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Quattro motivi per cui la televisione a scuola proprio non va

La televisione a scuola fa bene o fa male? Sull’argomento sono stati versati fiumi di inchiostro.

C’è però un uso che in particolare si fa del mezzo televisivo (e comunque degli schermi, dei video e dei film) sul quale vorrei concentrarmi ed è quello che si fa in alcune scuole bilingui o scuole “ad inglese rafforzato/potenziato” con i bambini molto piccoli e con la scusa di incrementare l’immersione nella lingua.

Cosa fanno i bambini dopo pranzo? Vedono un cartone in lingua inglese.

Accade in molte scuole bilingui, specie con i più piccoli, bambino di asili nido bilingui (che magari il pomeriggio non fanno più il riposino) o di scuole dell’infanzia bilingui. Dunque, nella fascia da zero a 6 anni e, in particolare, da 2 a 6 anni.

E’ accaduto anche in una scuola dove è stato mio figlio per un anno. La tecnologia è entrata nella scuola in varie forme, affiancandosi ad altri strumenti tradizionali. Nulla quaestio sul fatto che, in alcune lezioni di scuola primaria, i bambini usassero l’ipad invece di carta e penna ma la comparsa di un grande schermo dell’Apple tv nelle classi dei piccoli mi ha lasciata perplessa. Così, con la scusa del contenuto didattico in inglese (nursery rhymes, video sugli animali etc..), ogni giorno i bambini vedevano “programmi educativi”. In più, la suddetta Apple tv rimaneva accesa rimane per oltre 30 minuti alla fine della giornata. Quando mio figlio iniziò a menzionare personaggi e cartoni animati mai visti a casa mi trovai, dall’oggi al domani, a parlare con altri genitori, alcuni acquiescenti (‘così imparano le canzoncine in inglese’) e una direzione scolastica (che, per altri versi, stimo) che faceva il muro di gomma, minimizzando.

Poiché non è nel mio stile fare polemiche o crociate, quando ho visto che nulla era destinato a cambiare ho semplicemente fatto terminare l’anno e poi spostato mio figlio.

Però la questione generale mi ha colpito e ho scoperto che il fenomeno si ripeteva in altre scuole, persino nella preschool in una scuola IB, peraltro non molto quotata da genitori stranieri.

Intendiamoci, non sono una talebana per carattere. Va bene un film in lingua in casi eccezionali, una volta l’anno, ma lo schermo in classe e l’uso quotidiano di un mezzo che rende passivi mi trova contraria. Ma allora bisogna forse essere contrari a tutta la tecnologia? Ho già scritto di tecnologia a scuola, dell’importanza del coding, del fatto che bisogna diventare tutti nerd, dei corsi online massivi (i MOOC), per cui non sono contraria agli schermi in altri contesti e ad altre età. Non sono contraria ad una parte di apprendimento blended, dove la lezione tradizionale si alterna all’uso di risorse online adatte all’età e sotto la supervisione di un insegnante. Un conto, però, è la scuola superiore e un altro è la scuola dell’infanzia.

La presenza di uno schermo nella classe è diventata quindi, per me, un elemento discriminante, che insieme ad altri, concorre a formare il giudizio su una scuola (oltre quelli già esposti in Come valutare e scegliere una scuola bilingue? Breve guida per genitori.). Ed è un elemento che concorre ad un giudizio negativo.

Ecco gli argomenti che, invece, vengono usati dalle scuole per giustificare l’uso di schermi… e le ragioni per opporvisi.

 

  1. “Ma signora, questa non è una televisione è una Apple tv (o un tablet o un computer o un DVD) e noi mostriamo ai bambini solo contenuti educativi”.

Mi viene da rispondere: “e ci mancherebbe pure che gli faceste vedere in film dell’orrore!”. Quanto la televisione influenzi i bambini dipende da due fattori: il tempo di esposizione e i contenuti trasmessi. La programmazione televisiva vera e propria ha come scopo ultimo creare consumatori, sia i programmi che la pubblicità sono finalizzati a vendere, non a educare. Ne consegue che i bambini ricevono messaggi spesso inadatti, perché finalizzati a farne dei consumatori. Esistono anche programmi “educativi”, certo. Ma educativi o meno che siano i programmi, ossia i contenuti, rimane il problema dei “contenitori”, ossia degli schermi.

Secondo l’Associazione dei pediatri americani sino a 18 mesi TUTTI gli schermi andrebbero evitati (con eccezione delle video telefonate con skype o altri mezzi). Gli esperti raccomandano, poi, che i bambini tra 2 e 5 anni vedano la televisione o altri schermi il meno possibile (c’è anche una forte correlazione tra ore passate davanti alla tv e obesità) e comunque non per più di 1 ora al giorno e che un adulto stia con loro mentre la guardano, spiegando di tanto in tanto quello che vedono.

Un sito molto ben fatto, che ha per oggetto i bambini da zero a tre anni riporta qui la ricerca empirica sull’esposizione dei bambini alla televisione: https://www.zerotothree.org/resources/series/screen-sense-setting-the-record-straight e la ricerca è anche chiara per quel che riguarda i bambini più grandi: le esperienze reali, con altre persone, attraverso l’esplorazione pratica e le interazioni con i coetanei e gli adulti favoriscono l’apprendimento molto più della mediazione dello schermo. I bambini imparano dal dialogo, il gioco, dall’interazione con altre persone, ma non da mezzi passivi tipo televisione, internet e DVD. Le esperienze basate sugli schermi (TV, tablet, smartphone o computer), non offrono quelle opportunità per l’apprendimento corporeo, quel tipo di interazione sociale e di esplorazione condivisa che le esperienze del mondo reale offrono. I bambini imparano più parole conversando con la mamma che usando un’app educativa sul telefonino. A volte – è vero – ripetono nomi dei personaggi dei cartoni canzoni e frasi, ma è un sapere molto più effimero di quello che viene loro dall’interazione con le persone. Imparano e dimenticano.

Se ne evince che, negli asili nido, gli schermi dovrebbero essere proprio banditi! (E infatti lo sono certamente negli asili nido pubblici) ma anche che nelle scuole dell’infanzia se non ci sono è molto meglio. La tv rende passivi, non importa se il programma è educativo o meno.

  1. “Ma il cartone animato (filmato sugli animali, altro contenuto educativo) è in lingua inglese (o francese o spagnola)”.

Sul mercato mille APP, DVD e cartoni animati vengono venduti con la promessa di insegnare l’inglese ai nostri figli, mentre la ricerca ci dice che i bambini piccolissimi non imparano le lingue dagli schermi (i grandi possono, invece, trovarvi aiuto!). Ai piccoli serve l’esposizione attiva e non passiva. Quella passiva crea una conoscenza evanescente, come ho accennato.

  1. “Ma questi bambini vivono in questa era in cui ci sono tv, computer, tablet etc e sono i loro strumenti, non possiamo nasconderglieli”.

Si, ma tra il non nasconderglieli e il propinarglieli a scuola per 45 minuti o 90 minuti al giorno di differenza ne passa. Non so se ricordate il film di Muccino girato negli Stati Uniti “La ricerca della felicità” (The pursuit of happiness) in cui il bambino del protagonista (Will Smith) va ad un daycare, una scuola dell’infanzia da quattro soldi in cui gli fanno vedere telefilm a tutto spiano e dove la proprietaria asiatica alle proteste del padre, ribatte ma “The love boat” è educativo perché parla dei marines!

  1. “Ma perché signora, lei forse in casa non mostra questi cartoni a suo figlio?”

Questa è quella che più mi fa imbestialire. Intanto io potrei anche essere una talebana dell’educazione screen-free e aver bandito gli schermi da casa (cosa che non ho fatto…sono una blogger!) ma, a parte questo, a casa e in famiglia si fanno tante cose diverse: si dorme e ci si lava, si chiacchiera e si cucina, si gioca e si mangia, si legge e si invitano amici e si, si guarda anche un cartone. La scuola è il luogo dell’istruzione e della socialità, una funzione molto più specifica della famiglia. E, inoltre, poiché troppo spesso oggi il livello di esposizione agli schermi è eccessivo, almeno limitiamolo!

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Comments

  1. A me la TV mi ha aiutata a gestire mia figlia in alcuni momenti critici, lo ammetto. Farle vedere un cartone/film mi ha consentito di rilassarmi un po’ ergo, a essere poi più responsiva con lei.
    Quindi non la demonizzo. Certo, ho sempre scelto cosa farle vedere….per capirci preferivo Kirikù e la Strega Karabà piuttosto che certi cartoni a mio avviso privi di senso positivo. Comunque mia figlia da piccolina adorava i Teletubbis e io non non le ho mai negato di vederli. A scuola, certo, è un’altra cosa.

  2. Mettiamola cosi’: nel leggere la “Gazzetta dello Sport” non c’e’ nulla di male, ma se la leggi in ufficio non va benissimo…
    Ho poi qualche perplessita’ nell’apprendere che un tempo scuola pagato a caro prezzo, come quello di una scuola internazionale, viene impiegato in attivita’ che, senza entrar nel merito, si possono fare tranquillamente a casa…

  3. Condivido pienamente ogni considerazione.

    Alla nuova scuola di mio figlio (siamo al secondo anno di infanzia, il primo l’ha passato in una classe in cui le insegnati dovrebbero andare a zappare – per esempio, alla festa di Natale hanno passato la mattinata a guardare film di Natale di Topolino…) è capitato che per due pomeriggi in tutto l’anno, al posto del pisolino, guardassero un cartone animato. L’occasione però si è venuta a creare per via dell’improvvisa assenza di una maestra e conseguentemente del ritrovarsi da sola dell’altra, che ha dovuto unificare le due sezioni, entrambe miste, dovendo gestire 36 bambini dai 2 anni e mezzo ai cinque O.o In questo caso non ho avuto il coraggio di contestare la scelta.

    Io mi considero più talebana che lassista (e vorrei essere ancora più talebana…) e la TV in casa viene accesa solo dopo cena (anche per gli adulti) con qualche rara eccezione nei we e ovviamente con contenuti selezionati e condivisi.
    Poi però vedo cinquenni che giocano a Call of Duty e rincorrono i compagni nel cortile della scuola gridando “ti ammazzo sfigato” o “WTF… WTF…” e mi cadono le braccia, le balle e tutti gli accessori -.-

  4. Qui farei una domanda antipatica. Quei cinquenni sono andati da soli a comperarsi il videogioco? Se si disapprova qualcosa, con un bambino puo’ essere sufficiente dire “no”.

  5. Un poscritto.
    Sono andato a documentarmi sul videogioco “Call of duty” che avete citato.
    Mi sembra che rappresenti soltanto l’ultima incarnazione di una verita’ innegabile: ai ragazzini piace giocare alla guerra.
    Non facciamone un dramma. I problemi sorgono quando il gioco viene sfruttato (dagli adulti) per fini tutt’altro che giocosi. Chi ha i capelli bianchi, ricordera’ i balilla moschettieri, e magari i loro cugini della gioventu’ hitleriana.
    Io consiglierei di non demonizzare: quando ero piccolo, possedevo un autentico arsenale di armi giocattolo, e sono diventato pacifista e obiettore di coscienza. Magari perche’ aveva ragione la mia mamma: chi si vede negare il fucile giocattolo da bambino, poi vuole il fucile vero da grande.
    Dispiace solo che nel mio caso i giochi di guerra si traducessero in sano esercizio fisico (mi ero scavato la mia trincea, e non scherzo), un poco difficile da replicare in termini di videogioco…

    1. Ho citato io CoD 🙂 e mi sembra più che doveroso demonizzarne l’uso se fatto da un bambino di 5 anni e non da un 19enne.
      Detto che la maggior parte delle versioni ed espansioni sono vietate ai minori di 18 anni in quasi tutti i paesi, spero che nessuno pensi davvero che se un adulto ci gioca poi esce di casa e va ad accoppare qualcuno 🙂
      Non significa che un bambino possa giocarci liberamente, così come con molti altri videogiochi, prima di tutto per il fatto che, come riportava anche Elisabetta qui sopra, stare davanti a un monitor fa male; se poi vogliamo parlare dei contenuti, beh: violenza, tortura, sangue, imprecazioni, tattiche e armi da guerra non sono proprio nell’elenco del materiale educativo che prevedo di sottoporre a mio figlio almeno per qualche altro anno ancora… Ah, e abbiamo arco e frecce con le ventose per giocare agli indiani e un black hawk in miniatura per svolazzare per la stanza.
      C’è davvero bisogno di analizzare le differenze?

      Per quanto riguarda la domanda che ponevi nel primo commento: non capisco il punto e cosa c’entri con l’uso della tv nelle scuole.

      1. Pensavo fosse chiaro, ma domando scusa e mi spiego meglio. A prescindere dal merito, sul quale molto si puo’ discutere, un ragazzino puo’ avere accesso a un certo tipo di materiale, dalla televisione ai videogiochi, passando per le merendine e le bibite gassate, se e solo se i genitori glielo permettono. Quindi se un bimbo di cinque anni gioca con un gioco vietato ai minori, o resta per ore davanti alla TV, il problema e’ dei genitori che non sanno/vogliono/possono imporsi. Qualsiasi risposta, a mio modesto avviso, deve partire da qui.

        1. Mi sembra ovvio. Per questo non capisco cosa c’entri con il post 🙂
          La mia era solo una considerazione sconfortata, senza bisogno di risposte.

  6. Cara Elisabetta… condivido tutto del tuo post, virgole comprese.
    L’apprendimento passivo è utile se limitato… Sì a cartoni, film e programmi educativi o di intrattenimento, se sono usati per una percentuale molto molto ridotta della gioranta, nei contesti giusti e non tutti i giorni.
    Purtroppo oggi la verità è che l’uso della TV o dei dispositivi è solo una scusa per non farsi il mazzo che la gestione attiva dei bambini richiede, sia come genitori sia come insegnanti. Capita a tutti di dover utilizzare questo mezzo per cavarsi da una situazione difficile da gestire, ma non può essere la consuetudine!

    Un conto è diversificare le attività dei nostri figli comprendendo per una piccola parte anche il guardare uno schermo, un altro è dare ad esso troppo spazio e renderne i nostri bambini dipendenti (come quasi tutti gli adulti, ormai..!).
    Ho la TV e il tablet e lo smartphone, e li faccio usare ai miei figli di 4 e 6 anni abbastanza serenamente, ma con regole ben chiare e tempi limitati.

    Nella loro scuola dell’infanzia hanno introdotto i tablet quest’anno… il risultato è che ho dovuto ridurre ulteriormente il tempo davanti allo schermo a casa, per non sovraesporli: le maestre si sono alleggerite il lavoro, ma hanno complicato la vita a me.
    Meno male che li portano anche a curare l’orto in giardino!

  7. Cara Elisabetta,
    ho vissuto 9 anni negli Stati Uniti e posso assicurarti che la televisione e i dvd vengono usati quotidianamente in molte scuole dell’infanzia americane e non solo in quelle da “quattro soldi”, purtroppo! Mi ricordo benissimo che nel momento in cui ho espresso il mio disaccordo con gli insegnanti mi sono state fornite risposte simili a quelle che hai citato nel tuo articolo, compreso il discorso, opinabile, sull’apprendimento di una lingua straniera, visto che a volte guardavano cartoni animati in spagnolo. Negli Negli Stati Uniti l’impiego della tecnologia in tutte le sue forme e’ molto diffuso ed accettato nel settore dell’educazione scolastica, a partire dalle scuole dell’infanzia per proseguire nei livelli successivi, anche nella scuola pubblica.
    Solo una riflessione…grazie per lo spunto!

    1. Mi permetto un sorriso. Sospetto che anche negli USA le voci critiche non manchino. Ricordo una simpatica commedia di qualche anno fa, “Bad Teacher”, in cui uno dei tratti distintivi della cattiva insegnante del titolo, in toni volutamente caricaturali, era far lezione limitandosi a far vedere ogni giorno alla classe un film diverso…

  8. Mi riferisco ai commenti volti a “non demonizzare” i videogiochi violenti. Non sono d’accordo. Già negli anni ’70 un famoso psicologo, Bandura, ha dimostrato, con un famosissimo esperimento, che i bambini che guardavano un video in cui un adulto prendeva a pugni una bambola gonfiabile “punching-ball”, manifestavano poi comportamenti più aggressivi rispetto ad un gruppo di controllo, quando avevano l’opportunità di giocare con la medesima bambola gonfiabile. Questo perché si apprende tantissimo per imitazione. Negli anni 2000 sono stati compiuti esperimenti sugli effetti dei videogiochi violenti sui bambini (e non solo). Risultato: assuefazione alla violenza, imitazione dei comportamenti aggressivi e abbassamento dell’inibizione dei confronti degli atti violenti. L’aggressione inoltre viene percepita come “legittima”.

    1. Mi piacerebbe esaminare i dati sperimentali che tu citi. Potresti dare qualche riferimento piu’ preciso?

  9. Certo Francesco! Per quanto riguarda l’esperimento di Bandura, basta che fai una ricerca su internet “esperimento bambola Bobo Bandura” e trovi anche i filmati originali. Per l’altro devo tornare a casa per darti i riferimenti precisi. Non li ricordo a memoria.

  10. Tra l’altro l’esperimento di Bandura è addirittura del 1961..l’altro molto più recente ovviamente, anni 2000, a dopo per i riferimenti precisi.

  11. Francesco eccoti i riferimenti:
    Anderson, C.A., e Bushman, B.J (2002) The effects of media violence on society. Science, 295, 2377-2378.
    Anderson C.A. e Dill, K.E. (2000) Video games and aggressive thoughts, feelings, and behavior in the laboratory and life. Journal of Personality and Social Psychology, 78, 772-790.
    E c’è pure, già che ci siamo: Anderson, C.A., Carnagey, N.L. e Eubanks, J (2003) Exposure to violent media: the effects of songs with violent lyrics on aggressive thoughts and feelings. Journal of Personality and Social Psychology 84, 960-971.

  12. Articolo molto interessante, proprio ieri si è riaffrontato il discorso tra le mamme della scuola materna dove ai nostri bambini per 3 volte al giorno, per circa 15 minuti, li mettono davanti alla tv a vedere cartoni. Io sembro un’aliena perché contraria, molte dicono che è un momento di relax sia per le maestre che per i bambini! Che bel modo d’insegnamento…si sono persi molti valori. Purtroppo!

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