consigli e risorse per essere cosmopoliti

La scelta della scuola e i vizi cognitivi che non ci aiutano a decidere

Le tue amiche hanno già iscritto i loro figli a scuola…e tu? Tu sei divorata dall’ansia di sbagliare e spinta dalla fretta di chiudere la questione in un modo o nell’altro, sebbene ci sia ancora un po’ di tempo per completare l’iscrizione.

Per paradosso, mentre andavi in giro per open day delle scuole, raccogliendo informazioni, tutto pareva più chiaro, ma ora che bisogna prendere una decisione, è tutto più confuso.

E’ difficile decidere quando le conseguenze delle nostre scelte coinvolgono, oltre alla nostra vita quotidiana di genitori, soprattutto i nostri figli.

Il problema vero, però, è assai più ampio, ed è insito proprio nel modo in cui gli esseri umani ragionano. Il cervello, infatti, tende ad “automatizzare” più decisioni possibili: gli esseri umani non si sono evoluti per pensare in modo astratto. In realtà, l’intelligenza umana è funzionale ad uno scopo molto concreto: sopravvivere. Per questo motivo, nel corso dell’evoluzione, il cervello ha sviluppato delle regole empiriche, chiamate “euristiche” (dal greco eurisko, ossia “scopro” o “trovo”) che aiutano a prendere decisioni. Le euristiche sono scorciatoie mentali, rules of thumb, o, se vogliamo, intuizioni, che ci semplificano la vita corrente, consentendoci di prendere decisioni rapide ed efficienti, spesso basate su un singolo elemento. Le euristiche ci consentono di risolvere rapidamente i problemi, soprattutto i problemi cui dovevano fare fronte i nostri antenati cacciatori-raccoglitori. Un esempio? Se tutti scappano, è meglio scappare, perché probabilmente qualcuno ha effettivamente visto un leone: ecco l’“effetto-gregge”, assai utile se dobbiamo prendere una decisione rapida e intuitiva (quella che, nel linguaggio corrente, definiamo come “di pancia”).

Tuttavia le euristiche non ci aiutano se applicate a processi decisionali più complessi. Anzi, nella società moderna, quando dobbiamo prendere decisioni basate su una molteplicità di fattori di natura diversa, in condizioni di parziale incertezza e con un orizzonte di tempo ampio, le euristiche rappresentano un inciampo, un ostacolo alla decisione razionale. E’ per questo che, per la maggioranza delle persone, è tanto difficile, ad esempio, calcolare la propria pensione, acquistare un appartamento, valutare con lucidità se è più pericoloso prendere l’aereo o la macchina… ed anche scegliere una scuola! Si, perché le scorciatoie mentali, le euristiche più comuni, danno luogo ad una serie di vizi o pregiudizi cognitivi (in inglese cognitive biases) che limitano il pensiero razionale, distorcono il comportamento e non ci aiutano ad essere razionali.

L’origine del termine cognitive bias si può far risalire alle ricerche degli psicologi Amos Tversky e Daniel Kahneman, pubblicate nel 1974 con il titolo  “Judgment under Uncertainty: Heuristics and Biases“; da tempo, quindi, la psicologia cognitiva (così come l’economia comportamentale) hanno identificato e catalogato centinaia di vizi cognitivi.

Dunque, una chiave importante per migliorare il processo decisionale – anche quello di scelta della scuola – è imparare a riconoscere da lontano i pregiudizi o vizi cognitivi che ostacolano una visione lucida e razionale dei problemi.

Ma torniamo alla scelta della scuola. Quali sono i vizi cognitivi più comuni?

Cominciamo proprio dal vizio cognitivo che ho già menzionato: l’effetto gregge. Un esempio: gli altri genitori hanno deciso che opteranno per la scuola paritaria di quartiere. “E’ la migliore”, dicono, e un’amica afferma “una scuola tradizionale, proprio come piace a me, e poi hai visto quante attività fanno?”. A te non convince neanche un po’. Ti chiedi se alla fine la scuola pubblica di quartiere non sia migliore e se i soldi risparmiati mandando tua figlia alla pubblica non sarebbe meglio investirli in lezioni di musica e vacanze all’estero. Alla fine, tuttavia, decidi anche tu per la stessa scuola, perché scatta in te il timore di sbagliare (“la maggioranza avrà per forza ragione, no?”). Difficile ammetterlo, ma hai anche timore di essere messa da parte o che tua figlia venga esclusa da quel gruppo di bambini, figli delle tue amiche. Ebbene, sei vittima dell’“effetto gregge”: tendi a seguire la massa contribuendo a generare tendenze che si autoalimentano.

Del resto, anche il genitore che pensa di decidere da solo, in realtà si sente in un continuo e silenzioso dialogo con chi lo circonda: la nonna (per cui la scuola pubblica è migliore perché i docenti hanno vinto un concorso per insegnarvi), la zia (per la quale l’educazione è privata e cattolica), le amiche (che hanno scelto la scuola fighetta che ha un bel parco), e così via. Dunque, fare quello che fanno gli altri minimizza il “rammarico potenziale” (ossia la possibilità che in futuro ci pentiremo delle scelte fatte) e abbassa l’ansia di prestazione nel presente.

Un funzionamento simile ha anche un altro pregiudizio cognitivo, che potremmo chiamare vizio di conferma (in inglese confirmation bias). Ciascuno di noi tende ad evitare individui o gruppi che ci fanno sentire a disagio perché hanno convinzioni diverse dalle nostre (ciò che lo psicologo B.F. Skinner ha definito “dissonanza cognitiva”). E’ così che nasce il vizio di conferma: tendiamo a cercare, a prendere in considerazione e a valorizzare solo notizie, pareri o evidenze che confermano quello di cui già siamo convinti. Insomma, esposti come siamo a un grandissimo numero d’informazioni, consideriamo come rilevanti quelle che supportano le nostre idee e sottovalutiamo o ignoriamo le altre. Il vizio di conferma opera in tutti i campi in cui esistono credenze, ideologie, convincimenti. Se una persona ti pone davanti una convinzione antitetica alla tua, tenderai ad ignorare o svalutare il suo punto di vista.

Se tutte le persone che conosci tendono a fare una certa scelta che anche a te sembra la migliore, prendi per un attimo in considerazione il fatto che forse c’erano altri punti di vista da considerare che hai quasi rimosso dalla tua mente solo perché erano diversi da quello solito. Infatti, se il vizio di conferma ci spinge a dare maggior importanza alle sole informazioni a sostegno della nostra tesi, l’effetto struzzo (ostrich effect) ci porta a nascondere la testa nella sabbia quando ci vengono presentati dati che contrastano con le nostre convinzioni.

Poi c’è il vizio cognitivo derivante dall’effetto-scarsità. La scarsità è un tiranno: se abbiamo troppo poco, non riusciamo a guardare oltre. Ci hai mai fatto caso? Chi sta a dieta pensa sempre al cibo, chi è indebitato pensa sempre ai soldi. La scarsità è un tarlo che influenza, a un livello subconscio e incontrollabile, le capacità cognitive e i comportamenti. Anche l’effetto scarsità opera nell’ambito della scelta della scuola. Il dirigente scolastico della scuola privata prima ti spaventa adombrando i casi di bullismo della scuola pubblica e dicendoti che “là fuori è una giungla” (è realmente successo ad un’amica!), poi ti dice “comunque noi abbiamo pochissimi posti, se lei non reiscrive subito suo figlio apriamo le iscrizioni agli alunni esterni e non ci sarà più posto”. Presa dall’effetto-scarsità, reiscrivi tuo figlio, non del tutto convinta. Solo dopo ti chiedi se il dirigente scolastico mentiva o meno, o se sei stata troppo precipitosa.

L’effetto–scarsità, nel caso della scuola, si confonde anche con un altro vizio cognitivo: quello dell’avversione alle perdite, che opera principalmente quando dobbiamo prendere decisioni finanziarie. Per la maggior parte degli individui, la motivazione ad evitare una perdita è superiore alla motivazione a realizzare un guadagno. Questo principio psicologico generale, che è probabilmente collegato a una sorta di istinto di sopravvivenza, fa sì che la stessa decisione possa dare origine a scelte opposte, se gli esiti vengono rappresentati come perdite piuttosto che come mancati guadagni. Se ci viene detto che il posto in quella scuola non ci sarà più, lo accettiamo per paura di perderlo anche se non eravamo del tutto convinti. Ciò che è raro ci appare prezioso, anche quando non lo è.

L’illusione di frequenza (frequency illusion), poi, spiega perché si vedono ovunque conferme di quanto si è recentemente appreso. Facci caso: quando hai saputo di aspettare un bambino, ti sei accorta che nel quartiere in cui vivi ci sono dei bambini e hai cominciato a guardarli uno per uno. Quando hai iniziato a pensare alla scuola, hai improvvisamente notato tutte le scuole del tuo territorio. Per ciò che ci interessa, si sviluppa sempre un’attenzione selettiva.

Un altro vizio cognitivo che opera nelle nostre menti quando scegliamo la scuola è il vizio dell’ancoraggio mentale (anchoring bias). Siamo influenzati da cose appena viste o sperimentate. Così, se gli open day cui sei andata non sono stati proprio un fallimento, l’ultima scuola che hai visto ti appare come la migliore.

Nella scelta della scuola gioca anche il vizio di familiarità: ciò è familiare ci appare meno rischioso, dunque più preferibile. Ne consegue che moltissimi genitori, che magari vivono nella città in cui sono cresciuti, tendono a scegliere, per i propri figli, proprio la scuola in cui sono stati da bambini. Non volendo ammettere che lo fanno per pura nostalgia (e non ci sarebbe niente di male), giustificano la scelta con motivazioni varie, anche se in fondo, se esaminassero con sincerità i loro motivi interiori, si renderebbero conto di avere un pregiudizio positivo nei confronti di ciò che appare loro come familiare (che poi di familiare vi sono spesso solo le mura, essendo cambiate nel tempo, tutte le persone che in quella scuola lavorano).

Infine mi pare il caso di menzionare anche l’effetto-Galatea (Galatea effect), che poi è la profezia che si auto-avvera. Se pensi che farai la scelta sbagliata, allora farai la scelta sbagliata (anche sulla scuola).

Gli errori cognitivi sono evitabili e correggibili attraverso delle tecniche di correzione (de-biasing), ma forse il primo passo è esserne consapevoli. Chi volesse saperne di più, può leggere Pensieri lenti e veloci, il libro che lo psicologo israeliano (e premio Nobel per l’Economia) Daniel Kahneman ha scritto insieme ad Amos Tversky, dimostrando quanto sia difficile per gli esseri umani prendere decisioni, calcolare le probabilità e fare una corretta analisi costi-benefici.

E sulla scelta della scuola? Il metodo migliore per scegliere la scuola, credo, alla fine è un po’ socratico: sapere di non sapere (anche quando si sono raccolte delle informazioni oggettive ed imparziali), farsi e fare molte domande, non lasciarsi convincere dagli altri. Solo così saremo in grado di aiutarci a mettere a fuoco ciò che conta per noi e dove, presumibilmente, tentare di ottenerlo per i nostri figli. Salvo che questi non siano già grandi, nel qual caso conviene che partecipino alla decisione della scuola pure loro.

 

Se ti piace questo ‘post’ diffondilo! Ti potrebbero anche interessare:

Comments

  1. Correggere i propri “cognitive bias” è utile quando si deve evitare una scelta condizionata come questa. Lo studio, se non addirittura lo sfruttamento di questi “pregiudizi”, infatti, è ormai materia comune nel mondo del marketing e della politica. I venditori ormai si cibano di psicologia.

  2. Molto interessante il post “cognitivista”! Credo che sia molto importante mettere a fuoco almeno all’inizio cosa è prioritario per noi. Ad esempio, il fatto che ho una figlia unica (con la conseguente paura che venga su viziata) e che entrambi noi genitori abbiamo orari e ritmi di lavoro che possono essere particolarmente intensi, hanno fortemente influenzato la scelta di una scuola pubblica con un sistema educativo piuttosto rigido e senza compiti da svolgere a casa (tutto si fa a scuola we a parte) . Ho considerato questi aspetti più importanti di altri elementi comunque rilevanti: l’ubicazione della scuola nel mio quartiere e la presenza di un numero maggiore di ore di inglese, che solo una scuola privata può offrire. La condivisione tra genitori delle priorità mi pare anche un aspetto da non sottovalutare, così come il carattere del bambino. La presa di coscienza di aspetti di forza e di debolezza della nostra scelta, ci permette inoltre di poter compensare gli aspetti carenti: nel mio caso ad esempio, con un potenziamento dell’inglese fuori dalla scuola. Quanto all’aspetto di rigidità della scuola…credo le faccia bene e comunque sempre molto felice di andarci e adora sia le maestre che l’educatore. Quindi, per come è LEI (non so per gli altri) sembra che la scelta stia funzionando. Almeno per adesso. Alle medie, ma soprattutto al Liceo, sarà tutto da riconsiderare, mettendo maggiormente in evidenza anche le inclinazioni ed i desideri dei figli.

Aggiungi un commento - Leave a Reply