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Inglese per bambini: le ragazze alla pari (au – pair)

Sempre più genitori italiani accolgono in casa loro ragazze alla pari. Una ragazza alla pari può essere la soluzione ideale per avere un aiuto in casa ma non solo: è anche uno scambio culturale e la scoperta di un’altra lingua.

Quella di avere una ragazza alla pari è un’esperienza che ho fatto molte volte: ne abbiamo avute di inglesi e di americane e si sono rivelate un’ottima esperienza di esposizione alla lingua (inglese, nel nostro caso) per i bambini, così come summer camp e centri estivi in inglese.

Come ho trovato la ragazza alla pari?

Semplice, scrivete ‘au pair’ su google e vedete quanti siti vi escono! Io però ho scelto uno di quelli più utilizzati, aupair world.
L’avevano usato già delle amiche ed è quello in cui c’è più offerta di ragazze (anche di ragazzi) alla pari, da tutto il mondo. Attenzione però, non è una agenzia. Nessuno farà alcuna selezione per voi, ma dovete farla voi stessi dopo esservi creati un profilo come famiglia che cerca un au pair.

Come si seleziona la au pair?

Ogni famiglia stabilisce dei criteri quando crea il suo profilo (ad esempio cerco ragazza madrelingua inglese, che parli anche un po’ di tedesco, non fumi, ami lo sport ecc..). Ovviamente è consigliato scrivere il proprio profilo e il profilo della “au pair ideale” nella lingua del paese da cui vorremmo che provenga.

Quanto costa? Quante ore lavora?

Rispetto a qualsiasi altra soluzione per favorire l’apprendimento delle lingue nei bambini (e negli adulti!) la au pair è certamente la soluzione più a buon mercato. Ovviamente, però, bisogna avere lo spazio per ospitarla. La ragazza alla pari dovrà quindi avere una stanza e un bagno, anche in comune con altri componenti della famiglia, volendo. Deve inoltre poter partecipare ai pasti della famiglia oppure potersi cucinare da sola quello che vuole.
La paghetta della ragazza alla pari e le ore lavorative cambiano a seconda della formula scelta. Su au pair world in passato si indicavano quattro formule diverse in termini di ore lavorative e tempo libero, che qui riporto.

  • Demi Pair 15 ore; 5 giorni alla settimana per 3 ore al giorno, 2-3 sere di baby-sitting addizionale alla settimana 1 intero giorno libero alla settimana
  • Demi Pair Plus 20 ore; 5 giorni alla settimana per 4 ore al giorno, 2 sere di baby-sitting addizionale alla settimana 2 interi giorni liberi e 3 sere libere alla settimana
  • Au Pair 30 ore; 6 giorni alla settimana per 5 ore al giorno, 2-3 sere di baby-sitting addizionale alla settimana 1 intero giorno libero + 2-3 pomeriggi libere + 3-4 sere libere alla settimana
  • Au Pair Plus 40 ore ripartite su 6 giorni alla settimana, 2-3 sere di baby-sitting addizionale alla settimana 1 intero giorno libero + 3-4 sere libere alla settimana.

Le formule si possono anche combinare in vari modi. Per esempio la mia fa 4 ore al giorno, nel regime “demi pair plus” perché i bambini stanno a scuola a lungo. Nei periodi di vacanza (vacanze scolastiche natalizie o pasquali, ad esempio) quando noi lavoriamo fa l’”au pair plus”. Quasi tutte le au pair preferiscono essere pagate a settimana piuttosto che a mese e quindi questo rende più facile alternare settimane ‘piene’ o ‘vuote’.

*** AGGIORNAMENTO DEL 2015 ***

Quanto alla paghetta, ad oggi vedo che le persone che hanno un’au pair la pagano circa 70 euro settimanali per un orario di lavoro tra le 15 e le 20 ore settimanali.

 

In cosa consiste il suo lavoro?


Questo dipende dalle vostre esigenze… Da me la sua normale routine è andare a prendere i bambini a scuola e riportarli a casa, giocare con loro, leggere libri in inglese e fare i compiti di inglese. Tutto questo parlando sempre e solo in inglese.

Cosa fa il resto del tempo?

Quello che vuole. Visita la città, fa un corso di italiano, sta a casa a leggere ecc..
Il bilancio di questa esperienza
Posso dire che il bilancio linguistico e culturale è stato sempre un successo. Anche a cena, quando stiamo tutti insieme, si parla inglese, a volte inframmezzando con l’italiano a seconda dell’oggetto di discussione.

Però ci sono anche gli svantaggi. Vivere con una adolescente in casa non è sempre facile: a 18  o a 25 anni l’au pair è più vicina di età ai miei figli che a me. Per questo consiglio di mettere in chiaro dall’inizio quello che si vuole da una au pair, l’ho scritto in questo post.

Inoltre lo spazio lasciato a questa “baby – sitter madrelingua” è spazio tolto ai genitori, il che da un lato aiuta nella vita quotidiana ma un dopo un po’ ad alcuni pesa. Va detto, tuttavia, che per chi, come me, ha più di un figlio, la au pair consente di ‘diversificare’ le attenzioni e magari dedicarsi ad un figlio alla volta…e anche questo non è male.

Infine, per avere qualche informazione in più, consiglio di leggere il Trattato di Strasburgo sul lavoro alla pari.

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Comments

  1. Aiuto! E’ piu’ di un mese che sono iscritta a world au pair…ho scritto ad un centinaio di ragazze inglesi…mi hanno risposto 5 o sei…e’ normale? E comunque dopo un paio di messaggi non hanno piu’ risposto…eppure ho scritto un profilo dettagliato corredato da molte immagini della mia famiglia…mi dareste qualche consiglio per diventare una host family piu’ “appetibile”? Grazie!! Eva

    1. Ciao Eva,
      Secondo me ti troveresti meglio con un’agenzia.. cosi non corri rischi e hai la sicurezza di un contratto vincolante da parte sua

  2. Ciao a tutti
    Vi consiglio di visitare questo sito, che vi puo’ aiutare a capire un po’ di piu’ sulle partenze come “au pair”: http://www.ragazza-alla-pari.it/
    Si tratta di un’agenzia au pair a Sydney che offre collocamenti GRATIS presso le famiglie locali, in modo da poter viaggiare al sicuro in Australia, oltre ad offrire altri benefici.

  3. Ciao,
    ho finalmente trovato una au pair Americana tramite Au Pair World. Abbiamo parlato tramite Skype e mi piace molto!
    Qualcuno mi può aiutare a districarmi nella giungla dei documenti che servono?
    Se resta per più di 3 mesi, deve chiedere un visto per studio? Sapete se a Bologna ci sono scuole di Italiano che rilasciano la certificazione per il visto?
    È necessaria anche un’assicurazione medica, o la copre il nostro SSN?
    Dobbiamo depositare il contratto, o è sufficiente una copia per me ed una per lei?
    Grazie mille!
    Jennifer

    1. Ti ripeto quanto ho scritto nei commenti ad un altro post: leggili, forse ti sono utili (il post era https://s23131.pcdn.co/2013/08/unau-pair-a-casa-tua-patti-chiari-amicizia-lunga/ ).
      Per i visti ho sempre demandato tutto alle au pair. Le canadesi solitamente arrivano con il visto di 11 mesi. Le americane o sono state da noi 3 mesi o avevano visti più lunghi in quanto avevano seguito un corso TEFL (Teaching English as a Foreign Language).
      La cosa che devi fare con certezza è una dichiarazione al Commissariato della tua zona che avrai un’ospite per un dato periodo di tempo (come ospite, non è un lavoratore dipendente), il modulo si chiama “cessione di fabbricato” e deriva dalle norme antiterrorismo v. qui http://img.poliziadistato.it/docs/modulo_cessione_di_fabbricato.pdf
      Quanto alla parte medica, ho sempre stipulato una assicurazione contro gli infortuni, sebbene quasi tutte avessero anche una assicurazione propria.
      L’iscrizione al SSN non l’ho mai fatta, ma la durata dei soggiorni non valeva la candela.
      Tuttavia se trovi un legale esperto della materia sono tutta orecchie, perchè di au pair non sa niente nessuno.

  4. Ciao Elisabetta,

    ti seguo da un po’ con grande stima. Complimenti per il tuo appassionato lavoro per un’educazione…….globale!

    Avevo cominciato con bilinguepergiroco, attraverso il quale sono approdata a te.

    Seguendo entrambi i vostri consigli ho una figlia che parla bene inglese. Adesso ha 6 anni ed ha appena cominciato la scuola primaria.

    Purtroppo ci siamo trovati di fronte ad una scelta, uno dei tanti bivi che la vita ti mette davanti, scuola tradizionale con inglese veicolare o scuola Montessori? Abbiamo fatto diverse scremature tra le scuole della nostra zona e la scelta era ricadute su queste due. Non ti dico il lavoraccio……

    Alla fine abbiamo optato per l’approccio Montessori, pensando che ciò che contava di più al momento fosse che amasse la scuola. Imparare, conoscere, apprendere con serenità e sentirsi bene, l’inglese ci avremmo pensato con ore supplementari.

    Non è andato proprio tutto coma da programma, essendo la nostra classe un progetto Montessori nuovo, partito quest’anno all’interno di una scuola statale tradizionale le cose da fare ed i problemi da risolvere sono stati tanti che la scuola e le maestre non hanno avuto il tempo, per il momento, di pensare all’inglese. Non mi aspettavo un inglese intensivo ma almeno la classica “oretta” all’italiana……nulla da dire sull’insegnamento delle altre materie ma non voglio buttare via 6 anni di lavoro ed impegno (anche economico).

    Purtroppo percepisco, giorno dopo giorno, la mancanza dell’inglese……quando la metto alla prova, con le mie capacità limitate, sento che, dove prima era spontanea adesso, ci mette un pochino di più o si stufa. Continuo con i libri e cartoni/film in lingua originale ma non basta.

    Così abbiamo pensato ad una ragazza alla pari, sempre seguendo i vostri consigli, ma anche qui quanta fatica!!! Oddio non sono spaventata dalla fatica in sé, se vedessi dei risultati ……….

    Purtroppo ancora non l’abbiamo trovata dopo due mesi di ricerche, una americana doveva cominciare a gennaio poi ci ha scritto l’altro giorno che per problemi famigliari dovrà posticipare il suo arrivo a ….data da definire…… un’altra dovrebbe cominciare a luglio e stare per 6 mesi perché vuole imparare l’italiano, salvo imprevisti dell’ultimo minuto (a questo punto mi viene da pensare….perché nonostante le sue rassicurazioni il biglietto in mano ancora non ce l’ha)

    Insomma adesso dobbiamo rimetterci alla ricerca di una nuova ragazza per gennaio quando pensavamo di aver chiuso la faccenda e coperto l’anno 2016.

    Oltre a condividere la mia esperienza, volevo chiederti se era normale tutto ciò o dove eventualmente ho sbagliato? E’ davvero così difficile trovare qualcuno di affidabile in tempi brevi? Sono un po’ scoraggiata 🙁 .

    Inoltre altra questione che mi interessava, per quando sarà qui con me (semmai ci riuscirò), sapere se c’è un gruppo, pagina fb, sito web, associazioni o quant’altro dove si trovano tutte le ragazze alla pari che sono qui in Italia? Così per poterle agevolare le conoscenze ed amicizie.
    Inoltre già che ci sono chiederei un altro consiglio per la ragazza americana che “dovrebbe” venire a luglio stava procedendo con l’iscrizione ad una di queste due scuole ed ha chiesto a me quella fosse quella più affidabile, buona, “better feeling” mi ha scritto…..
    Qualcuna di voi che magari è di Milano o dintorni le conosce? Di seguito il link (paradossalmente hanno un nome simile):

    http://www.dantealighieri.org/index.php?gonow1001

    http://www.societadantealighieri.org/it/

    Per completezza delle informazioni ti dico che noi abitiamo in provincia di Monza e Brianza, non è di certo dal punto di vista turistico, ed anche come mezzi di trasporto, tra i più allettanti……ma insomma qualcosa da offrire ce l’abbiamo anche noi. 🙂

    Qualsiasi altra informazione e/o suggerimento è sempre ben accetto…..

    Grazie per l’attenzione

    Debora

    1. Debora, eccomi qui: conosco bene la sensazione di dover rinunciare a qualcosa. Io per i figli feci la scelta inversa: da ex alunna Montessori ho rinunciato alle scuole “a metodo” e puntato dritta al bilinguismo, senza se e senza ma.
      Quanto alle ragazze alla pari il sistema è così: au pair world è come un antico mercato fenicio, con gente che viene e che va, affari che vanno in porto e interlocutori che scompaiono. Io ho sempre cercato molto a lungo termine. Spesso, di 8 o 9 candidate buone, mi sono scritta a lungo con un paio che sono poi scomparse e mi sono ritrovata a prendere alla fine una che inizialmente avevo scartato. Certamente con Roma è più facile. Gruppi Facebook ce ne sono, ma io conosco quelli di Roma. Una au pair la trovai già a Roma scorrendo gli annunci di lavoro del sito http://www.wantedinrome.com, cosa che ho l’abitudine di fare due volte al mese.
      Dunque ti consiglio di fare la stessa cosa cosa con wanted in Milan.
      Ci sono agenzie per nanny e baby sitter inglesi: una è http://www.nannybutler.com/it/ che non so quanto voglia. Un’altra che mi consigliavano è questa https://angelsstaff.wordpress.com/ che opera su Roma, ma magari attraverso loro puoi trovare qualcosa.
      Hai provato poi semplicemente a digitare “au pair Monza” su google? Cosa esce fuori?
      C’è infine a Monza e dintorni qualche libreria inglese? Hanno una notice board? Oppure c’è qualche pub tipicamente americano? Le au pair americane e le giovani americane in Italia paradossalmente vanno a cercare sempre gli stessi posti.
      A Roma, i pub irlandesi del centro storico sono pieni di studenti americani, guarda un pò…
      Del resto tutte queste strategie molto pratiche sono quelle che ho utilizzato anche io quando ho cominciato.
      Spero però che qualcuno in zona Monza/Brianza ti possa rispondere dandoti informazioni anche più precise!

      1. Grazie per la risposta e per aver condiviso la tua esperienza, aggiungendo nuovi spunti ed idee.
        Speriamo che presto intervenga anche qualcuno della mia zona che possa dare ulteriori dettagli.
        Una curiosità, se posso visto che esce un po’ dall’argomento principale di questo post, ci tengo ad avere una tuo parere da “ex alunna Montessori” puoi raccontare brevemente come è stata la tua esperienza? Perché non l’hai scelta per i tuoi figli? Hai semplicemente dato la priorità al bilinguismo o per motivi più legati alla metodologia…….?
        Grazie e scusa se sono andata fuori discorso.
        Debora

          1. Grazie mille Elisabetta,
            capisco che non si possa riassumere in poche e veloci parole un’esperienza, ed un mondo, così ampio, ma non ho resistito. Ci tengo ad avere pareri ed esperienze, sia favorevoli che contrari, con le quali confrontarmi. Personalmente sto portando avanti i progetti bilinguismo e Montessori insieme, non senza difficoltà…….. 🙁
            A presto allora….
            Debora

  5. Ciao a tutti, volevo aggiornarvi sugli ultimi sviluppi. Finalmente dopo diversi mesi, alternanza di momenti di entusiasmo e delusione, abbiamo trovato una ragazza. Domenica 10 gennaio arriva, proprio ieri sera ci ha inviato il biglietto del volo prenotato. E’ Olandese con un buonissimo inglese. Niente male per cominciare. Poi ne abbiamo altre due, americane, confermate a voce, ma per il momento non hanno ancora prenotato il biglietto, quindi, da qui al loro arrivo tutto potrebbe succedere. Speriamo in bene.
    Sono un po’ agitata per la novità, l’avventura che si sta concretizzando, speriamo di gestirla al meglio. Mia figlia è molto entusiasta all’idea, oggi mi ha detto “la ragazza sarà come una mia sorella” 🙂
    grazie per i sempre preziosi consigli.
    Debora

  6. Ciao anche noi stiamo cercando un au pair, mi sono ritrovata in molti vostri messaggi. Mi sono inscritta in 2 siti (aupairword e aupair) pagando per entrambi la quota premium ( crepi l’avarizia ) in molte mi scrivono e si professano interessate e poi il nulla … Cosa fare ? Una ragazza mi ha chiesto quante ore mio marito sarà a casa ma è normale? Pensavo fosse una ricerca più semplice

    1. No, è tremendamente complicata! E poi ci sono periodi dell’anno migliori ed altri peggiori. Molte au pair vogliono venire in Italia d’estate piuttosto che di inverno… il consiglio è di dare emaforo verde a molte e preparare una mail “base” uguale per tutte da mandare in giro senza perdere troppo tempo. A quelle che ti scrivono proponi una chiamata su skype. Così scremi subito le velleitarie.

  7. ciao Elisabetta,
    seguo sempre con molto interesse il tuo sito e tutte le utilissime informazioni in tema educazione/bilinguismo.
    Sono la mamma di una bambina di tre anni con il desiderio di trasmettergli il mio amore per la lingua inglese. Ho passato un periodo piuttosto lungo a Londra la prima volta appena diplomata come esperienza studio/lavoro e poi dopo la laurea per frequentare un corso post laurea e queste esperienze mi sono rimaste nel cuore. Non potrei non trasmettere questa mia passione a mia figlia fa parte di me!

    Da qui il mio dilemma per il quale ti vorrei chiedere un consiglio:l’importanza della scuola bilingue.
    Ho letto tutti i post che hai scritto e trovato moltissime informazioni nel tuo libro. Ora mi trovo quasi ad un bivio. Dove vivo non c’è la possibilità di scuole bilingue. Ora la piccola sta frequentando un asilo bilingue ma in ogni caso dopo la scuola dell’infanzia qui non c’è nulla. L’indecisione è il trasferimento a Roma, città in cui lavoro. Volevo chiederti se in base alla tua esperienza la scuola bilingue ha veramente un effetto importante sul bilinguismo(dove per bilingue intendo scuola con un monte ore di inglese bilanciata con l’italiano) o se l’aiuto di au pair o soggiorni (circa 5 settimane all’anno) in paesi anglofoni può compensare la frequenza in una scuola pubblica con un numero di ore di inglese notevolmente ridotto (5 ore).
    Ti ringrazio in anticipo e ancora complimenti per l’ottimo lavoro che fai!

    1. Ciao Daniela,
      l’au pair (se la trovi brava) o la baby sitter madrelingua possono fare miracoli per la lingua parlata, ma serve continuità negli anni e rimane il problema di apprendere anche la lingua scritta.
      La vera differenza, io credo, la fa però la comunità.
      Ad un certo punto perchè la lingua prenda il volo serve anche che un bambino faccia almeno una di queste due cose a) parli la lingua con i suoi coetanei (ma questo spesso non capita neanche nelle suole bilingui, visto che l’italiano rimane dominante); b) abbia consapevolezza che anche i suoi amici intraprendono lo stesso percorso (se sono l’unico bambino che va a casa invece che al parco perché magari ho la “lezione” di inglese o perchè ho l’au pair è più difficile che nel tempo la lingua minoritaria mantenga la sua seduzione).
      Trasferirsi di città però è una decisione importante, che ha anche conseguenze in termini di costi e sulla quale non mi sento di poterti consigliare (mi dai troppa responsabilità!).
      Io ti consiglerei di leggere un buon libro sul bilinguismo, come Raising a biligual child di Barbara Zurer Pearson, e di mettere per iscritto il tuo “progetto di bilinguismo”. Per sviluppare la lingua tua figlia ha bisogno di vivere almeno 2.5 ore al giorno in inglese, possibilmente in un contesto ludico e naturale.
      Au pair, baby sitter, qualche lezione più in là e, magari, una mamma come te che ogni giorno le legge un libro carino in inglese non faranno una scuola bilingue ma garantiscono una buona base. Ci sono anche playgroups mamme/bambini che potresti fare con lei, li organizza Bilingue Per Gioco e si chiamano Learn with mummy oppure guarda il sito della scuola di lingua kids & us e “ruba” qualche idea da inserire nel tuo progetto di bilinguismo.
      Che ne dici?

      1. Grazie Elisabetta per i tuoi suggerimenti. Concordo con te che la continuità è un aspetto fondamentale e che in funzione dell’età del bambino si devono sempre trovare stimoli diversi e soprattutto un rapporto con coetanei che stimoli l’utilizzo della seconda lingua. Ho letto il libro che hai citato molto interessante e ricco di spunti. Mi è stato molto utile nel pensare al nostro progetto di bilinguismo che per ora è principalmente basato su metodo opol (io solo inglese), playgroups (purtroppo LWM è troppo lontano per noi) ma in un’ottica di lungo periodo sicuramente dei supporti esterni au pair o scuola dovrei prenderli in considerazione. Da qui l’idea dello spostamento in una città che oltre alle diverse possibilità educative (scuole bilingue) offrirebbe più opportunità anche per contatti con bambini che divertendosi usano l’inglese per comunicare (tipo scuole Kids & us per intenderci). Mi dispiace non volevo farti sentire il peso della scelta del trasferimento (sicuramente capisco che sono scelte molto personali perchè dettate anche da aspetti economici oltre che logistici), il mio dubbio era capire se sostanzialmente la scuola riesce veramente a dare quel grande contributo all’apprendimento della seconda lingua tale da meritare uno spostamento.
        Hai sicuramente fatto chiarezza sui miei dubbi e dato nuovi aspetti a cui pensare. Un ultimo piccolo consiglio….da come mi è sembrato di capire le difficoltà maggiori si incontrano con la crescita dei bambini, nel senso che andando avanti per loro sarà sempre più difficile rinunciare a giocare con i loro amici per stare a casa per fare attività in inglese. Quindi in età prescolare la sola soluzione au pair/baby sitter/playgroups potrebbe dare ugualmente buoni risultati?

        1. Secondo me si, le au pair per le mie figlie funzionarono molto bene; è vero che loro facevano già la scuola bilingue ma in pratica conoscevano la lingua ma non la iniziarono a parlare soo con le au pair.
          Il mio terzo figlio è bilingue e – per i primi 3 anni – come input ha avuto solo me (con lui ho sempre e solo parlato inglese).
          Ora ha anche la scuola bilingue anche se il paradosso è che il bilanciamento tra le due lingue non c’è più: l’iatliano domina perchè i coetanei stanno diventando più importanti e tra loro parlano italiano. Ora se ne esce con frasi del tipo “Can I mette this book here?”, salvo poi correggersi da solo e usare “put”. E’ un work in progress!

          1. Grazie Elisabetta sei stata gentilissima e mi hai aiutato a chiarirmi un pò le idee. Il percorso da fare è lungo ma grazie ai tuoi consigli sarà sicuramente più facile. Daniela

  8. Ciao.
    Nessuno ha dei riferimenti di agenzie serie? megli ose fossero “specializzate” con Australia e Nuova Zelanda. Si lo so chiedo la luna..ma ci provo 😉

  9. Buongiorno Elisabetta,
    Vorrei segnalare a chi fosse interessato il sito http://www.workaway.info/ dove è possibile trovare ragazze/i più o meno giovani provenienti da tutto il mondo, che in cambio di ospitalità, offrono gratuitamente la propria attività in baby-sitting, lezioni di inglese, costruzioni, giardinaggio , agricoltura, e tanto altro.
    Il sito non richiede nessun pagamento , si occupa solo di mettere in collegamento i volontari con gli hosts. Ognuno ha un proprio profilo. Il soggiorno può avere diversa durata, anche solo una settimana. La durata massima di impegno lavorativo è di 5 ore al giorno per 5 giorni alla settimana. Non c’è una retribuzione. Per i volontari è una occasione per viaggiare low-cost conoscendo la realtà locale dal suo interno.
    Io abito a Roma e ho fatto richiesta di una ragazza che parlasse inglese con le mie figlie (ma non vedo l’ora anch’io di migliorare il mio inglese).
    Ogni settimana ricevo almeno tre richieste di aiuto da parte di ragazze di diversa provenienza. Ad Aprile accoglieremo la prima ragazza e poi anche a Giugno. Da quando abbiamo preso accordi, ci scriviamo, via whatsapp o via mail, per conoscerci. Mi sento già una loro “mamma”!!!
    invece con au pair world non siamo mai riusciti a concretizzare un contatto.

  10. Care Mamme,
    Anche noi abbia au pairs da 8 anni di fila ed è sempre stata una bellissima esperienza. Quest’anno avevamo voglia di provare un’esperienza differente, soprattutto per combinare viaggio, lingua e attività ludico/ricreative.
    Arrivò al punto, conoscete, per caso un posto dove le bambine (7e 9 anni) possono frequentare un day camp molto stimolante con bambini locali che parlano la lingua inglese e noi adulti, che già parliamo inglese, possiamo migliorare la lingua facendo un salto di qualità? Non so se chiedo troppo, ma sarebbe davvero bello…..
    Grazie in anticipo….
    Roberta

    1. Ciao Roberta, in aggiunta a quanto ti ha scritto Elisabetta, considera anche la summer school dello zoo di Edimburgo, che ho provato personalmente per i miei giovanotti. Nei post in calce agli articoli linkati da Elisabetta, troverai i miei interventi con tutte le informazioni.
      Buon viaggio!

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