste statistica, sempre secondo AlmaLaurea (2018), si aggiungono l’estensione dei tempi di laurea: solo il 53,8% degli studenti completa infatti il corso nei tempi previsti e l’età media al conseguimento della laurea trienale è di 24,6 anni, invece dei previsti 22, se non 21.

Se a qualcuno serve un mentore…

Ci sono studenti cui sono sufficienti il passaparola con gli amici, le indicazioni dei genitori e le informazioni del web; per tutti gli altri, più confusi ed incerti, quello che è utile è qualcuno che funga da mentore.

Sulla base di questo bisogno è nata Socratically, che offre corsi online di introduzione alle facoltà universitarie. Nel corso di due sole giornate, durante il fine settimana, i ragazzi degli ultimi tre anni di scuola superiore, tra i 16 ed i 19 anni, inclusi i ‘neo-maturati’, potranno calarsi a pieno nei panni di uno studente universitario e futuro professionista nell’ambito di loro interesse, guidati da giovani tutor specializzati sia nella materia che nella didattica distanza.

Il nome non è casuale: in piccoli gruppi, attraverso una modalità socratica, dove farsi e fare domande è la costante, e stimolati a partecipare in discussioni, esercitazioni individuali e di gruppo, simulazioni e giochi di ruolo, i partecipanti acquisiranno, divertendosi, una piena consapevolezza del loro potenziale percorso di laurea, validando o confutando le loro iniziali prefigurazioni. Potranno così affrontare con maggiore determinazione e strumenti l’indirizzo di studi più adatto a loro, evitando insuccessi, tempi lunghi, od abbandoni e quindi delusioni e costi inutili.

Ad esempio, attraverso la didattica immersiva dei webinar di Socratically, alla fine dei due giorni, gli studenti che seguiranno il corso di ‘introduzione alla Giurisprudenza’, simuleranno un processo penale. Quelli che sceglieranno ‘Startup Bootcamp’ (introduzione all’Economia Aziendale), una volta esposti a tutte le funzioni aziendali e passati attraverso esercizi ideativi, dovranno generare un progetto di startup, sviluppandone il business plan ed infine fare un ‘pitch’, davanti agli altri partecipanti, per ottenere finanziamenti. Il corso di introduzione a Medicina, che si focalizzerà sul sitema cardiocircolatorio, si concluderà con un vero percorso diagnostico di un paziente cardiopatico, mentre quello di introduzione all’Economia Politica, richiederà ai ragazzi di impersonare una nazione che chiede un finanziamento alla Commissione Europea nell’ambito di una risposta macroeconomica al Covid-19.

In sintesi, Socratically aiuta i ragazzi a capire realmente ciò che comporta, sia in termini di studio che di contenuti e sbocchi, la scelta di un determinato corso di laurea”.

 

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Comments

  1. Interessante post, anche perchè mia figlia fa il 4 liceo quindi a breve sarà in questa situazione di dover scegliere. Faccio alcune osservazioni personali: i ragazzi di oggi sicuramente hanno tantissime informazioni, se penso “ai miei tempi” avevo dovuto fare un iter pazzesco per iscrivermi in un’università Americana. Pensate solo a inizio anni 80 chiedere una lettera di referenze ad un prof, dover tradurre i voti e spiegare come funziona il sistema italiano ad una scuola americana…. Quindi sicuramente i ragazzi oggi sono avvantaggiati, ma forse di informazioni ne hanno troppe e spesso è difficile capire quale siano informazioni corrette e quali no. La scuola italiana manca della figura “counsellor” che dovrebbe aiutarti nella scelta e soprattutto non ti dà veramente l’opportunità di approfondire le materie che ti piacciono per capire se è quello che vuoi fare: nel senso che le materie sono uguali per tutte le classi non hai l’opportunità di fare corsi aggiuntivi in materie che ti interessano. In compenso negli ultimi anni vedo che il liceo offre degli stage di 1 settimana presso le varie facoltà (solitamente fisica, matematica, farmacia etc…..) che sono molto interessanti per i ragazzi, ne ritornano sempre entusiati e con le idee piu’ chiare. Quest’anno, causa emergenza sanitaria, non so se e come si svolgeranno. Cosi come gli open day…sarà tutto ancora piu’ difficile. Interessanti le due associazioni di cui hai parlato.

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