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Licei italiani che offrono gli IGCSE: vantaggi e svantaggi

educazioneglobale-igcse-svantaggi-e-vantaggiCinque post sui “licei Cambridge” sono già tanti. E’ questo il numero delle volte che sono tornata sull’argomento. Ho spiegato altrove cosa sono i licei con progetto Cambridge che offrono, quindi, insegnamenti ed esami IGCSE. Ho elencato quali sono i licei Cambridge italiani città per città e cosa è il metodo CLIL. Ho anche spiegato come alcune scuole hanno stabilizzato il progetto Cambridge facendosi riconoscere alcuni indirizzi di Liceo internazionale a livello regionale.

Allora perché tornare ancora sull’argomento? Mi pareva importante chiarire i vantaggi e i possibili svantaggi di frequentarne uno, dal punto di vista degli studenti.

Poiché, come è noto, siamo in tempo di Open Day delle scuole, e dunque di scelta della scuola giusta, spero che questo post sia utile a chi si deve iscrivere al liceo (se lo trovate chiaro, giratelo ai vostri amici e conoscenti potenzialmente interessati).

L’adozione del progetto Cambridge da parte di molti licei italiani (scientifici, classici e linguistici, sia pubblici che paritari), è al crocevia di una serie di esigenze. In primo quella luogo, di trovare l’escamotage per ottemperare all’obbligo del CLIL che ricade sulle scuole (offrire alcune materie in lingua straniera). In secondo luogo, il crescente aumento dei licei Cambridge s’inscrive, chiaramente, nella ricerca sempre più spasmodica di iscritti, a fronte del calo delle coorti di giovani in età liceale. In terzo luogo, l’adozione degli IGCSE è anche un segnale positivo, di un cambiamento e di un tentativo di internazionalizzazione della scuola italiana che parte dal basso e in ordine sparso (in modo meno strutturato, insomma, rispetto al modello dell’Esabac e dei classici europei e dei linguistici europei pubblici e paritari).

Ne deriva, quindi, che tutto il fenomeno dei Licei Cambridge ha luci ed ombre.

La domanda vera è, però, se dal punto di vista degli studenti un liceo Cambridge è o non è “un buon affare”.

La risposta non è univoca, perché ogni Liceo fa storia a sé (come ogni liceale, del resto!). Quello che intendo presentarvi qua sotto è un tentativo di ragionare su questa scelta, in modo da fornire, a chi ha la pazienza di leggermi, qualche spunto in più per decidere.

Poiché in ogni scelta vi sono degli svantaggi, ho deciso di partire da questi, se non altro perché nessuno li mette mai in luce.

Gli svantaggi dei Licei Cambridge

  1. Spesso non si capisce bene in cosa ci si imbarca. Attualmente, i genitori iscrivono i figli alle scuole Cambridge non tanto perché questi sostengano gli International General Certificate of Secondary Education (IGCSE), la cui natura è ancora misteriosa per la maggioranza delle famiglie, ma perché vogliono che apprendano o migliorino l’inglese. Invece occorre avere chiaro che si tratta di studiare le stesse materie studiate dai propri omologhi inglesi e di sostenerne i relativi esami. Checché ne pensino le famiglie, che scelgono i licei Cambridge perché vogliono (giustamente!) rafforzare la lacunosa preparazione in lingua straniera dei propri figli, i licei Cambridge non vanno visti come “licei ad inglese potenziato”. Questo perché gli IGCSE e, in generale, il CLIL, ossia l’apprendimento integrato di lingua e contenuto, non è il modo migliore per imparare l’inglese (le lingue vanno cominciate presto e con un metodo comunicativo). E’ vero che nei Licei Cambridge, studiando materie del programma britannico, la scuola italiana deve far uso di lettori madrelingua (rari sono i casi in cui il docente curriculare ha le conoscenze per fare lezione senza lettore), ma non bisogna dimenticare che è la materia, piuttosto che la lingua, che ne risulta rafforzata. Solo nel caso dell’esame IGCSE-English as a Second Language (ESL) c’è un potenziamento della lingua di per sè; negli altri casi, fare l’IGCSE di mathematics o di latin, di geography o di english literature, è un bel carico di lavoro in più. E’ per questo che, già verso dicembre, o, tipicamente, alla fine del primo anno, un certo numero di studenti passa dalle sezioni Cambridge alle sezioni ordinamentali (insomma, “normali”). Per lo studente che già fatica con l’inglese, l’IGCSE è un ostacolo a volte insormontabile, salvo che non sia veramente appassionato della singola materia. Ciò che suggerisco alle famiglie e agli studenti è, comunque, di leggere bene l’offerta formativa e le materie che saranno offerte a livello IGCSE (magari anche di studiare il sistema di istruzione inglese, anche partendo da wikipedia). Infatti, a prescindere dall’indirizzo di scuola prescelto (scientifico, linguistico, classico) magari una certa scuola offre l’IGCSE in art & design, una seconda in biology e una terza in math. Meglio sapere a cosa si va incontro. Il modo è facile: guardate il syllabus (il programma) e i libri di ogni esame IGCSE, basta una rapida ricerca su Google. Insomma, quando gli IGCSE cominciano ad essere 3 o 4, l’impresa diventa complessa per chi non ha già un buon livello nella lingua inglese (almeno un B1, meglio il B2, dunque KET o, meglio, PET, ma presi con voti alti). Poi c’è sempre l’eccezione: so di ragazzi con un inglese scarso ed una propensione allo studio alta, che non hanno avuto problemi. Ma sono l’eccezione, appunto.
  1. Un carico maggiore di ore di scuola e di studio a casa. Non è che si possano aggiungere materie senza aggiungere ore. Un liceo con programma Cambridge è senza dubbio più pesante del normale. Esso è anche il contrario del liceo come era stato concepito all’inizio del ‘900: poche ore di lezione ex cathedra, accompagnate da lunghi pomeriggi liberi in cui andava concentrata una discreta mole di compiti e di studio a casa. E, ancora, in tale concezione originaria del liceo, v’erano materie molto astratte e prevalentemente umanistico-letterarie. Tanto è vero che prima fu il liceo classico (da una sua costola nacque lo scientifico). Ancora, in quella concezione di liceo, che ci portiamo dietro, c’era e c’è il peso notevole dato alla storia come chiave di lettura di tante altre discipline: noi pensiamo di aver studiato a scuola filosofia o arte, ma non è vero. Chi ha fatto un liceo italiano ha studiato “storia della filosofia” e “storia dell’arte”, non “filosofia” e “arte”. Infatti non sa usare il pensiero filosofico per risolvere problemi (semmai sa dire cosa pensava Talete o cosa riteneva Hegel). Similmente, non sa realizzare un acquarello o un chiaroscuro con il carboncino (casomai ricorda le opere di Rubens o sa descrivere il Discobolo di Mirone). Un liceo italiano con 3 o 4 esami IGCSE e, forse, un paio di As-levels (che sono la tappa intermedia verso gli A-level) è un liceo tutto diverso. Intanto è pieno zeppo di ore, ma è anche un liceo in cui, di una materia, si può affrontare il lato laboratoriale o comunque creativo e, se si ha la fortuna di avere lettori madrelingua in gamba e titolari di cattedra capaci di collaborare, si fatica di più ma s’impara molto (della materia, soprattutto; dell’inglese forse un po’ meno). Se tutto questo non accade, invece, si fa una gran confusione tra orari, libri e verifiche. La scuola italiana sta sperimentando sulla pelle dei nostri figli.
  1. Gli esami IGCSE non aprono tutte le porte. E’ bene metterselo in mente: l’accesso all’università inglese si ha con completamento degli studi di scuola superiore. Gli esami IGCSE sono soltanto il completamento dell’obbligo scolastico (che, anche in Italia, è stato elevato a 16 anni). Insomma: lo studente inglese accede all’università con gli A-levels (o con l’IB) e lo studente italiano che intende accedere all’università inglese lo fa con il voto dell’Esame di Stato italiano più altre cose (quelle chieste dall’UCAS: personal statement, lettere di presentazione dei professori, qualche altro credito, magari costituito anche dagli IGCSE, ma solo se con risultati ottimi). Non è ben chiaro se vi siano veramente vantaggi per l’accesso ad università italiane e, comunque, bisogna sempre verificare con la singola università. Un po’ di tempo fa avevo controllato i siti dell’Università Bocconi di Milano e dell’Università LUISS di Roma e da nessuna parte ho trovato scritto quanti crediti sono attribuiti al completamento, con successo, di esami IGCSE. Spero di sbagliarmi; chi li trova, aggiunga un commento direttamente a questo post sul blog.
  1. L’ombra della Brexit. Molti genitori si sono raffreddati sul tema IGCSE dopo l’esito del referendum inglese. Al momento non è dato sapere che cosa accadrà, ma la possibilità di studiare un’università del Regno Unito, sebbene rimanga, diventa potenzialmente più onerosa. Se il governo inglese dovesse attivare l’articolo 50 del TUE, i tanti ragazzi che studiano nel Regno Unito o che stavano pianificando di fare l’Università in Inghilterra non avranno più diritto al prestito d’onore e pagheranno tasse assai più alte: il gioco potrebbe non valere la candela (Brexit: quali conseguenze per gli studenti italiani nel Regno Unito?).
  1. I risultati degli esami IGCSE. Non ho potuto fare una ricerca estensiva, ma solo limitata ad un paio di scuole. Infatti non ci sono dati complessivi, solo dati delle singole scuole, che, pertanto, vanno ricercati sui siti dei licei con gran dispendio di tempo. Pur con questi limiti, la mia indagine consente di affermare che, per ora, i risultati degli studenti italiani agli IGCSE non sono stellari. Certo, bisogna tener conto del fatto che tali esami vengono sostenuti da studenti che già devono studiare il programma italiano. Per capire che non sono eccelsi, basta compararli con le tavole dei risultati degli esami IGCSE nel mondo che si possono reperire sul sito del CIE.

I vantaggi dei Licei Cambridge

La realtà non è mai monodimensionale, per questo io non mi fido mai di chi mi descrive una cosa in modo enfatico. Ogni contesto, anche una scuola, avrà punti di forza e punti di debolezza. Conoscere entrambi consente di fare scelte informate. Ora, io non sono in grado di fornire giudizi su ciascuna scuola Cambridge, ma solo sul sistema complessivo. Dunque, ora che vi ho demoralizzato un po’, descrivendo i possibili difetti di un Liceo che offre gli IGCSE, guardiamo, invece, ai vantaggi di studiare in un “Liceo Cambridge”.

  1. Si imparano molto meglio le singole discipline. Vedere la materia da un altro punto di vista consente allo studente di conoscerla molto meglio. Si familiarizza con il linguaggio specifico della materia in due lingue. Inoltre il sistema inglese è molto più hands on: ci sono IGCSE che prevedono lavoro manuale o di laboratorio (in geography si misura il letto di un fiume, ad esempio). Tutte cose che rendono lo studio assai più interessante e molto meno teorico.
  1. Cambia il rapporto con i professori. Gli esami IGCSE mettono professori/lettori madrelingua e studenti in una situazione inedita. C’è un rapporto di terzietà: il professore prepara lo studente all’esame IGCSE della propria materia, ma non sarà poi lui stesso a valutarlo. Il professore e il lettore (a seconda dei casi, e delle scuole), forma gli studenti ma non li valuta. Gli esami IGCSE sono esami standardizzati, corretti centralmente e anonimamente; ciò consente al professore/lettore di smettere finalmente di incarnare i panni del “sanzionatore” secondo la logica punitiva, tipicamente italiana, della minaccia implicita (“se non studi ti boccio”). Dunque, improvvisamente, il professore – almeno per la parte del programma IGCSE – non deve più fare contemporaneamente il “poliziotto buono” e quello cattivo, il formatore e il giudice, l’insegnante e il valutatore. Il professore può finalmente agire da mediatore, da facilitatore dell’apprendimento, e, se posso permettermi, da divulgatore del sapere, un sapere di cui solo lo studente è responsabile davanti a Cambridge International Examinations. Questo rapporto di terzietà è totalmente ignoto alla scuola italiana, dove l’unico esterno a valutare i ragazzi è il Commissario esterno in occasione dell’Esame di Stato (maturità). Che sollievo che deve essere, per un professore, poter dire ai propri studenti “sono dalla vostra parte” ed essere, finalmente, creduto!
  1. Si responsabilizza lo studente (molto più che nel sistema italiano). L’IGCSE è un esame serio, senza (quasi) possibilità di imbrogli. E’ un esame che ha una sua ritualità uguale ovunque, anche in termini di distanza tra i banchi, di apertura dei plichi, come nello scritto di un concorso pubblico e, soprattutto, diversamente dagli esami scolastici nostrani, che scontano una buona parte di soggettività, è totalmente oggettivo. Chi corregge, infatti, non conosce non solo lo studente, ma neanche la scuola, la città o il paese da cui viene lo studente. Lo studente, al momento dell’esame, è solo un numero tra i numeri. Inoltre i voti sono bilanciati a livello internazionale, per cui solo il 10 per cento delle persone che fanno quell’esame al mondo potrà prendere A, solo il 20 per cento può prendere B, e così via. Pertanto, la prova dello studente non è più misurata in concorrenza con quelle degli altri studenti della propria classe, del proprio anno o del proprio indirizzo, ma con quelle degli studenti che stanno nel Regno Unito ma anche in India o in Cina o dovunque vi siano scuole che hanno adottato quel certo esame IGCSE, di quella certa materia, in quel certo anno. Più oggettivo di così!
  1. Ci si ritrova in classi con ragazzi più studiosi e/o più internazionali. Le sezioni Cambridge, in media, attirano ragazzi più studiosi e più volenterosi, che sanno già le lingue e hanno viaggiato o che, comunque, provengono da famiglie più orientate verso l’internazionalità. Spesso vi arrivano ragazzi che hanno vissuto all’estero per via del lavoro dei genitori. Alla fine, ci si ritrova tra simili.

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Licei Cambridge e scuola italiana: considerazioni di sistema

 

Non posso chiudere questo post senza aggiungere ora qualche considerazione generale, più “di sistema”.

L’avventura dell’insegnamento del curriculum IGCSE/A-Level è da vedere come un momento di transizione e, come spesso accade in Italia nei momenti di transizione, ogni scuola ma, forse meglio dire ogni insegnante, interpreta a modo suo questa nuova modalità didattica. Non vi sono, che io sappia, direttive ministeriali né corsi preparatori, tranne qualche corso CLIL a cui solo alcuni insegnanti hanno avuto modo di partecipare. C’è, però, una rete delle scuole Cambridge.

La stragrande maggioranza delle scuole si serve dei cosiddetti “esperti madrelingua” per veicolare le materie IGCSE. I madrelingua sono figure di vario genere. Ci sono scuole in cui la compresenza con il lettore madrelingua è implicito varrà per sempre e scuole in cui si ritiene che l’affidamento al madrelingua debba durare solamente il tempo necessario alla formazione linguistica dell’insegnante titolare. Non si capisce, poi, se e in che misura l’insegnante titolare debba avere il polso dell’insegnamento attraverso lo studio accurato del syllabus e la conoscenza dei “past tests” che CIE mette a disposizione delle scuole registrate.

Ogni volta che ho scritto sull’innesto dei programmi Cambridge IGCSE nei licei italiani ho cercato di accennare ad un fatto che non ho trattato sino in fondo e cioè che questo è l’ennesimo “fallimento dello Stato” (uso un termine da giureconomista).

Mi spiego.

Come genitore sono assolutamente favorevole all’innesto degli IGCSE – AS levels nella scuola secondaria italiana, sia come soluzione più facile per attuare il CLIL, sia in assoluto. Vedo con favore tutto ciò che consente di sprovincializzare e ammodernare  la nostra scuola, visto che il focus del mio blog è l’ “educazione globale”, internazionale e cosmopolita.

Del resto – e questa è la mia unica nota personale – ho tre figli che ho cresciuto, pur con metodi diversi, bilingui, favorendone le esperienze all’estero, anche ad età molto precoci. Dei tre, uno ha l’inglese come lingua dominante. La più grande frequenta proprio un Liceo con programma Cambridge e non penso che la seconda sarà da meno (ma dipenderà da lei). Dunque, nel guado ci siamo anche noi, e con tutte le scarpe.

Allora perché parlo di fallimento dello Stato? E’ che non posso non notare che “importare” standard educativi da altri paesi è un segno del fallimento dei propri, tanto è vero che i sistemi d’istruzione, che adottano gli IGCSE al posto (e non in aggiunta!) ai propri programmi, sono i paesi in via di sviluppo.

Concludo così come sono partita. Il successo dell’innesto Cambridge nei licei italiani è una medaglia con due facce: per le scuole (che aumentano gli iscritti), per i genitori e gli studenti (che forse aumentano l’inglese e certamente lo studio delle singole discipline) è una win-win situation, ma per il Paese non è un bel segnale.

La nostra scuola è così inadeguata da dover importare ed integrare (in curricula già ipertrofici!) anche modelli stranieri: questa integrazione, alla lunga, ci gioverà?

Ma che paese è questo nostro in cui il sistema d’istruzione è cosi poco credibile da dover importare standard educativi stranieri per competere a livello internazionale? Non è forse ora di rivedere la nostra scuola, con una riforma seria, pensata intorno alle esigenze degli studenti di questi secolo?

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Comments

  1. Sono d’accordo su tutta la linea con la disamina critica fatta da Elisabetta.
    Seguo seppur a distanza lo sviluppo delle sezioni Cambridge perché sulla carta mi sembravano una buona soluzione, e comunque l’unica per chi non ha risorse tali da permettrsi la scuola internazionale, per uscire dai confini del nostro sistema educativo, divenuto negli anni veramente ipertrofico.
    La possibilità, comparsa un paio di anni fa, dell’opzionalità di alcune materie negli ultimi anni delle superiori è caduta nel nulla. La riduzione a 4 anni, senza snellire i programmi che ci sono è difficile.
    Insomma, quello delle sez Cambridge sembra l’unico cambiamento concreto laddove anche altri ambiti di sperimentazione si sono ridotti o sono confluiti nei nuovi licei Gelmini.
    Dipenderà dai fondi per l’istruzione? Dall’immobilismo congenito? Dal fatto che la popolazione non è pronta? Non lo so.
    Certo la scelta delle superiori è quella più delicata e può condizionare il resto della vita.
    Al momento me ne sto allontanando, per un motivo semplice, forse non condivisibile. Penso che i ragazzi abbiano bisogno, soprattutto nella “traversata”dell’adolescenza, di tempo libero e benessere. Di aria aperta, sport e bei romanzi. Amicizie , amorazzi e musica. Spero di sbagliarmi ma mi sembra che così come è impostata, la sez Cambridge vada ad appesantire ulteriormente uno studio già esageratamente libresco che poco concede allo spirito di un adolescente che è un fiume in piena.
    Quello che penso è che andrebbe istituzionalizzato un vero liceo intrnazionale, con criteri nuovi anche di selezione del personale docente, e anche degli alunni. So che non suona molto democratico. Trovo però che ci siano situazioni che lo sono molto meno. Un esempio? Compiti a casa tali e tanti che solo i ragazzini con famiglie culturalmente adeguate e disponibili o talmente abbienti da tenere i tutor, possono svolgere con profitto.
    Un saluto a tutti.
    Ama

  2. Solo un commento. Vorrei girare l’articolo e la domanda finale a qualche politico. Mi pare che le risposte dovrebbero venire da quella parte.

  3. Elisabetta grazie per il tuo post. Uno degli aspetti più lacunosi della proposta Licei Cambridge è che parte dal liceo. Come si riesce ad approdare allo studio in lingua di una materia senza un’adeguata conoscenza dell’inglese? Credo che ciò che offre la scuola pubblica, fino alle scuole medie, in termini di apprendimento della L2 sia vergognosamente insufficiente. Questo mi fa molta rabbia perché demanda alle possibilità economiche ( e culturali ) dei genitori la sostenibilità di una preparazione adeguata. Un tempo la scuola pubblica poteva offrire un trampolino di lancio per tutti. Ora non basta. Chi può integra ( a caro prezzo). Chi non può, tranne in casi di giovani particolarmente motivati, fatica ad adeguardi e resta indietro.
    Io come ho più volte scritto, mando mia figlia ad una delle poche scuole pubbliche a vocazione internazionale. Ma anche qui: il potenziamento dell’inglese con la madrelingua nelle ore istituzionalmente previste per la primaria, è a pagamento. Offrono gratuitamente, dalla terza classe, un’ora a settimana di francese ed un’ora di cinese (nota positiva: insegnato in inglese). Potenzialmente quindi gli studenti escono dal percorso scolastico con 4 lingue..ma sul livello di conoscenza avrei dei dubbi. Dimenticavo: da due anni il Convitto prevede per chi vuole un’ ora di imglese aggiuntiva- dalle 17.30 alle 18.50 ossia quando i bambini sono già “cotti”. Se la scegli, anche questa è a pagamento.Io a tutto questo aggiungo un paio di ore il sabato mattina al British Council…Se faccio il conto alla fine dell’anno sono consapevole che non tutte le famiglie potrebbero dare ai loro figli questa possibilità e mi dispiace. La scuola pubblica dovrebbe riflettere maggiormente su questi aspetti se vuole rendere la proposta Licei Cambridge realmente sostenibile e democratica.

  4. D’accordo al 100%. Mio figlio primogenito frequenta un liceo scientifico con indirizzo internazionale e posso confermare che la mia esperienza è esattamente la stessa. Più passa il tempo più i dubbi crescono. In particolare, ma forse mi sbaglio, ho la sensazione che tutto il progetto IGCSE sottenda ad una sostanziale ricerca di mercato per vendere libri. La Parola Oxford/Cabridge (che per noi Italiani evoca blasonati titoli accademici) nel caso specifico è anche una casa editrice che, attraverso l’introduzione di questi corsi in Licei Italiani, vende una quantità considerevole di libri. Aggiungo poi che, almeno nel liceo che frequenta mio figlio, ogni anno è previsto un soggiorno di una settimana a Dublino (dai costi non certo sopportabili da tutti in una scuola pubblica) “fortemente consigliato” dalla scuola anche e soprattutto perché (e cito a memoria) “l’agenzia di viaggi è direttamente collegata al professore che ha scritto il testo del libro” e perché “senza la partecipazione al viaggio le possibilità di superare l’esame si riducono molto”.
    Personalmente mi chiedo se l’ansia da prestazione che attanaglia la attuale generazione di genitori (alla quale appartengo) non stia rischiando di esagerare.

  5. Purtroppo cara Daria credo che non sia l’ansia di prestazione ad attanagliare i genitori, ma la consapevolezza che il sistema non offre ai nostri figli, che devono affrontare un futuro lavorativo ben più globalizzato di quello con il quale ci siamo confrontati noi, una risposta convincente.
    Per vari motivi, l’offerta formativa pubblica non riesce ad allinearsi con le esigenze del mondo di oggi – informatica, lingue tanto per fare due esempi macroscopici- e cerca di “salvare ,la faccia” con delle formule – come quelle descritte nel post di Elisabetta – che stentano a reggere, in assenza di basi solide costruite nel corso della scuola primarie e secondaria inferiore. Chi può, compensa a proprie spese, non mi sembra ci siano soluzioni alternative.

    1. SCUOLE MEDIE CON PROGRAMMA CAMBRIDGE
      Grazie Lavinia,
      da un lato, buone notizie: le scuole anche pubbliche hanno capito quale è la domanda di istruzione delle famiglie e degli studenti (più inglese, più internazionalità, più scambi etcc..) e adeguano l’offerta di conseguenza, “comprando” standard che trovano sul “mercato” educativo.
      Dall’altro c’è qualche caveat:
      1. Il Cambridge Secondary Checkpoint, malgrado l’ambizioso nome, è concepito per le scuole straniere, dunque non ci si deve illudere sul fatto che uno stia facendo quello che farebbe il coetaneo della scuola inglese. Il Nitti è la prima scuola media pubblica che lo fa (a Roma per ora l’avevano adottato, mi pare, varie scuole paritarie di stampo cattolico: San Giuseppe de Merode, Maria Ausiliatrice, Santa Giuliana Falconieri, per citarne alcune).
      2. Nel POF che citi, a guardare bene, l’ora di inglese curricolare con il madrelingua è solo 1 in più a settimana, ancora poco… (ma giustamente si comincia con piccoli passi…). Peraltro la scuola sembra avere anche altre buone iniziative, come notavi.
      3. I costi di simili progetti sono tutti a carico delle famiglie.
      Questo è il vero problema che, nel tempo, creerà delle diseguaglianze in base al censo (non parlo della singola scuola, ovviamente, ma delle scuole italiane in generale). E’ il medesimo problema che si pone con il programma Cambridge nei licei. Ovviamente tali costi sono molto contenuti, grazie alle economie di scala che si creano nel fare inglese tutti insieme a scuola (farlo per conto proprio costa di più).
      Il mio giudizio di questi ‘innesti’ è complessivamente positivo, perchè fanno emergere quali sono le esigenze e le lacune della scuola italiana (non solo pubblica!), ma qualcuno potrebbe giustamente obiettare un fatto di principio, ossia che si stanno lentamente “privatizzando” pezzi di scuola pubblica: c’è il contributo ‘volontario’ nei licei per la normale amministrazione, poi il ‘contributo Cambridge’ per l’inglese…si sta avviando una tendenza che potrebbe diventare pericolosa per le fasce di popolazione a rischio. Non parlo di coloro che ideologicamente, ritengono che ciò che è pubblico non andrebbe pagato, ma poi, magari, spendono in oggetti di lusso (insomma: non spendono per la scuola ma per l’automobile…) ma mi riferisco proprio alle famiglie in difficoltà.
      Comunque, ai dirigenti scolastici mi viene da dire: andate avanti. E certo ormai è chiaro a tutti in che misura la scuola italiana fallisca con l’insegnamento delle lingue straniere; se famiglie e scuole le devono ‘acquistare’ privatamente a che serviranno mai i docenti di lingua?? (Qualcuno che la lingua la sa ci sarà, ma sono mosche bianche).
      Ma qui divago e, dunque, chiudo.
      Grazie Lavinia per la segnalazione!

      1. Il pericolo e’ che accada quanto e’accaduto a Milano (fonte: Corsera): negli asili comunali, per non creare dusuguaglianze, i progetti a pagamenti con docenti esterni… sono stati proibiti.
        Credo lecito domandarsi: ma i soldini per un fondo perequativo, o di solidarieta’, o come lo volete chiamare, sono impossibili da trovare, magari rinunciando a sponsorizzare qualche sagra del peperone?

      2. Stiamo qui a discutere di scuola internazionale e poi scriviamo “un pò” invece di “un po'”…. magari sarebbe il caso di imparare bene la nostra lingua!

  6. Buongiorno, innanzi tutto complimenti per il blog che seguo con grande interesse.
    Mia figlia, che frequenta la terza media, si è voluta iscrivere al Liceo Galvani di Bologna, sezione internazionale ad opzione italo inglese.
    E’ rimasta molto colpita dall’Open Day della scuola e soprattutto dalle chiacchiere scambiate con gli studenti della scuola. Devo dire che anche le discussioni su questo blog che le ho fatto leggere hanno avuto il loro peso nella scelta, in quanto lei é molto attratta dalla possibilità di studiare una materia da due punti di vista diversi.
    Io appoggio la sua scelta anche se ho qualche perplessità. Ad esempio una cosa che mi ha un po’ stupito é l’aver saputo che non esiste nessun tipo di requisito linguistico in entrata. Quando ho posto la domanda mi é stato risposto , in una maniera tutta italiana, che una scuola statale é aperta a tutti e non può essere discriminante in entrata.
    Mia figlia frequenta una scuola a inglese potenziato e coltiva la lingua per interesse, ha appena fatto il Pet e credo non avrà problemi.
    Mi chiedo però come dei ragazzi che hanno frequentato una normale scuola media con tre ore di inglese a settimana possano affrontare questo tipo di studio in serenità.
    Non sarebbe meglio uno sbarramento in entrata , come peraltro avviene in altri licei statali come il musicale e il Liceo Sportivo ( almeno qui a Bologna é cosi ).
    Perché da noi la selezione in entrata é sempre vista come discriminante ? Non é forse peggio dover realizzare a novembre che non si é in grado di affrontare un certo tipo di studio ed essere costretti a cambiare scuola ?
    E qui mi collego agli altri commenti. Perché il collo di imbuto deve essere al liceo e non prima ? Insegno inglese in una scuola primaria paritaria , ma ho due figlie che hanno frequentato scuole statali con insegnanti di inglese tristemente impreparati, e so bene di cosa parlo.

    1. Maria Elena, non so dirti per via di quale norma o prassi, ma le scuole pubbliche (con eccezione dei Convitti, che hanno regole proprie) penso non possano fare una selezione basata su esami o titoli. Diverso è il caso delle selezioni per indirizzi sportivi o musicali. Alcune scuole di Roma hanno risolto adottando un criterio di preferenza/precedenza che si applica solo in caso di richieste in soprannumero ai posti. In caso di eccedenza di richieste, si fa una graduatoria basata sul possesso di requisiti individuati l’anno prima e pubblicati sui siti. Nel liceo di mia figlia (scientifico internazionale) veniva chiesta la media dei voti della seconda media, il voto di matematica e di inglese della seconda media, le scuole frequentate in precedenza, il possesso di livelli linguistici certificati (richiesto il KET, consigliato il PET), altre esperienze che garantivano il possesso della lingua (soggiorni all’estero, camp etc..). Di fatto, su 25 allievi praticamente sono tutti usciti da scuole bilingui, scuole internazionali o italiani che hanno vissuto all’estero. I pochi della scuola italiana hanno fatto molti corsi di inglese e sono studenti molto brillanti, per cui compensano con le abilità di studio maggiori le abilità linguistiche minori (conta che gli esami IGCSE sono tutti scritti! Questo è un vantaggio per chi è un bravo studente).
      La mia esperienza sinora è che durante l’adolescenza esplodono le differenze intellettuali e comportamentali tra gli individui. Tutto può succedere. Un ragazzino che ha fatto solo scuole bilingui è stato bocciato a settembre per aver fallito matematica in inglese (a matematica in italiano è andato bene!). Gli adolescenti sono unpredictable. Dunque non mi preoccuperei della selezione. Anche qualora vi fosse, ti assicuro che nei licei tra settembre e dicembre di ogni anno ci sono moltissimi ragazzi che cambiano indirizzo o scuola. I programmi sono sempre più ampi. gli insegnanti sempre più in difficoltà o sempre più pretensivi. Alcuni ragazzi mollano gli indirizzi più difficili non perchè non ce la facciano ma perchè, magari, fanno sport agonistici incompatibili con orari lunghi e studio intenso.
      Poi c’è il tema generale che il nostro sistema ha pretese egalitarie e non è meritocratico, anche se poi è ingiustamente selettivo nei fatti, perchè alla prima difficoltà lo studente della famiglia facoltosa va a fare lezioni private e quello della famiglia in difficoltà passa ad una scuola più facile. Ma questo è un tema di policy sul quale si dovrebbe fare una analisi più approfondita.

      1. Grazie mille per la risposta, Elisabetta. Infatti il mio pensiero era più o meno lo stesso: di fatto la selezione avviene, anche se non in maniera esplicita . Sono anche molto curiosa di vedere personalmente se lo spirito anglosassone si limita all’inserimento degli IGCSE . So che nelle scuole anglosassoni chi pratica sport musica e teatro viene incoraggiato, qui si dice che chi voglia andare bene al Galvani deve abbandonare ogni attività pomeridiana a favore dello studio. Speriamo non sia così. Tra un annetto vi saprò dire.

        1. Compiti e studio a casa, vecchia questione…
          Mi permetto di dire che e’ come lo sport. Sicuramente chi resta nella comfort zone non ottiene nulla: bisogna sforzare il muscolo per farlo crescere, e soffrirci un poco. Ma se si entra nella panic zone, il risultato e’ un bello strappo muscolare, che pure non ti porta da nessuna parte.

  7. Ritengo importante anche il contributo dei genitori al momento della scelta: dovrebbero (condizionale d’obbligo) conoscere i propri figli ed essere in grado di capire se il figlio sia in grado di frequentare in modo utile un certo indirizzo, per preparazione acquisita, voglia e capacità. Non iscriverei mia figlia a un liceo musicale se fosse stonata o sportivo se fosse una sedentaria pigra, a prescindere da una barriera all’ingresso. Forse il genitore troppo ambizioso ai danni di un figlio nella media è il pericolo peggiore!

  8. Eh si ! Il vero problema della scuola italiana : scrivere po’ con l’accento. Manca solo la tiritera sul latino e greco che insegnano a ragionare e poi siamo a posto.

  9. Salve insegno maths e chemistry (sono anche madre lingua), il liceo classico dove insegno ha iniziato il percorso IGCSE nel 2016. Abbiamo ottenuto un 50% pass rate in maths mentre in ENGLISH as a second language in pass rate del 75%. Il tutto in 18 mesi di didattica. Chi ha seguito le lezioni, preso appunti, utilizzato YouTube oppure la rete ,completato past papers ed esercitazioni non ha avuto problemi con l’esame di maths. Certo bisogna studiare ma questo metodo prepara i liceali per l’università .
    P’s non sono di ruolo e non insegno in compresenza

      1. Salve collega , insegno in un liceo classico nel Lazio e i ragazzi non sono particolarmente bravi in matematica, e non per colpa loro. Insegno in questa scuola attraverso un associazione culturale e non in compresenza poiché bisogna conoscere bene l’inglese e il metodo didattico britannico. I corsi IGCSE vanno avanti sulla preparazione e competenza del docente /lettore madrelingua e sulla collaborazione con i docenti di ruolo.

  10. Salve Maths teacher , quali sono i motivi per cui i tuoi alunni non sono bravi in matematica? Hai un’idea in proposito sui motivi di questo deficit? Io ho sempre avuto l’impressione che nelle scuole statali la matematica ( almeno nei licei scientifici) è fatta molto bene.

    1. Salve Daniele insegno in un classico. Molti ragazzi sono qui perché temono la matematica del liceo scientifico. Eppure oggi sono usciti i risultati IGCSE maths sessione novembre, 6 sono passati e due sono andati vicino a quel pass . Il tutto in meno di due anni di didattica e non sono native speakers. Secondo me il problema si trova nella scuola media poiché spesso non c’è continuità didattica , un corpo docente non motivato e che rapidamente si invecchia e per concludete genitori che non accettano valutazioni negative sull’ andamento scolastico del figlio oppure figlia.

  11. Qual è il feedback di ragazzi che hanno iniziato il liceo con sezione Cambridge? Cosa ne pensano? Ritengono sia un fardello insostenibile, troppo difficile, o ne colgono le opportunità?

    1. Il feedback è positivo da parte loro anche perché durante questo percorso , il livello della conoscenza dell’inglese aumenta. Colgono le opportunità per affrontare anche la didattica in lingua italiana. Certo bisogna selezionare bene i corsi IGCSE , di sicuro English and maths per poi fare science oppure economics. Il pericolo sta nel fare più di tre materie contemporaneamente, in questo caso sarà un fardello insostenibile.

      1. Finally per passare gli esami bisogna avere un metodo di studio, utilizzare le risorse dell’ internet e YouTube e fare past exam papers.

  12. Salve, vorrei sapere la differenza tra il liceo scientifico “certificazioni linguistiche PET DELF DELE e il liceo scientifico Cambridge IGCSE?
    grazie

    1. Le prime sono certificazioni linguistiche che si sostengono dopo corsi di lingua (PET per l’inglese, DELF per il francese; DELE per lo spagnolo) e fanno riferimento ai livelli stabiliti dal Quadro Comune europeo della conoscenza delle lingue. Gli IGCSE sono altri tipi di esami, offerti da certi indirizzi di Liceo. Leggi questo post con attenzione: https://www.educazioneglobale.com/2013/11/licei-pubblici-italiani-cambridge-international/

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