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Scuola internazionale: un papà racconta

Cosa è una scuola internazionale? In cosa si distingue da una scuola bilingue (come quelle di cui si è parlato in un altro post)?

I genitori interessati al tema spesso fanno fatica a distinguere tra i due modelli, ma non hanno tutti i torti: spesso districarsi in questo nuovo lessico è complicato.

Il modo più semplice per capire meglio cosa è una scuola internazionale è andarlo a chiedere a chi ci manda i propri figli.

Ho chiesto allora aiuto a Francesco S. che ha due gemelli (femmina e maschio) di sette anni e mezzo e che frequentano la third primary a Venezia, presso una scuola internazionale inglese.

Ecco, dunque, il racconto di Francesco S.

La scuola che abbiamo scelto ha programmi modellati su quelli del Regno Unito, e già qui è necessaria qualche precisazione. Intanto, in termini del tutto generali, la scuola internazionale è un poco come il “misto seta”: non ne esiste una definizione ufficiale, che vincoli a determinati contenuti minimi, come fa la DOP per i prodotti alimentari. All’interno della categoria – per continuare con la metafora – ci può essere il foulard quasi tutta seta e una minima percentuale di spandex per elasticizzarlo come pure il tutto spandex. Fuor di metafora, c’è la scuola internazionale che segue effettivamente il sistema di istruzione di un paese:  che sia Regno Unito (come nel nostro caso) oppure Francia (per la scuola francese) o Stati Uniti (per la scuola americana) e la scuola ha solo gli adattamenti strettamente necessari al fatto che opera in territorio italiano. Poi ci sono i modelli misti, ossia quelle che, a forza di prendere una cosa da un sistema di istruzione e una cosa da un altro, sono così internazionali da fare storia sé e, infine, ci sono quelle che di internazionale hanno solo il nome.

Prima regola, quindi: informatevi. Una buona scuola internazionale, e, aggiungerei, qualunque buona scuola, è trasparente: non ha problemi a ricevervi e a darvi tutte le informazioni che chiedete anche quando, come, nel caso del mio primo contatto, vi presentate con due bambini di due anni all’open day pensato per i soli genitori.

Corollario a questa regola: perché il discorso serva a qualcosa, un poco di interesse per la cultura di riferimento ce lo dovete avere.

Curiosità: le scuole internazionali di cultura anglosassone sono – nella quasi totalità dei casi – scuole private (e purtroppo molto costose), ma paesi più lungimiranti del nostro, la cui lingua non gode della “rendita di posizione” dell’inglese, mantengono una rete di proprie scuole pubbliche all’estero. Chi è di Roma, ad esempio, conosce lo Chateubriand, liceo francese che dipende dal relativo Ministero, come il londinese Charles De Gaulle. L’Italia –anche in questo caso all’avanguardia della retroguardia-  le ha invece chiuse tutte: nel momento in cui parliamo, per esempio, a Londra esiste una sola scuola internazionale italiana, gestita però da una fondazione privata.

La nostra scuola internazionale, ove i gemellini hanno finora svolto tutto il corso di studi, prevede due anni di nursery, uno di reception, cinque di primary e tre di middle, e arriva quindi sino all’equivalente della nostra terza media (che poi ormai si chiama “secondaria di primo grado”). Il corso di studi, rispetto al modello UK non è, a rigore,  completo: mancano i primi due anni di nursery. Per i piccolissimi, infatti, la scuola non è attrezzata; viceversa, il corso completo c’è, ad esempio, a Padova.

Ma quali sono le particolarità rispetto al sistema italiano?  Per i primi due anni, la differenza c’è ma non si vede: le maestre  – ogni classe alla nursery e alla reception ne ha due, più quelle delle attività speciali, come la musica – sono madrelingua, parlano solo in inglese… e i pupi assorbono.

Potete gratificarvi alle recite; potete inoltre notare che vedono con interesse, ma non sempre e non comunque, i cartoni in inglese, ma potreste pensare che non ne sia valsa la pena: in fondo, la filastrocca in inglese la cantano anche alla recita del più disastrato asilo pubblico. Un osservatore attento però noterà qualcosa: la pronuncia non è il solito disastro, anzi ricorda in modo sospetto quella degli annunciatori televisivi. E’ solo l’inizio: la differenza cominciate a sentirla in reception, ed è come – alla scuola di volo – passare dall’aliante al jet.

Nel sistema inglese, la reception non è, come per noi, l’ultimo anno di scuola per l’infanzia, ma è il primo della primaria, e quindi ha un programma strutturato. Mica da poco: lettura, numeri fino al venti, addizione, sottrazione… Nel nostro caso, poi, la prima maestra l’italiano non lo capiva proprio, e quindi l’immersione nell’inglese era davvero totale.

E la lingua si studia davvero: in reception si impara a leggere con quella che, per i bambini inglesi, è una presenza quasi di famiglia, ovvero la serie dei libretti dell’Oxford Reading Tree (ORT). In sintesi, è una serie graduata di storie, da quelle semplicissime a quelle strutturate, che accompagna i bambini sino alla fine della primary, ed è imperniata sulle avventure di tre loro simili, i famosi Chip, Biff e Kipper. E’però il caso di notare che una buona insegnante non si limita all’ORT: esistono molte altre serie similari, anche di “non-fiction”, altrettanto valide, anche se meno note. Nel caso della nostra scuola, abbiamo assegnato in media un libro alla settimana, e dobbiamo far esercitare i bambini nella lettura, annotando i risultati sull’apposito Reading Report, ovvero una sorta di registrino a ciò dedicato.

Così si scopre perché l’inglese si è imposto come lingua mondiale: in inglese, con le figure e le parole di una o due sillabe, si racconta una storia. In italiano, con monosillabi e bisillabi non si va neanche dietro l’angolo. Si scopre poi, osservando i materiali di matematica, che la scuola non usa libri di testo, ma schede preparate di volta in volta dall’insegnante. E’ un sistema non migliore né peggiore del nostro, dipende dall’insegnante stesso: bisogna solo abituarsi. Intanto, il pupo lo ha già fatto, e ci ha sopravanzato.

Alla fine della reception, c’è la prima crisi di identità. Intendo del genitore, non dei pupi. In genere comincia con una domanda: e l’italiano?

Le risposte possibili sono due, e dirò quale è stata la nostra. Prendetela però con beneficio di inventario: non mi stanco di ripetere che parlare di questi argomenti con me è come discutere della sharia con il mullah Omar…

Se siete come me, ritenete realistica la seguente considerazione. I nostri pupi, dopotutto, parlano italiano per la gran parte del giorno e quindi l’italiano – questo sì, non l’inglese – lo possono sempre imparare. Naturalmente, è necessario qualche piccolo sforzo: ad esempio, a casa da noi il dialetto non si usa, salva la citazione caricaturale, alla quale il veneto particolarmente si presta. Potete quindi fidarvi dell’italiano che insegna la scuola – sul quale più avanti i dettagli. A questo punto, vi prende il “sacro fuoco”: realizzate che l’editoria inglese produce un universo di ottimi materiali per bambini, moderni, ben fatti ed intelligenti, e cominciate ad acquistarlo per casa vostra, su Internet o con incursioni a Londra (attenti all’eccedenza bagagli!). Dell’ORT, e di altre collane, c’è anche la guida per i genitori, e c’è una guida ulteriore per ogni aspetto della vita scolastica… avete solo l’imbarazzo della scelta. In rete poi, del tutto gratis, potete seguire qualche forum di genitori UK, e scoprire con piacere che la vostra classe, fatta di bambini bilingui, è al passo con una corrispondente classe monolingue  inglese. Quanto ai contenuti, un solo esempio: mia figlia si è appassionata alla tematica dei pregiudizi razziali –che giudica semplicemente stupidi– con una minibiografia di Rosa Parks. Non ho potuto non confrontarla con il mesto libriccino di una autrice per bambini che in Italia va per la maggiore, ove le famiglie decidono di finanziare la scuola per l’acquisto della carta igienica, e l’isolato genitore che obietta “ma allora, le tasse cosa le paghiamo a fare?” viene seccamente zittito con l’accusa di “buttare tutto in politica”.

Altri invece sono stati di parere diverso: la paura che i figlioli “non sappiano più parlare italiano” ha preso il sopravvento, e i miei giovani hanno perduto tanti compagni, rientrati nel rassicurante (?) alveo della scuola “convenzionale”.

Siete allora arrivati alla primary vera e propria, ove si svolge un programma ampio, con più di un insegnante. La squadra comprende l’insegnante di madrelingua, che svolge le materie fondamentali in lingua inglese, l’insegnante di musica, quello di PE (educazione fisica) e quello di IT (tecnologia informatica), che pure insegnano in inglese, e l’insegnante di italiano, che lo insegna come lingua straniera, e ha le sei ore settimanali che nella scuola pubblica sono dedicate alla lingua propriamente detta. Nel nostro caso, finora sono state più che sufficienti. Ricordo ancora l’emozione nel rivedere, sul quaderno di italiano, la filastrocca che era sul sussidiario della mia prima elementare… al di là dei sentimentalismi, però, è richiesto un serio lavoro a casa, più accentuato per l’italiano, ove i compiti si devono fare, e nel caso nostro occupano il sabato mattina, con qualche aggiunta se necessario.

I compiti di inglese, per parte loro, nei primi due anni comprendono soprattutto lo spelling, che per noi italiani, la cui lingua si scrive come si pronuncia, è un oggetto misterioso. Funziona così: ogni lunedì l’insegnante assegna una lista di parole, sulle quali ci sarà la prova di dettatura il venerdì successivo. Giorno per giorno, vi eserciterete: se non vi fidate della vostra pronuncia, in rete c’è, gratuito, il dizionario Oxford Paravia, con i files relativi, quindi non avete scuse. I miei giovani hanno un punto di onore nel completare la prova senza errori, perché così il papà fa loro un piccolo regalo.

Ma – direte voi – il rientro nella scuola italiana è possibile? Un serio aiuto per far bene anche l’italiano, viene, nel caso nostro, dalla veste giuridica della scuola, che non è paritaria. La direzione ha inteso rimediare facendo sostenere, ogni anno della primary e alla fine della middle, l’esame “da privatista” davanti alla commissione statale esterna, che si reca a scuola. Di conseguenza, specie nelle ultime settimane di scuola, l’insegnante di italiano fa un certo numero di ore integrative, per abituare alla metodologia italiana. In pratica, fanno tante di quelle prove d’esame che il grande giorno la paura è già passata, e l’esperienza viene vissuta come uno stimolo ulteriore a fare bene, con uno spirito di corpo che non guasta: si tratta di far fare bella figura alla scuola, e ci si impegna molto.

Fin qui la mia esperienza personale, che è tutta positiva. Ma chi la scuola internazionale la sta ancora scegliendo – e magari ha più alternative – ha un problema: come fare a valutare la qualità?

Molti guardano esclusivamente alla percentuale di madrelingua, ma attenzione. Un’elevata percentuale di allievi stranieri, inglesi e americani, può essere positiva, ma non guardate solo quella. Si, perché, quello che conta, non è (solo) la percentuale di madrelingua ma la qualità della scuola. E allora, se gli stranieri presenti sono tutti di famiglie “in transito”, ossia che si trasferiscono di frequente per lavoro, la cosa non è necessariamente positiva. Una persona che conosco mi ha raccontato l’esperienza di suo figlio ad una scuola internazionale di Praga: confezione di super lusso, con bodyguard alla porta e ristorante tre stelle Michelin o giù di lì, insegnanti sicuramente di madrelingua… peccato che una di costoro insegni in dialetto scozzese. Chi se ne intende, mi dice che è come se si insegnasse in bergamasco stretto. Le famiglie protestano, la scuola promette interessamento… intanto, l’anno finisce, e buona parte dei protestatari si trasferisce. Risultato: l’insegnante continua a fare quello che faceva. L’utenza “stanziale”, certo, può essere a volte più ruspante – perché comprende anche famiglie che l’inglese non lo masticano così bene – ma, se è una utenza bene informata (ossia, se si studia i programmi scolastici del Regno Unito) ed è fidelizzata è, in teoria, in miglior posizione per chiedere qualità.

Che poi questa qualità come si misura? Intanto vedendo se le competenze dei ragazzini sono al livello di quelle dei loro coetanei inglesi. Come si fa, direte? Ebbene qui ci viene in aiuto l’ORT. Cosa è? Ma è l’Oxford Reading Tree che ho già menzionato più sopra. Qui (https://global.oup.com/education/content/primary/series/oxford-reading-tree/?region=uk), trovate la corrispondenza tra i libri e l’età che devono avere i bambini che li leggono. Così potete comparare i vostri figli con i loro coetanei inglesi, almeno per livello di literacy.

E per i ragazzi più grandi? Io ci devo ancora passare, ma vi anticipo che è importante mettere a confronto i risultati degli esami standardizzati – che hanno strani nomi come GCSE e IGCSE A-levels e IB – e vedere il ventaglio delle materie insegnate per sostenere quegli esami. Ma più oltre non posso andare, avendo figli di 7 anni. Per me posso dire che, fin qui, i risultati ci sono. Per il futuro, ci sono tante idee, il resto, come dice la canzone, lo scopriremo solo vivendo.

E io ringrazio Francesco S. per la sua testimonianza, che spero sia utile a molti.  Elisabetta

 

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Comments

  1. Esperienza di amici e in generale di ex studenti della scuola internazionale di mio figlio, nessun problema in italiano ( anzi). Chi è passato nei vari licei italiani non ha avuto nessun problema in italiano , forse più problemi con l’inglese visto che spesso lo parlavano meglio dei loro prof. Certo sconsiglierei di fare linternational magari IB per poi passare in una scuola che dura un anno in più e che ha un sistema completamente diverso.

    1. Grazie per avere condiviso la tua esperienza. Che cosa intendi quando dici “sconsiglierei l’International?” Ti riferisci a continuare il percorso internazionale anche per l’High School?

  2. Buongiorno Adriana, permettimi un civile dissenso. Non ritengo produttiva la scelta di frequentare una scuola in lingua inglese fino, sostanzialmente, alla terza media per poi passare a un liceo italiano, e in prospettiva ad un’universita’ italiana.
    In miei precedenti interventi, che, se tu non avessi di meglio da fare, potrai rintracciare, ho argomentato il punto fino a stufare, ma in sintesi si puo’ dire questo.
    Il muscolo non esercitato si perde: se si vive, come tu dici, in un contesto di sola lingua italiana, l’inglese acquisito con tanto impegno e tanta spesa si perde nel giro di un anno. Inoltre, la qualita’ dei licei italiani, con tutto il loro latino che apre la mente, e’ assai modesta, almeno rapportandosi a una scala internazionale. Con una maturita’ italiana, a meno di non essere in sostanza autodidatti, ad un’universita’ straniera di prestigio non si accede. Resta l’universita’ italiana. Purtroppo, per trovarne una nella classifica mondiale QS bisogna scendere al 180 posto.
    A questo punto, provocatoriamente, mi chiedo: a che serve una scuola internazionale? Meglio restare da subito nel sistema italiano, visto che e’ quello che ci connotera’ in termini di esito finale.

    1. Buonasera Francesco, sono d’accordo con te che la lingua, come un muscolo, se non esercitata la si perde con estrema facilità quindi , qualora optassimo per un liceo italiano dopo una scuola internazionale (ovviamente sarà una decisione da riconsiderare in itinere, alla luce delle attitudini e dei risultatti scolastici di mia figlia), sono perfettamente consapevole che dovrei integrare il liceo italiano con lezioni/attività in lingua inglese alfine di non farle perdere il livello di inglese che ha acquisito. Ciò che ho scritto nel post è una nostra idea ad oggi che mia figlia non ha ancora compiuto 3 anni ma nulla toglie che, valutando le sue attitudini, possiamo prendere in considerazione di continuare le superiori in una scuola internazionale. Nonostante io non abbia esperienza con altri figli, ritengo che l’educazione di un figlio/a sia un processo in fieri dove le variabili sono tante e che non si possa dare nulla per scontato. Grazie ancora per il tuo aiuto!

  3. Salve a tutti, innanzitutto grazie per quanto avete scritto, è una sorgente di rispessioni e di informazioni ineguagliabile.
    Gentile Francesco, ti scrivo per chiederti un consiglio su quanto sta per accadere ai miei bimbi.
    Dovrò trasferirmiper lavoro per 3 anni negli USA, dove i miei figli dovrebbero frequentare una scuola pubblica o internazionale, il grande dalla seconda media al primo anno di scuola superiore, la piccola i 3 anni di scuola media.
    Al nostro rientro in Italia i bimbi dovranno sostenere degli esami di ammissione alle classi che gli competerebbero (secondo e primo superiore)?
    Hai qualche suggerimento sulla scelta della scuola pubblica o internazionale in USA?
    Abbiamo sentito parlare di International Baccalaureate, cosa è?
    Grazie in anticipo per l’aiuto

  4. Ciao Stefano, intanto grazie per la fiducia! In poche parole – sempreche’ i tuoi figlioli parlino inglese, diciamo a un livello B2 del QCER- la scelta giusta e’ proprio l’Ιnternational Baccalaureate programme, su cui troverai amplissime informazioni proprio su questo sito. Da subito ti dico che e’ un corso di studi il cui diploma finale di maturita’ e’ riconosciuto automaticamente in Italia, mentre di regola non lo sono i titoli USA, copre tutta l’istruzione pre laurea, ovvero dalla primaria alla maturita’ ed e’ nato proprio per l’istruzione dei figli di famiglie itineranti, un tempo quasi solo quelle dei diplomatici, oggi molto piu’ numerose. Vedrai che, se ritornerete in Italia, i tuoi figlioli vorranno proseguire anche qui quel tipo di scuola, il cui diploma, in linea di principio, e’ riconosciuto in tutto il mondo al pari dei titoli nazionali per accedere all’universita’. Se ti servisse altro, sono qui!

  5. Gentile Francesco Spisani, sto leggendo con molto interesse i tuoi post e vedo che li scrivi da tanto tempo… Che classe frequentano oggi i tuoi “giovani”? Io vorrei inserire il mio cucciolo alle isvenice a settembre (lui ha frequentato una scuola materna bilingue a Mirano che la direttrice didattica della scuola mi ha confermato conoscere positivamente)… ho tanti dubbi… anche perché io inserirei il mio cucciolo in seconda (la prima elementare per vari motivi l’ha fatta in una scuola italiana). Avrei tante domande specifiche sull’ISVENICE e mi dispiace rubare tempo qui, quindi mi scuso con gli altri.
    Sei sempre contento della preparazione dei tuoi bimbi dopo un bel po’ di anni?
    Hanno già fatto l’esame di quinta elementare? dedicano qualche ora in più per supportarli nelle prove in italiano in vista di questo esame?
    E matematica tutto ok?
    Come è il giro degli insegnanti? si cambia spesso insegnate? E’ comunque garantita continuità?
    Grazie in anticipo

  6. Cara Sonia, siamo ormai alla Middle One, ed e’ tutto veramente ok. Casi di inserimento come il tuo ce ne sono, e sempre con ottimo esito. Autorizzo fin da ora la Webmaster a darti il mio recapito mail, se vuoi ci incontriamo e saro’ felice, davanti a un buon caffe’, di rispondere a tutte le tue domande. A presto!

      1. Cortesemente io vorrei avere la mail di Francesco per chiedergli in particolare della scuola specifica… parlando di una scuola in particolare non so se vale la pena fare qui… per gli altri magari può sembrare che rubiamo spazio e tempo…
        Quindi per cortesia le chiedo l’indirizzo mail di Francesco… Per il resto ripeto qui alcune delle domande specifiche sulla scuola specifica che avevo già fatto a Francesco, se lui risponde qui a me va bene… volevo evitare di risultare invadente.

        Ecco le domande per Francesco:

        Preparazione esame di quinta elementare? dedicano qualche ora in più per supportare gli studenti nelle prove IN italiano in vista di questo esame? studiare una materia sempre in inglese e poi dover esporre in italiano può non risultare così immediato…

        E matematica tutto ok?

        Hanno una bella aula informatica: se ne fa effettivamente buon uso secondo te?

        Come è il giro degli insegnanti? si cambia spesso insegnate? E’ comunque garantita continuità?… insomma c’è un nucleo di insegnati “storici” che garantisce che vengano seguite certe prassi/procedure nella preparazione delle varie classi?

        Per problemi di lavoro il mio bambino dovrebbe fermarsi fino alle 17 a scuola (c’è anche questo servizio), la sua giornata quindi è lunghina: puoi darmi un’idea della quantità dei compiti per casa? quanto tempo ci si deve verosimilmente dedicare?

        Secondo la tua esperienza (visto che hai accennato alla cosa) sono particolarmente attenti all’inserimento in un anno successivo al primo? intendo inserimento soprattutto dal punto di vista di inserimento in un gruppo già precostituito…

        grazie mille a entrambi (Francesco ed Elisabetta) in anticipo.

  7. Allora, io ti rispondo qui, e invito comunque Elisabetta a scambiare le nostre email per precisazioni di persona.
    Nell’ordine.
    Attualmente, l’esame di V primaria non esiste piu’; la scuola fa comunque sostenere una prova presso un istituto statale, per dare comunque il titolo necessario a chi volesse passare a una scuola statale o paritaria.
    Per questa prova, l’insegnamento di normale programma e’ comunque sufficiente, ma viene impartita anche una preparazione specifica per l’esame. Il risultato e’ sempre buonissimo, sia come voti, sia come impressione da parte degli insegnanti della statale, e non e’ poco, perche’ non mancano gli insegnanti che verso questo tipo di scuola partono prevenuti.
    Matematica alla Primary si fa col programma inglese, e i risultati sono pure molto buoni. Alla Middle, l’insegnamento e’ in italiano (la ripartizione delle ore alla Middle e’ la stessa del MYP dell’IB), e il titolare e’ validissimo prima di tutto come persona: due lauree, e tanto entusiasmo.
    Ottimo anche il cattedratico di IT, che ora comincia alla Primary con lo stesso docente della Middle: c’e’ tutto quel che deve esserci, e viene usato.
    Effettivamente, e’ uso della scuola cambiare ogni anno i docenti di classe, e’ anche una necessita’ perche’ per alcuni di loro l’esperinza in Italia e’ temporanea. Comunque, i punti di riferimento storici ci sono, e i miei bimbi non ne hanno mai sofferto.
    Il prolungamento pomeridiano si puo’ avere, con un piccolo sovrapprezzo. Alla Primary, i compiti sono molto leggeri fino alla II, poi fai conto che ci devi dedicare il sabato mattina e un po’ al giorno durante la settimana. Il fatto e’ che il programma e’ doppio, e bisogna lavorare un po’ per conto proprio, ma nulla di drammatico!
    Infine, il clima fra ragazzi e’ molto buono, anche quest’ anno abbiamo avuto quattro new entry, che si sono ambientate subito. Magari ruspanti, ma siamo simpatici!
    Per qualsiasi cosa, chiedi pure, ma a questo punto vediamoci. A presto!

    1. Tutto come avevo pensato… so che l’esame di quinta non c’è più ma l’esame di stato bisogna farlo perchè non si sa mai come cambiano le esigenze della famiglia per vari motivi… potrebbe essere che ad un certo punto bisogna rientrare nella scuola italiana…
      Solo una cosa non capisco: perché dici che il programma è doppio? a me risulta che dalla terza primaria si fa un po’ di storia e geografia e mate in italiano ma gli argomenti fatti nelle due lingue sono complementari… alcuni in inglese e altri in italiano. quindi teoricamente la quantità complessiva di compiti dovrebbe equivalere ad una normale scuola italiana!
      Il tempo da dedicare giornalmente secondo te quanto vale? un’oretta o cosa altro? Non è che mi ritrovo il pupo sui libri ogni sera fino alle 21?
      grazie ancora

      1. Quando lavori con due lingue, il programma e’ doppio di fatto, ma non ti preoccupare, di sgobbate sui libri non ne vedi!

        1. Grazie Francesco. Solo un’altra cosa: come giudichi la preparazione in italiano?
          Per quanto io sia d’accordissimo sul fatto che intrapresa una strada (scuole internazionali) il meglio sarebbe proseguire nella strada… non si sa mai cosa può succedere (problemi economici, trasferimenti in zone dove la scuola internazionale non è così a portata di mano… ecc.) quindi almeno a me tocca pensare anche alla possibilità di rientrare nella scuola italiana per esempio dopo le medie…
          La preparazione in italiano ha qualche lacuna secondo te?

  8. Sono sincero: a mio avviso non ne ha.
    Baso la mia opinione anzitutto sull’esperienza dei miei giovanotti, che attualmente sono in Middle One.
    La docente di italiano dedica molto spazio sia alla grammatica, sia ad altri aspetti della materia come l’epica. Ho visto, ad esempio, un lavoro molto serio sull’Iliade, culminato in uno spettacolo-dimostrazione all’open day.
    Chiaro che tutto cio’, se si partisse da una primary carente, non potrebbe essere.
    Poi, nessuno dei compagni i quali -per amore o per forza- sono rientrati nel sistema pubblico ha mai manifestato di aver trovato difficolta’. I problemi del rientro in una scuola statale, purtroppo, sono altri, e li conosciamo.
    Osservo anche questo: e’ un po’ un marchio di fabbrica delle scuole inglesi sviluppare nei giovani l’amore per la lettura. Ovviamente, chi ama leggere in inglese non disdegna nemmeno i libri in italiano, e la migliore scuola di stilistica e proprieta’ di linguaggio e’ la regolare lettura di buoni prosatori!

  9. Buonasera, sono Rosella, una “new entry” in questo blog e leggendolo mi sembra essere frequentato da persone addentrate alla materia. Vi esporro’ quindi la mia problematica sperando che mi aiutiate a dissipare la nebbia che mi frulla nella testa!!!
    Ho due bambini di 10 e 8 anni e quest’anno frequenteranno rispettivamente la V e la III elementare qui a Roma, precisamente presso un istituto salesiano. Dal prossimo anno mio marito verrà trasferito per lavoro in Grecia e precisamente a Salonicco. E qui arrivano tutte le mie ansie, paure, per il futuro scolastico dei due ragazzi.

    Si tutti a dirmi che l’esperienza sarà formativa, interessantissima, che i bambini sono spugne e bla bla bla, ma io sono seriamente preoccupata, specie perchè fino ad ora mi ero preoccupata di scegliere la scuola migliore vicino casa a Roma, mentre adesso, nella mia più completa ‘ignoranza in materia’ mi ritrovo a dover decidere sulle scuole Internazionali!!

    Punto primo cruciale l’inglese! Sappiamo tutti come viene fatto a scuola…e a questo stiamo provvedendo all’iscrizione ad un corso extra di gruppo per l’anno scolastico presso un istituto privato con un intensivo – individuale verso aprile/maggio prossimi.

    A quanto sembra lì a Salonicco dovrebbero esserci sia le scuole internazionali Europee e sia quelle Americane; dovendo rientrare dopo tre anni in Italia opterei già per quella Europea.

    Pero’ ripeto sono totalmente al buio, quindi vorrei sapere se dall’alto delle vostre competenze potreste aiutarmi in questa scelta, facendomi capire come funzionano le scuole internazionali; se addirittura avete la possibilità di informarvi della loro presenza proprio li a Salonicco….

    Francamente è un po’ che giro per il web, ma a tutt’oggi non sono riuscita ancora ad avere risposte esaustive ai miei dubbi (addirittura mi è sembrato di capire che nelle Scuole internazionali non esistono elementari e medie…si ho questi dubbi…), e spero tanto che invece questa volta possa essere il posto giusto che mi possa illuminare!!!

  10. Cara Rosella, grazie per la fiducia! Sono l’autore di questo articoletto e provo a risponderti. In ordine sparso: con me caschi relativamente bene, perché parlo anche greco moderno, e so qualcosa di Salonicco, anche se non ci sono mai stato. Si tratta di una città colta e cosmopolita, i Greci la chiamano con un termine equivalente al nostro “capitale morale” riferito a Milano, e non mi stupisce che ospiti più di una scuola internazionale, oltre all’Istituto ellenico di cultura, equivalente della nostra Dante Alighieri; se volessi anche tu imparare una nuova lingua, sarebbe un’ottima occasione.
    Detto questo, per risponderti al meglio vorrei qualche dato in più, essenzialmente due cose. In primo luogo, tuo marito è forse un funzionario dell’Unione europea? se per scuola europea intendi quella al servizio delle varie istituzioni europee, come quella di Parma, ausiliaria all’EFSA, si tratta senz’altro di una buona scelta, anche se particolare, e ti posso spiegare perché. Seconda cosa, e forse più importante, quanto prevedete che durerà e a cosa pensate che porti la vostra esperienza all’estero? si tratta di una parentesi di uno o due anni, al termine della quale è già deciso che rientrerete nell’alveo della scuola italiana, oppure è l’inizio di un percorso che ipotizzate già come internazionale? fammi sapere e ti sarò più preciso. Intanto, γεια σου και τα λεμε !

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