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Generazione kindle: i libri che piacciono ai preadolescenti (ed adolescenti)

educazioneglobale kindle 1I nativi digitali, anzi, i millennials, come li chiamano negli Stati Uniti, non leggono quello che leggevamo noi immigrati digitali, almeno quello che leggevamo noi lettori forti. I motivi li ho già descritti nel post Perché tua figlia non legge Gianni Rodari? Se non lo sai te lo spiego io.

Ma, allora, cosa leggono i millennials? Quando le figlie smisero di leggere quello che proponevo io, a casa nostra in un primo momento arrivò Roald Dahl (Matilda, Il CGG, Gli Sporcelli per citarne alcuni), che entrambe le figlie lessero un po’ in italiano e un po’ in inglese.

Poi la secondogenita ebbe un colpo di fulmine per un’autrice che scriveva, per bambine pre-puberi, storie di mamme tatuate o alcolizzate, famiglie divertenti e sfasciate e nei cui romanzi tutto, alla fine, finiva bene; ogni dramma si risolveva, forse perché guardato con la levità di uno sguardo infantile. Insomma, un’autrice di chick lit, diciamo, di narrativa per donzelle che è anche una sorta di Truffaut in versione scrittrice di bestseller. Ma a chi mi riferisco?

Lei si chiama Jaqueline Wilson ed è la più acclamata autrice inglese per ragazzine dai 9 ai 13 anni (e, a volte, oltre i 13, perché le sue protagoniste sono cresciute insieme alle sue giovani lettrici). Chi ha una ragazzina preadolescente, con un qualche gusto per la lettura è stato avvertito: le regali Jaqueline Wilson.

Mentre la mia secondogenita leggeva sempre e solo Jaqueline Wilson (oppure, al limite, un’autrice italiana di nome Licia Troisi, che ha scritto la trilogia della Ragazza Drago) io, ad un colloquio con la sua docente di italiano, provavo a chiedere che cosa consigliava per i ragazzini di questa generazione (classe 2004, per intenderci). L’insegnante, che io stimo, mi disse: “provi a farle leggere Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di Sepulveda, sicuramente le piacerà!”.

Ahimé, si sbagliava. Il libro in questione fu poi adottato a scuola come libro di lettura e le parole con cui mia figlia lo descrisse non si possono scrivere su un blog. “Inutile e noioso” fu il meglio che riuscì a tirar fuori. Ne dovetti concludere che l’insegnante in questione, sia pur più giovane di me, non sapeva granché dei gusti letterari di una nativa digitale, precoce e ribelle.

Così capii che, da quel momento in poi, mia figlia avrebbe deciso autonomamente delle sue letture.

Per buttarsi nella modernità fino in fondo arrivò anche il nuovo mezzo: il kindle.

educazioneglobale kindle 9Anche con il kindle è stato amore a prima vista. “Sul kindle prendi appunti e leggi, ma ti serve anche a far luce di notte se ti svegli e poi puoi anche leggere al buio” diceva mia figlia alla sorella maggiore (che se lo è fatto regalare a sua volta).

E’ così che ho beccato talvolta, svegliandomi nel cuore della notte, la fanciulla chiusa in una sorta di caverna luminosa fatta solo di un lenzuolo. “Mamma, non riesco a dormire se non finisco il secondo libro di Hunger Games!”. Come non capirla? Magari a me accadeva con Cime Tempestose, ma conosco quella sensazione di vivere dentro al libro, di non poterlo proprio richiudere finché tutta la storia si è consumata.

E così il livre de chevet di mia figlia è stata la trilogia di Hunger Games, che poi è diventata una serie di film di grande successo. Così mi sono accorta che la figlia decenne si era lanciata in quella che in inglese si chiama “Young Adult Fiction“, insomma storie per giovani adulti. O romanzi per adolescenti, se preferite.

educazioneglobale young adult fictionDa Hunger Games la giovane lettrice è passata alla trilogia che prende il nome di Divergent, dell’autrice Veronica Roth e casa nostra è diventata terreno di battaglia tra gli Eruditi, gli Abneganti e gli Intrepidi. Le fazioni di Divergent sono diventate, per un periodo, il prisma attraverso il quale catalogare i comportamenti altrui, distinguendo i Candidi dai Pacifici e in casa si parlava un linguaggio criptico, blaterando di guerre e cerimonie di iniziazione.

Poi è arrivato The Fault in Our Stars di John Green (Colpa delle Stelle…se vi dice qualcosa è perchè il relativo film è ora in programmazione in tutte le sale).

Ora siamo in fase Twilight (autrice Stephanie Meyer) ed è tutto un parlar di vampiri.

Insomma, che letture piacciono ai preadolescenti – pardon – alle preadolescenti?

La risposta è che si tratta di libri dove l’azione è veloce come un videogioco e il linguaggio è così semplice e piano, che in altre generazioni sarebbe stato considerato superato già ad otto o nove anni (in termini di lexile level Hunger games sta ad un livello basso).

D’altro canto sono libri con trame complicate e un po’ morbose, molto violenti o molto drammatici, dove si lotta per la vita e per la morte e l’amore è l’incidente di percorso che cambia la vita. E’ la mitologia greca nella sua versione moderna, in fin dei conti. Pur nell’era digitale, le cose non cambiano: i personaggi di molti di questi libri sono così monodimensionali da essere, alla fine, dei veri e propri archetipi: il coraggioso e l’indomita, la solitaria e il cattivo, il predestinato, la seduttrice e l’infelice.

E chi ha figli che non leggono proprio che dovrebbe fare?

Non so, io non sono brava a gestire il rifiuto tout court, certo non lo sono stata con la primogenita, come ho raccontato qui. Ma forse se un bambino o un ragazzo (e spesso ai maschi accade più che alle femmine) dice: “non ho voglia di leggere” dovremmo accettare che non leggerà finché non troverà qualche lettura che assume ai suoi occhi un qualche significato. Magari sarà una storia delle automobili o un libro di esperimenti scientifici.

E poi dovremmo pensare che oggi ci sono tanti libri adatti ai non lettori.

Si perché un tempo c’era chi leggeva e chi non leggeva. Chi non leggeva, tra i ragazzi, perlopiù non andava oltre “Topolino”. Oggi, invece, esistono le categorie che io chiamo dei non – libri o degli pseudo-libri. Sono quegli oggetti che si comprano in libreria ( e non in edicola) e che hanno in tutto e per tutto la forma di un libro e anche alcuni contenuti del libro (storia, personaggio, trama) e sono perlopiù scritti ma anche molto illustrati e sono, a mio parere, l’equivalente moderno del fumetto.

Parlo del “Diario di una Schiappa” di “Scuola media: i peggiori anno della mia vita”, dei tanti “Geronimo Stilton”, che ormai compaiono in tutte le case dove ci sono bambini o ragazzi. Per piccoli lettori in erba si tratta di letture semplici semplici – a mio parere un po’ una perdita di tempo – ma hanno indubbiamente un pregio: avvcinano al libro anche coloro che non amano particolarmente leggere.

Perché alla fine vale per tutti una frase che ho sentito pronunciare da Umberto Eco: chi non legge è masochista, perché si limita a vivere la propria vita invece di vivere, attraverso la lettura, anche altre vite.

E questo principio vale per tutti: per i topi di biblioteca come me, per la generazione kindle come le mie figlie o per i lettori deboli che si fermeranno a Geronimo Stilton. E chissà che Hunger Games non conduca, prima o poi, a “Guerra e Pace”…

 

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Comments

  1. Elisabetta, mi hai aperto un mondo! Tutti gli autori/autrici che hai citato per me sono dei perfetti sconosciuti. Grazie, post interessantissimo.

  2. Elisabetta, mi “ritrovo” praticamente in pieno con quello che scrivi. Il mio dubbio è che i libri come Hunger games, in cui i personaggi sono monodimensionali, non li aiutino ad approcciare i libri nei quali il tratteggio dei protagonisti è più complesso ma anche più profondo e avvincente. Insomma mi sembra che a 13-14 anni questi ragazzi ancora si attardano con letture veramente “semplici” quando avrebbero già la maturità per cominciare ad apprezzare la profondità di un personaggio come Jean Valjean de “I miserabili” o, senza andare proprio ai classici, anche i meno blasonati protagonisti dei libri, per esempio, di un D’Avenia. Che ne pensi?

    1. Cara Lucia,
      sfondi una porta aperta e non è solo una questione di personaggi, ma anche di povertà lessicale. A 13-14 anni bisognerebbe leggere non dico i classici russi, ma almeno Jane Austin (che a quell’età a me pareva già “troppo semplice”…!).
      Che dirti? I casi sono due: o matureranno anche loro, prima o poi, e leggeranno i grandi classici, oppure siamo di fonte ad un cambiamento epocale, ad una cesura, in cui una parte della cultura andrà persa e alcune abilità si atrofizzeranno perchè altre ne devono prendere il posto.
      Insomma, in ogni epoca la generazione precedente si è lamentata dell’ignoranza della successiva…persino quando si passò dall’oralità alla scrittura si temeva che la capacità di memorizzare lunghissimi brani di testo andasse persa ed oggi, tra web e telefonini, chi sa più anche solo un numero a memoria?
      Ma qui divago, dalla lettura al futuro della mente umana in un mondo in cui la conoscenza è “appaltata” alle macchine. Però questo è il tema di questo momento di passaggio

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