consigli e risorse per essere cosmopoliti

Conta più la famiglia o la scuola?

educazioneglobale famigliaQuesto post comincia con una domanda: hai presente le riunioni di vecchi compagni del liceo? Delle medie? Delle elementari? Quelle cene fatte ad anni di distanza dall’esame di maturità (o di terza media o di quinta elementare) in cui ci si ritrova, come in un film di Carlo Verdone, un po’ invecchiati e imbolsiti (oppure più belli e fascinosi) ma sempre con la stessa goliardia di un tempo?

Ti è capitato di andarci? Hai osservato come si sono evoluti i tuoi ex compagni di classe? Hai guardato bene quelli dei quali conoscevi bene le famiglie di appartenenza, magari perché eravate molto amici (o lo siete ancora)?.

Beh, se non lo hai ancora fatto ripensaci. Non ti sembra che l’impronta generale delle persone che rivedi dopo tanto tempo, fosse già desumibile allora, dalla loro estrazione famigliare? A me quello che colpisce, ancor più della somiglianza o della non somiglianza tra il compagno di liceo che conoscevo un tempo e l’adulto che nel frattempo questo è diventato, è il peso del background famigliare.

Per qualche ragione, ripensando alle famiglie di origine, gli ex compagni di scuola non potevano che diventare quello che sono; non tanto perché somigliano fisicamente al padre o alla madre (a volte anche questo è vero), ma perché rispecchiano il livello culturale,  l’estrazione sociale ed il sistema valoriale dei genitori.

Questa rilevazione, puramente empirica, sembra evidenziare che, malgrado tutte le ore che i nostri figli passeranno nei luoghi dell’istruzione formale, ossia la scuola, a lungo termine questi saranno in modo preponderante il prodotto della famiglia. Sin qui, però, si tratta di una affermazione troppo generica.

È necessario ricordare che i figli condividono parte del patrimonio genetico dei genitori e che è difficile distinguere tra i due fattori che  genitori e figli condividono, ossia genetica e ambiente. Una buona parte di quello che un individuo sarà dipende dai geni e tutti i figli naturali condividono una parte del patrimonio genetico con i propri genitori, quindi è arduo risolvere il dilemma natura/cultura, ossia quale parte della vita futura dei nostri figli dipende dai geni e quale parte dalla cultura in cui si vive.

Come si risolve il dilemma natura/cultura? Ormai la scienza ci ha spiegato – anche attraverso lo studio dei comportamenti di gemelli monozigoti separati alla nascita – che i comportamenti genitoriali non influenzano il tipo di intelligenza (logico-verbale, visuo-percettiva ecc…) o la personalità: esse sono qualità innate.

Se  è deludente che non esista un algoritmo per rendere un figlio più intelligente o più estroverso (e via dicendo) c’è molto, invece, che la famiglia di origine può fare. I genitori hanno la possibilità di influire principalmente su tre aspetti della vita del figlio: in primo luogo sulla sua cultura complessiva (ad es. c’è una correlazione tra titoli di studio dei genitori e titoli di studio dei figli); in secondo luogo, sul suo benessere affettivo (della concezione di famiglia che avrà un figlio molto sarà dedotto dall’esempio del rapporto tra i genitori e con i genitori); in terzo luogo, sui valori (alcuni studi dimostrano come gli orientamenti politici e religiosi sono molto più dipendenti dalla propria famiglia di origine rispetto ad altri fattori come, ad esempio, i gusti musicali).

Forse, allora, un’ora passata giocando con i figli, se ripetuta nel tempo, finirà per contare quasi più delle ore passate a scuola. La scuola, beninteso, lascerà la sua eredità di conoscenze, di amicizie, di aneddoti del tempo che fu. La famiglia marchierà a fuoco un’impronta ancora più duratura, solo che uno se ne rende conto molto più in là, quando ormai il figlio è adulto.

È dunque sotto il profilo valoriale che il genitore può fornire il suo maggior contributo. I bambini reagiscono sempre alle aspettative dei genitori: si sforzano di compiacerli quando sono piccoli e si ribellano quando sono adolescenti.  Si tratta di due facce della stessa medaglia. Se un figlio o una figlia si conforma o se invece si ribella (come, in una certa misura, c’è sempre da augurarsi, visto che la ribellione concorre all’affermazione di un individuo adulto) almeno all’inizio lo fa con “i ferri del mestiere” che gli mettiamo in mano noi. Se – e quando – un figlio ti fa la guerra, lo fa – almeno all’inizio – con le tue armi, almeno fintanto che non avrà trovato una sua propria voce e la sua strada. A lungo i nostri figli imparano imitandoci (per questo, da adolescenti, sanno bene dove colpire!).

Se ti piace questo ‘post’ iscriviti ad educazioneglobale. Ti potrebbero interessare:

 

Comments

  1. Mi piace moltissimo questo post!!

    Ho fatto 3 figli proprio per questo motivo: per evitare di proiettare su un unico figlio tutte le mie aspettative e i miei desideri (perché, è inutile giraci intorno, anche solo inconsciamente tutti i genitori coltivano dei sogni o delle aspirazioni per i propri figli, che talvolta coincidono con le proprie mancanze o le proprie occasioni perdute…) e per evitare a lui/lei di “rovinarsi” la vita per compiacermi o per contrastarmi. Diciamo che così suddivido ansie, aspirazioni, sogni e desideri, anche se forse moltiplicherò altrettanto le ribellioni :o)

    Lessi un po’ di tempo fa – ahime! non ricordo più dove – di uno studio fatto da un’università americana, confrontato con altri studi simili europei, che sosteneva che, nella formazione culturale di un’individuo (e nella sua affermazione sociale – lì facevano poi un’analisi sul livello economico da adulti, o qualcosa di simile) conta per il 20% la scuola e per l’80% il background culturale.

    In sintesi, a parte un ridotto numero di bambini che, pur proveniendo da contesti familiari più poveri (culturalmente in primis, e poi anche economicamente) hanno poi un forte riscatto personale (dovuto alla propria bravura e determinazione uniti alla possibilità di accedere ad un’istruzione di qualità), per la maggior parte degli altri contava molto di più l’ambiente domestico che non il tipo di scuola frequentata.

    E questo mi sembra rispecchiare abbastanza l’esperienza di Elisabetta.

    Aggiungo poi che è ormai abbastanza consolidato che il livello di istruzione dei bambini sia legato al livello di istruzione della madre, più che a quello del padre: è più probabile che a madri laureate corrispondano figli laureati che non quanto avviene con i padri laureati.

    Per questo, forse, come genitori dovremmo “take it easy” la scelta della scuola per i nostri figli, e mettere da parte le eccessive considerazioni su qualità, metodi, modelli e approcci, perché tanto, alla fine, il successo personale (affettivo, relazionale, economico, sociale, culturale, etc.) dei nostri bambini sarà determinato da un grande mix di fattori, in cui la scuola e gli insegnanti, per la loro parte, avranno giocato un ruolo poco più che minimo.

  2. Credo che legare il livello di istruzione dei figli a quello della madre , più che a quello del padre , ( se realmente esistito) forse era legato ai vecchi padri, non certo ai padri di oggi che seguono molto i figli anche nelle scelte scolastiche. La mia esperienza personale mi ritiene a considerare importantissima le scuola che può sicuramente determinare un cambio di prospettiva ai ragazzi. Nel contesto in cui vivevo, molto povero sia economicamente che culturalmente, la scuola ( e la parrocchia) hanno contribuito moltissimo al futuro degli ex ragazzini e molti di loro hanno radicalmente separato il destino rispetto a quello dei loro genitori. Io non credo affatto che la provenienza sia determinante ( certo è molto importante ) , ma credo che sia fondamentale dare a tutti le pari opportunità, permettere a tutti di avere occasioni di crescita scolastica e culturale. Per cui gioca un ruolo importantissimo la scuola che dovrebbe permettere a tutti ( almeno fino ad un certo grado di istruzione) di valorizzare le proprie qualità e inclinazioni e non essere la scuola pubblica selettiva e noiosa che si vede spesso oggi. Credo che la famiglia garantisca soprattutto le occasioni e le opportunità di scelta che alcuni non hanno ma che la società e la scuola dovrebbero garantire tutti.

    1. In realtà Daniele ricordo che i dati OCSE – PISA 2012 dimostravano che in tutti i paesi c’era una correlazione forte tra il titolo di studio MATERNO in particolare e il titolo di studio dei figli. Non so se mi sto esprimendo correttamente parlando di correlazione, perchè non ho tempo di ripescare i dati. Prova però a fare una ricerca su “mother education children outcome” e scopri che c’è una ampia letteratura sul tema. Senza nulla togliere ai fantastici nuovi padri (mio marito per primo), il modello di emancipazione ed istruzione materno è importante per i figli, femmine e maschi.

  3. Ma, uhmm..no, in realtà non intendevo “padri poco presenti nella vita scolastica dei figli”, il mio era solo un riferimento ad una ricerca molto recente (intorno al 2010) che legava proprio banalmente il diploma/laurea dei figli al diploma/laurea dei genitori negli anni 2000, solo questo. Nessuna voluta considerazione di merito o valutazione socio-storica.

    Concordo in pieno sulla valenza sociale della scuola, che dovrebbe dare a tutti le pari opportunità e consentire occasioni di “riscatto”, purtroppo però se la scuola pubblica è noiosa e selettiva, per questo aspetto, la scuola internazionale o bilingue o altro privata è inaccessibile ai più, con buona pace di occasioni ed opportunità per tutti.

    Perciò credo che, se fossero tutte gratis (pubblica, internazionale, bilingue, americana, etc.), la scelta potrebbe davvero orientarsi in base al gusto personale, o alla comodità o vicinanza a casa, o qualunque altro criterio che piaccia; dato che non è così, forse diventa più importante considerare anche questo aspetto (la relazione scuola-ambiente famigliare-risultati) nella scelta.

  4. Si l’avevo letto anch’io lo studio sulla correlazione madri-titolo di studio ma sono convinto che sia la coda di un vecchio retaggio. Oggi i padri influiscono quasi alla pari con le madri nell’educazione dei figli, anche in quella scolastica.

  5. In molte zone d’Italia, nella provincia e e nei paesi non c’è comunque scelta perché esiste solo la scuola pubblica e tutti almeno fino alla fine delle medie sono obbligati a mandare lì i loro figli. Con una scuola mediocre ( ma non pessima) e un minimo di rete sociale ( fuori dalla famiglia) ci sono tantissimi ragazzi che emergono nonostante la situazione famigliare. Credo sia necessario modernizzare e investire sulla scuola pubblica che diventi un motore per sviluppare le capacità piuttosto che un modo per selezionare e basta. In questi paesi qualsiasi sia l’estrazione sociale la scuola è uguale per tutti perché è unica. Poi alle superiori si emigra in altri paesi e la scelta si fa più ampia.

  6. Solo una mia esperienza. Ho frequentato le scuole elementari e medie in una zona di Roma di livello socio-culturale basso (elementari) e medio-basso (medie). Da quel che ho potuto sapere, la maggior parte dei miei compagni di classe, perfino i più bravi, alla fine non si sono laureati. D’altra parte nelle scuole di periferia spesso l’offerta formativa era di scarso livello. Io per esempio ho cambiato ben 22 maestre alle elementari (giovanissime, inesperte, poco adatte a mantenere la disciplina). Per fortuna che l’ultimo anno una maestra vecchio stampo ha deciso di trasferirsi per un anno nella mia scuola (mi sembra per una bega con il suo direttore) ed è stata la mia fortuna: in un anno ho recuperato anche i precedenti quattro. Alle medie, stessa solfa. Il mio insegnante di lettere diceva che la grammatica era fascista e che non andava insegnata! In questo mi ha aiutato il mio background e la mia attitudine personale. Mia madre (laureata in legge e all’epoca avvocato) mi ha sempre regalato un sacco di libri e a me è sempre piaciuto tantissimo leggere. Vedevo mia nonna (laureata pure lei) con la quale praticamente vivevo che leggeva dalla mattina alla sera.. Mi chiedo, se non avessi avuto questi modelli familiari che ne sarebbe stata della mia formazione? A me purtroppo la scuola ha dato pochissimo.

  7. Certo, ci sono le eccezioni. Mio nonno è nato in un microscopico paesino della provincia di Mantova da una famiglia modesta nella quale nessuno prima e dopo di lui si è laureato. Visto che era un bambino bravissimo a scuola gli hanno fatto saltare non so quante classi e per poter studiare è entrato in seminario a Bologna, per poi scappare e andare a all’Accademia navale di Livorno. Insomma alla fine nonostante le sue origini, si è laureato in giurisprudenza a 21 anni dopodiché ha preso una seconda laurea in archeologia per seguire la sua passione per le lettere classiche. Aveva una memoria di ferro e al liceo mi faceva le traduzioni simultanee senza vocabolario di greco e latino….si divertiva un mondo. Tutti i giorni ecco la sua telefonata: allora, traduzioni niente?

  8. Anche la mia esperienza è stata simile alla tua Lavinia : 4 insegnati in 5 anni alle elementari e alle medie un prof di italiano e storia che non sapeva cosa fosse la grammatica italiana ( parlava solo di politica). A me non ha aiutato nessuno perché mia mamma era straniera e mio padre con la terza elementare. Il liceo molto selettivo bocciava a raffica. Un po’ di fortuna e furbizia mi sono servite eccome. Mi chiedo che senso avesse avuto in prima media bocciare cinque bambini nonostante il livello medio fosse bassissimo. Però nonostante tutto chi ha avuto tenacia e voglia di arrivare ce l’ha fatta, magari solo diplomandosi ma in molti si sono emancipati.
    Credo che la situazione oggi sia comunque migliore, i test PISA e anche gli Invalsi vedono il Nord-Est con buoni risultati ma si è alla mercé del caso: se ti capita o no un bravo prof.
    Io per non sbagliare mi sono trasferito con tutta la famiglia vicino alla scuola che volevo per i miei figli, ma con rammarico perché credo sia la scuola pubblica che deve dare opportunità a tutti.

  9. Daniele sono d’accordissimo con te. Aggiungo che purtroppo le prove INVALSI non sono molto attendibili. Mia figlia, nonostante frequenti un’eccellente scuola pubblica ( caratterizzata da una certa enfasi sull’ordine e la disciplina) ha detto che la maestra che seguiva la sua classe alle prove ( e che non era la sua insegnante) durante il compito suggeriva le risposte e ha dato mezz’ora di tempo in più a chi non aveva finito. Mi sono molto rattristata per questo. Mia figlia, sapendo che l’esame non dava i voti ai bambini ma alla scuola, ha detto ” ma allora le maestre hanno imbrogliato per avere un voto più alto!”.

  10. Penso che, in generale, un bambino seguito e stimolato a casa raggiunga risultati/livelli più alti di un bambino non seguito, indipendentemente dalla scuola frequentata.Il caso gioca un buon ruolo comunque: pubblica o privata, ti capitano i compagni che ti capitano, e anche i professori.Per questo, forse, non vale la pena “dannarsi troppo l’anima” nella scelta.Un po’ è giusto, troppo è superfluo, a mio parere.

    Con tutte le eccezioni del caso, s’intende, nel bene e nel male.

Aggiungi un commento - Leave a Reply