Un’estate giocando con l’arte

educazioneglobale l'Arte per GiocoUn campo estivo tutto all’insegna dell’attività artistica, dove regnano la creatività e il gioco, dove l’enfasi non è sulla regola ma sull’esempio di cosa si può fare usando alcuni materiali piuttosto che altri.

Esiste davvero? Esiste, l’ha fatto il mio terzogenito per due settimane alla Busy Bees International Preschool di Roma, nella sua nuova sede di via Ristori.

Per l’anno prossimo la scuola, nata dall’asilo nido Ape Maia di Gabriella Gliozzi, promette bene. La sede di via Ristori avrà solo insegnanti di lingua inglese ma applicherà il metodo Reggio Emilia (si, quello di Loris Malaguzzi, il metodo didattico italiano più noto al mondo dopo quello Montessori), ma torniamo al campo estivo.

Faceva caldo, un caldo afoso di quelli che a Roma ti tolgono il respiro, ma dietro il cancello del villino di Busy Bee, c’era la sensazione che ogni giorno portasse con sé una nuova scoperta. Semplicità e creatività, ecco gli ingredienti che hanno fatto da leit motiv al gruppetto di bambini che l’artista spagnola Maria Angeles Vila Tortosa ha fatto disegnare scalzi, giocare, raccogliere foglie e rametti nel giardino per usarli a mo’ di timbri intingendoli nella pittura. I bambini tornavano a casa tutti colorati di pittura e pieni di parole nuove (alcune in spagnolo, il che non guasta!).

La prima settimana è stata ispirata alle opere di Munari. Per chi non ne sa nulla, Bruno Munari, artista e designer milanese, è stato l’ideatore di un nuovo metodo per sviluppare la creatività infantile. Nel 1945 Munari, avendo un figlio che aveva allora 5 anni, si rese conto che il mercato librario di allora non offriva nulla di interessante per i bambini piccoli. Così progettò una serie di  oggetti e di libri per l’infanzia. Oggi quei libri sono simili ad altri in vendita per bambini, con finestrelle da aprire, storie curiose e illustrazioni accattivanti e, dunque, hanno forse perso la loro portata rivoluzionaria. Non così, invece, le sue attività laboratoriali, che sono più che mai attuali, specie in un mondo dominato dall’aggressivo marketing di prodotti seriali per l’infanzia.  Munari per me è una vecchia conoscenza: ero bambina che mia madre mi mostrava il libro de Le macchine di Munari o che giocavo a Più e Meno.

Munari diceva che un bambino creativo è un bambino felice. I bambini a Busy Bee erano creativi e felici, sperimentando (leggete pure: “pasticciando”, perché no?) materiali, strumenti e tecniche varie.

Un limone è un frutto giallo ed aspro: a quattro anni mio figlio lo sa bene, ma è stato grazie a Maria Angeles che ha scoperto che diventa un timbro, un pennello o una ruota se lo tagli a metà e lo intingi nell’inchiostro nero, lo appoggi sulla tela e premi forte.

Mezzo peperone, con il suo bordo ondulato, usato come un timbro, dopo essere stato immerso nell’inchiostro rosso sembra che disegni il profilo di una rosa vista dall’alto. Non lo sapevo, ma la pittura con frutta e verdura è un’idea che Bruno Munari ha descritto in un libro che si chiama Rose nell’insalata.

Un altro giorno i bambini hanno realizzato dei libri a modo loro. Tagliando, incollando, decorando le pagine e poi, a casa, raccontando a parole quello che sul libro non è scritto. Libri senza parole, libri illeggibili, diceva Bruno Munari, il quale credeva che il libro come oggetto, indipendentemente dalle parole stampate, può sempre comunicarci qualcosa (Munari parlava anche di pre-libri: libri senza storie, parole o personaggi, per avvicinare i bambini piccolissimi ai libri).

Uno dei momenti che mi ha colpito di più, perché l’ho visto narrato dalle foto che mandava Maria Angeles a fine giornata, è stata la costruzione dell’albero. E’ un lavoro di Munari che si basa sulla realizzazione, con la carta, della sagoma di un grande albero appena fermato per terra da pezzettini di scotch. Più grande è la stanza e più grande è l’albero. Su questo albero, i bambini, chi seduto chi sdraiato, chi scalzo, chi con pennelli e acquarelli, chi con pastelli, hanno disegnato liberamene.

Nelle foto successive si vedeva l’albero staccato da terra, lanciato in aria, poi fatto a pezzi, infine ogni bambino ne aveva uno, chi in testa, chi avvolto intorno al corpo. Non ho letto abbastanza di Munari per cogliere appieno il senso del lavoro secondo lui: la descrizione di questa attività è in un libro difficile da trovare che si chiama “Il castello dei bambini a Tokio” dove afferma che “distruggendo il modello resta la regola”; a me è parso un mandala, qualcosa che i crea per il piacere di creare e poi si distrugge.

Durante le giornate, visto che Busy Bee è una scuola internazionale, c’era anche lo spazio per la lettura in inglese, a cura di Joanna, insegnante e atelierista secondo il “metodo Reggio” che dirigerà la sede di Busy Bee di via Ristori. I bambini hanno poi fatto danza e movimento e la mattina sono stati in giardino a godersi il prato, la cucina all’aperto e la casetta sull’albero, con i tronchi all’interno della casetta ed un tetto trasparente per osservare le foglie.

educazioneglobale Arte e bambiniLa seconda settimana è stata dedicata a Mirò. Mirò uno di quegli artisti che indubbiamente trasmette allegria, che mette di buon umore…un artista che disegna come un bambino, che gioca con linee e colori.

Mio figlio ha disegnato un pesce-palla e, solo guardando i lavori fatti dai bambini mi sono fermata a riflettere quanto deve aver studiare Mirò per dipingere come un bambino.

Maria Angeles Vila Tortosa è una donna giovane e sempre sorridente. E’ laureata in Belle Arti presso la Politécnica di Valencia ha fatto diverse mostre personali e collettive in gallerie e istituzioni spagnole ed italiane. Come docente, ha collaborato con l’Istituto Cervantes coordinando la didattica; ha insegnato incisione e pittura sia per adulti che per bambini in scuole e licei. Devo dire che la cosa che mi ha sempre colpito è che anche quando andavamo a riprendere i bambini non sembrava mai stanca. Sorridente, malgrado il caldo, pronta a spiegare quanto avevano fatto, rilassata e allegra come se sino a quale momento avesse fatto la cosa più bella del mondo.

Il campo estivo è finito ed abbiamo appeso in stanza di mio figlio le sue “opere”, organizzando una piccola mostra casalinga.

Se comparo quello che abbiamo in stanza ora con quello che ha fatto nella scuola dove è stato sino a giugno, la differenza è evidente. Lì i bambini hanno prodotto una infinità di “lavoretti”. Chi è genitore in questa epoca ci è passato e sa di cosa parlo.

Sono belli i “lavoretti”, non c’è che dire: cartone, carta crespa, fili di lana, pezzetti di plastica sono diventati alberi di Natale, colombe di Pasqua, angioletti, clown, pesci e via dicendo. Non è che non siano allegri o belli o che non insegnino qualcosa. Ma sono tutti così simili a quegli altri centinaia che ho visto nella vita (al terzo figlio nell’arco di quattordici anni qualcosa avrò imparato, o no?) e soprattutto sono fatti così bene che si sente più la mano della maestra che quella del bambino. So sin troppo bene come sono stati prodotti a scuola quei lavoretti: a catena di montaggio, con infinite regole e divieti (la maestra italiana, diceva mio figlio, lo sgridava perché lui non seguiva le istruzioni).

Personalmente, alla fine quando mando uno dei miei figli a scuola, ad un campo estivo, o ad un corso a me non importa il prodotto ma importa il processo ed ho scoperto di non essere la sola a pensarla così. Non m’interessa in sé il lavoretto, se non gli appartiene. M’interessa che abbia esplorato e imparato e che si sia divertito. Il lavoretto è come la medaglia della gara di sci: a me importa che sappia ed ami sciare, null’altro. La medaglia è un oggetto presto dimenticato. Certamente, tornando ai lavoretti, capisco sia necessario che la maestra spieghi (o mostri) come si tiene il pennello o la penna, ma, poi, se il ritratto della mamma è uno scarabocchio è perfetto così: saranno le parole del bambino a narrarlo.

Nel caso foste interessati a iscrivere i vostri bambini a questo campo estivo per quest’anno è troppo tardi, se ne parla il prossimo. Nel frattempo, è bene sapere che da settembre Busy Bee il pomeriggio organizza laboratori anche per bambini e ragazzini esterni alla scuola. Chi mi legge da Milano o da Palermo e si è comunque incuriosito può provare a contattare l’Associazione Bruno Munari per capire dove si organizzano laboratori. Chi, invece, mi legge da Londra, Tokyo, Bruxelles o Philadelphia può sempre organizzarsi in casa un piccolo laboratorio Bruno Munari. Cominciate tagliando un limone a metà….

Se ti è piaciuto questo post iscrivi ad educazioneglobale! Leggi anche: 

Aggiungi un commento - Leave a Reply