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Licei di 4 anni: cosa devi sapere dei nuovi percorsi quadriennali

Dal prossimo 16 gennaio si aprono le iscrizioni  alle scuole pubbliche e paritarie. Per i ragazzi che si accingono a scegliere la scuola superiore c’è – per alcune città – un’opzione in più, indipendente dalla scelta dell’indirizzo. Si tratta dell’opportunità di finire la scuola a 18 anni, iscrivendosi ad una classe di liceo o di istituto tecnico con percorso quadriennale anziché quinquennale.

La sperimentazione dei licei e tecnici quadriennali, di cui già avevo scritto su Educazione Globale si è ampliata nel tempo: erano 4 i percorsi liceali quadriennali, sono poi diventati 12 e saranno molti di più dall’anno scolastico prossimo (2018/2019).

Il 28 dicembre 2017, il MIUR ha, infatti, ammesso 100 classi per tutta la penisola alla sperimentazione quadriennale. Il piano sperimentale coinvolgerà, quindi, circa 2500 studenti in tutta Italia.

Cos’è un liceo o un istituto tecnico quadriennale? Quali erano i criteri per candidarsi? Quali classi sono state approvate e in quali scuole? Perché questa sperimentazione e che giudizio darne? Ed, infine, per gli studenti il liceo quadriennale può essere un buon investimento? Queste le domande cui tenterò di rispondere.

Cos’è un liceo o un istituto tecnico quadriennale?

La risposta alla prima domanda è la più semplice: una scuola superiore quadriennale è una scuola che dura 4 anni anziché 5, con il non piccolo particolare che il cosiddetto “monte ore”, ossia le ore che occorre fare per ciascuna materia, è lo stesso che veniva affrontato in 5 anni. Insomma niente sconti: gli studenti dovranno raggiungere competenze e obiettivi specifici di apprendimento previsti per il quinto anno di corso, nel rispetto delle Indicazioni Nazionali. L’esame di Stato rimane lo stesso, e identico sarà anche il diploma finale conseguito dagli alunni.

Quali erano i criteri per candidarsi?

L’Avviso pubblico aperto a indirizzi liceali e tecnici per candidarsi alla sperimentazione era stato emanato dal MIUR nell’ottobre del 2017. Ogni dirigente scolastico poteva attivare una sola sezione quadriennale, con in media 25-30 alunni. Tra i requisiti, quelli di non accogliere iscrizioni di studenti che avessero già usufruito di abbreviazioni del percorso scolastico e di non accogliere iscrizioni di studenti provenienti per trasferimento da percorsi quinquennali (leggi: studenti bocciati; quindi il quadriennale non è un modo per fare “due anni in uno”). Ulteriori vincoli ed indicazioni riguardavano l’operare senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato.

La proposta doveva contenere i quadri orari annuali e settimanali (per compensare, almeno parzialmente, la riduzione di una annualità del percorso scolastico); l’indicazione delle modalità di potenziamento dell’apprendimento linguistico attraverso l’insegnamento di almeno una disciplina non linguistica con metodologia CLIL a partire dal terzo anno di corso; la descrizione delle attività laboratoriali e delle tecnologie didattiche innovative utilizzate per l’acquisizione di specifiche competenze disciplinari e trasversali; gli insegnamenti opzionali attivati (per esempio: Diritto e Storia dell’Arte); le modalità e tempi di attivazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro (l’ASL si dovrà svolgere prevalentemente durante le vacanze estive, pasquali e natalizie); i criteri di priorità da applicare in caso di eccedenza di iscrizioni.

Quali classi sono state approvate e in quali scuole?

Le 100 scuole ammesse con il decreto pubblicato sono così distribuite: 44 al Nord, 23 al Centro, 33 al Sud.  Si tratta di 75 indirizzi liceali e 25 indirizzi tecnici. Sono 73 le scuole statali, 27 quelle paritarie. Il grosso è costituito da licei, soprattutto scientifici.

Tra le scuole selezionate per offrire il diploma breve, ci sono il liceo classico Sannazzaro di Napoli, il linguistico Malpighi di Bologna, il classico Flacco di Bari, il Majorana di Brindisi. A Roma compaiono lo statale Iis Salvini (con lo scientifico Azzarita), il paritario linguistico Highlands Institute, lo scientifico (sempre paritario) Visconti. A Milano, oltre al San Carlo dove la formula era già stata brevettata, c’è il classico Tito Livio e l’economico multimediale (paritario) De Amicis.

Ogni scuola poteva comunque attivare una sola classe sperimentale. L’elenco completo delle cento scuole ammesse, è contenuta nel Decreto Direttoriale prot. n. 1568  del 28 dicembre 2017 e Allegato A, che si trova sul sito del MIUR.

La sperimentazione andrà comunque valutata nel tempo: tutte le scuole ammesse si dovranno impegnare a partecipare a monitoraggi qualitativi regionali e nazionali.

Le richieste di sperimentazione arrivate al MIUR sono state quasi 200. Il MIUR chiederà al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione il parere su un decreto di ampliamento delle sperimentazioni per altre 92 classi. Pare che il via libera alle ulteriori 92 sperimentazioni debba  avvenire, comunque, nel mese di gennaio. Leggete quindi i commenti a questo post perché, se ci saranno novità, le riporterò certamente.

 

Perché questa sperimentazione e che giudizio darne?

L’allargamento della sperimentazione non ha incontrato il favore dei sindacati del personale della scuola, che vedono nella sperimentazione la scusa per ulteriori tagli e temono, in prospettiva, la perdita di posti di lavoro.

Molti hanno avanzato anche dubbi sull’opportunità di sperimentare la riforma di un ordine scolastico superiore senza rivederne il percorso precedente. Effettivamente siamo un Paese paradossale. Di finire la scuola a 18 anni si parla dal 2000 (e forse anche da prima).  Da anni esiste la percezione che i ragazzi italiani siano svantaggiati rispetto ai coetanei europei in quanto concludono più tardi il percorso di studi superiore. In realtà in Europa i 27 paesi Ue si dividono abbastanza equamente tra quelli che terminano il percorso scolastico a 18 anni (tra cui Francia, Regno Unito e Finlandia) e quelli, come l’Italia o la Germania che lo terminano a 19 anni. Tuttavia è molto razionale far coincidere la maggiore età con la fine della scuola.

Sono passati quasi 20 anni dal tentativo di riforma di Luigi Berlinguer che riguardava proprio al scansione complessiva dei cicli scolastici; ma se la riforma dei cicli, più volte proposta nei decenni non è andata in porto, con la sperimentazione si è avviato in parte il percorso che con le regole era risultato impossibile. A prescindere da cosa si possa pensare dei licei quadriennali, è buffo come entri dalla finestra quello che non si è riuscito a far entrare dalla porta.

Ricordo i vari avvenimenti in ordine storico: diciotto anni fa fu approvata la legge 30 del marzo 2000 fortemente voluta dal ministro Luigi Berlinguer. La proposta comprendeva un primo ciclo di 7 anni seguito da un secondo ciclo articolato in un biennio comune e in un triennio specifico per i diversi indirizzi. La riforma, però, non si fece più. Con l’avvento del Governo Berlusconi la riforma dei cicli di Berlinguer fu abrogata dal ministro Moratti.

Ci ha riprovato anni dopo, nel 2013, il Governo Monti con il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo: la riforma prevedeva una riduzione del secondo ciclo che sarebbe stato accorciato di un anno. Successivamente, la Ministra Maria Chiara Carrozza ha dato il via libera alle prime sperimentazioni.

Con l’attuale allargamento a 100 classi, la sperimentazione comincia ad essere su grandi numeri, nella speranza che dia luogo ad esperienze misurabili e valutabili.

 

Il liceo quadriennale può essere un buon investimento per gli studenti?

Onestamente è difficile rispondere. Guardando solo alla tempistica, può convenire agli studenti nati tra gennaio ed aprile che abbiano iniziato la prima primaria a 6 anni e mezzo. Ma “finire prima” non è il vero punto della scuola, è sempre più importante “fare bene” che diplomarsi presto. L’unico consiglio che mi sento di dare ad altri genitori e ai loro figli è di leggere bene il progetto di classe quadriennale e il suo quadro orario e valutare bene se la settimana scolastica ne risulta troppo appesantita e se il progetto è veramente innovativo. Molti studenti e genitori sono stati già agli open day e hanno già deciso, alcuni non sanno ancora quale scuola scegliere; a dicembre i licei quadriennali erano ancora in forse:  pertanto chi fosse interessato farebbe bene a rifare un giro per informarsi.

Come ci s’iscrive? Il 16 gennaio prossimo venturo partiranno le iscrizioni online e potranno effettuarsi sino alle ore 20.00 del 6 febbraio 2018. All’interno di questo lasso di tempo, però, nessuna fretta: non può essere data priorità alle domande di iscrizione in ragione della data di invio delle stesse. Si sceglie l’istituto che si preferisce su la Scuola in chiaro, memorizzando il codice della scuola prescelta che consente di individuarla esattamente, poi ci si registra sul portale www.iscrizioni.istruzione.it per ottenere username e password di accesso (a partire dal 9 gennaio 2018). A quel punto ci si iscrive compilando il modulo on line, sempre collegandosi con il sito www.iscrizioni.istruzione.it. Con lo stesso username e la stessa password si possono iscrivere più figli a scuola.

Infine, chi ha ancora tanti dubbi sui criteri sulla base dei quali scegliere un liceo può leggere Come scegliere un liceo? Ecco la guida che cercavi!

 

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Comments

  1. Personalmente sono favorevole ad un liceo di 4 anni in modo da adeguarsi a paesi come Usa e Uk.
    Ma per fare ciò ritengo fosse prima indispensabile rivedere il programma e ie ore…..così come fatto, se ho capito bene, è uguale ma solo in 4 anni. Così facendo deve essere molto pesante. Anche perché poi ci sono i compiti, il corso di lingua, lo sport, l’alternanza scuola lavoro, etc….

  2. Personalmente sono favorevole ad un liceo di 4 anni in modo da adeguarsi a paesi come Usa e Uk.
    Ma per fare ciò ritengo fosse prima indispensabile rivedere il programma e ie ore…..così come fatto, se ho capito bene, è uguale ma solo in 4 anni. Così facendo deve essere molto pesante. Anche perché poi ci sono i compiti, il corso di lingua, lo sport, l’alternanza scuola lavoro, etc….

  3. Come giustamente scritto, la sperimentazione è un modo per fare rientrare dalla finestra la riforma che non era passata dalla porta. Mi pareva MOLTO più ragionevole accorpare le ex elementari e le medie inferiori, accorciando il percorso di un anno, piuttosto che tagliare tout court un anno nel denso iter liceale. Non solo. Ho assistito a un Consiglio d’Istituto dove uno studente in gamba ha chiesto al dirigente cosa fossero esattamente quelle “competenze”, di cui si parla nella sperimentazione, che sostituirebbero le “conoscenze” sulle quali la scuola italiana è basata. La risposta è stata assolutamente vaga, ci si sta arrampicando sui vetri per non entrare nel merito, che nessuno realmente conosce. Inoltre, nel suddetto Consiglio, nel mese di dicembre ovvero a un mese dalla presentazione dell’eventuale (il Ministero ancora non aveva approvato) proposta sulla sezione quadriennale all’Open Day per i genitori, non esisteva alcun programma per tale sezione quadriennale… In un’epoca di assoluta superficialità, il mio unico invito è quello di approfondire: bello, sulla carta, che i ragazzi escano dalla scuola superiore a 18 anni, ma a che prezzo? Quali sono i programmi per tale scorciatoia? Non diverso il discorso dei 5 o 6 giorni al liceo: abbiamo le mense scolastiche nelle scuole come nel mondo anglosassone al quale teoricamente ci si vuole ispirare? Fanno i ragazzi sport in modo serio a scuola come nelle scuole anglosassoni? Se queste condizioni non vengono modificate (con quali finanziamenti?), la proposta, le proposte vi sembrano serie? Concludo con quanto condivido pienamente nel post: il punto non è “terminare prima”, ma “concludere bene il percorso”.

  4. Come giustamente scritto, la sperimentazione è un modo per fare rientrare dalla finestra la riforma che non era passata dalla porta. Mi pareva MOLTO più ragionevole accorpare le ex elementari e le medie inferiori, accorciando il percorso di un anno, piuttosto che tagliare tout court un anno nel denso iter liceale. Non solo. Ho assistito a un Consiglio d’Istituto dove uno studente in gamba ha chiesto al dirigente cosa fossero esattamente quelle “competenze”, di cui si parla nella sperimentazione, che sostituirebbero le “conoscenze” sulle quali la scuola italiana è basata. La risposta è stata assolutamente vaga, ci si sta arrampicando sui vetri per non entrare nel merito, che nessuno realmente conosce. Inoltre, nel suddetto Consiglio, nel mese di dicembre ovvero a un mese dalla presentazione dell’eventuale (il Ministero ancora non aveva approvato) proposta sulla sezione quadriennale all’Open Day per i genitori, non esisteva alcun programma per tale sezione quadriennale… In un’epoca di assoluta superficialità, il mio unico invito è quello di approfondire: bello, sulla carta, che i ragazzi escano dalla scuola superiore a 18 anni, ma a che prezzo? Quali sono i programmi per tale scorciatoia? Non diverso il discorso dei 5 o 6 giorni al liceo: abbiamo le mense scolastiche nelle scuole come nel mondo anglosassone al quale teoricamente ci si vuole ispirare? Fanno i ragazzi sport in modo serio a scuola come nelle scuole anglosassoni? Se queste condizioni non vengono modificate (con quali finanziamenti?), la proposta, le proposte vi sembrano serie? Concludo con quanto condivido pienamente nel post: il punto non è “terminare prima”, ma “concludere bene il percorso”.

  5. Vincolo del monte ore, quindi le ore di cinque anni compresse in quattro; abolizione delle vacanze, perche’ il periodo relativo serve per l’alternanza scuola lavoro (mi chiedo se almeno faranno grazia dei compiti a casa per le vacanze stesse) e vincolo di bilancio, perche’ non si deve spendere un quattrino in piu’ di quanto si spende oggi. Di che essere abbastanza perplessi, direi.

      1. Mah, dei liceali non so e non voglio dire, ma conosco ragazzini di secondaria di primo grado che da giugno a settembre, per non portare libri e quaderni in spiaggia anche nelle due o tre settimane di vacanza coi familiari, si sono dovuti adattare ad aprire quotidianamente libri e quaderni. Se e’ cosi’, si faccia un bel contratto collettivo, e due settimane almeno di ferie siano garantite. Altrimenti, per par condicio (che ora usa molto), vorrei che anche i lavoratori si portassero in spiaggia il tornio e qualche pezzo da rifinire, giusto per non perdere la mano…

  6. Vincolo del monte ore, quindi le ore di cinque anni compresse in quattro; abolizione delle vacanze, perche’ il periodo relativo serve per l’alternanza scuola lavoro (mi chiedo se almeno faranno grazia dei compiti a casa per le vacanze stesse) e vincolo di bilancio, perche’ non si deve spendere un quattrino in piu’ di quanto si spende oggi. Di che essere abbastanza perplessi, direi.

      1. Mah, dei liceali non so e non voglio dire, ma conosco ragazzini di secondaria di primo grado che da giugno a settembre, per non portare libri e quaderni in spiaggia anche nelle due o tre settimane di vacanza coi familiari, si sono dovuti adattare ad aprire quotidianamente libri e quaderni. Se e’ cosi’, si faccia un bel contratto collettivo, e due settimane almeno di ferie siano garantite. Altrimenti, per par condicio (che ora usa molto), vorrei che anche i lavoratori si portassero in spiaggia il tornio e qualche pezzo da rifinire, giusto per non perdere la mano…

  7. L’articolo che aspettavo… le notizie che non speravo, ma che mi aspettavo.
    Questa non è sperimentazione, è rimpasto.

    Si rischia semplicemente di far entrare nel mondo del lavoro qualche centinaia di migliaia di ragazzi un anno prima del previsto e, accompagnato dall’innalzamento dell’età pensionabile, aumentare il numero dei disoccupati e dei finti occupati.

    Perché, in questo paese provincialotto e superstizioso, sembra impossibile trovare qualcuno che possa parlare di riforma della scuola senza toccare gli stipendi di insegnanti e quant’altro, ma mettendo mano ai corsi di studio, alle materie… ai programmi!

    Sono molto sfiduciato…

  8. L’articolo che aspettavo… le notizie che non speravo, ma che mi aspettavo.
    Questa non è sperimentazione, è rimpasto.

    Si rischia semplicemente di far entrare nel mondo del lavoro qualche centinaia di migliaia di ragazzi un anno prima del previsto e, accompagnato dall’innalzamento dell’età pensionabile, aumentare il numero dei disoccupati e dei finti occupati.

    Perché, in questo paese provincialotto e superstizioso, sembra impossibile trovare qualcuno che possa parlare di riforma della scuola senza toccare gli stipendi di insegnanti e quant’altro, ma mettendo mano ai corsi di studio, alle materie… ai programmi!

    Sono molto sfiduciato…

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