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Licei italiani che offrono gli IGCSE: vantaggi e svantaggi

educazioneglobale-igcse-svantaggi-e-vantaggiCinque post sui “licei Cambridge” sono già tanti. E’ questo il numero delle volte che sono tornata sull’argomento. Ho spiegato altrove cosa sono i licei con progetto Cambridge che offrono, quindi, insegnamenti ed esami IGCSE. Ho elencato quali sono i licei Cambridge italiani città per città e cosa è il metodo CLIL. Ho anche spiegato come alcune scuole hanno stabilizzato il progetto Cambridge facendosi riconoscere alcuni indirizzi di Liceo internazionale a livello regionale.

Allora perché tornare ancora sull’argomento? Mi pareva importante chiarire i vantaggi e i possibili svantaggi di frequentarne uno, dal punto di vista degli studenti.

Poiché, come è noto, siamo in tempo di Open Day delle scuole, e dunque di scelta della scuola giusta, spero che questo post sia utile a chi si deve iscrivere al liceo (se lo trovate chiaro, giratelo ai vostri amici e conoscenti potenzialmente interessati).

L’adozione del progetto Cambridge da parte di molti licei italiani (scientifici, classici e linguistici, sia pubblici che paritari), è al crocevia di una serie di esigenze. In primo quella luogo, di trovare l’escamotage per ottemperare all’obbligo del CLIL che ricade sulle scuole (offrire alcune materie in lingua straniera). In secondo luogo, il crescente aumento dei licei Cambridge s’inscrive, chiaramente, nella ricerca sempre più spasmodica di iscritti, a fronte del calo delle coorti di giovani in età liceale. In terzo luogo, l’adozione degli IGCSE è anche un segnale positivo, di un cambiamento e di un tentativo di internazionalizzazione della scuola italiana che parte dal basso e in ordine sparso (in modo meno strutturato, insomma, rispetto al modello dell’Esabac e dei classici europei e dei linguistici europei pubblici e paritari).

Ne deriva, quindi, che tutto il fenomeno dei Licei Cambridge ha luci ed ombre.

La domanda vera è, però, se dal punto di vista degli studenti un liceo Cambridge è o non è “un buon affare”.

La risposta non è univoca, perché ogni Liceo fa storia a sé (come ogni liceale, del resto!). Quello che intendo presentarvi qua sotto è un tentativo di ragionare su questa scelta, in modo da fornire, a chi ha la pazienza di leggermi, qualche spunto in più per decidere.

Poiché in ogni scelta vi sono degli svantaggi, ho deciso di partire da questi, se non altro perché nessuno li mette mai in luce.

Gli svantaggi dei Licei Cambridge

  1. Spesso non si capisce bene in cosa ci si imbarca. Attualmente, i genitori iscrivono i figli alle scuole Cambridge non tanto perché questi sostengano gli International General Certificate of Secondary Education (IGCSE), la cui natura è ancora misteriosa per la maggioranza delle famiglie, ma perché vogliono che apprendano o migliorino l’inglese. Invece occorre avere chiaro che si tratta di studiare le stesse materie studiate dai propri omologhi inglesi e di sostenerne i relativi esami. Checché ne pensino le famiglie, che scelgono i licei Cambridge perché vogliono (giustamente!) rafforzare la lacunosa preparazione in lingua straniera dei propri figli, i licei Cambridge non vanno visti come “licei ad inglese potenziato”. Questo perché gli IGCSE e, in generale, il CLIL, ossia l’apprendimento integrato di lingua e contenuto, non è il modo migliore per imparare l’inglese (le lingue vanno cominciate presto e con un metodo comunicativo). E’ vero che nei Licei Cambridge, studiando materie del programma britannico, la scuola italiana deve far uso di lettori madrelingua (rari sono i casi in cui il docente curriculare ha le conoscenze per fare lezione senza lettore), ma non bisogna dimenticare che è la materia, piuttosto che la lingua, che ne risulta rafforzata. Solo nel caso dell’esame IGCSE-English as a Second Language (ESL) c’è un potenziamento della lingua di per sè; negli altri casi, fare l’IGCSE di mathematics o di latin, di geography o di english literature, è un bel carico di lavoro in più. E’ per questo che, già verso dicembre, o, tipicamente, alla fine del primo anno, un certo numero di studenti passa dalle sezioni Cambridge alle sezioni ordinamentali (insomma, “normali”). Per lo studente che già fatica con l’inglese, l’IGCSE è un ostacolo a volte insormontabile, salvo che non sia veramente appassionato della singola materia. Ciò che suggerisco alle famiglie e agli studenti è, comunque, di leggere bene l’offerta formativa e le materie che saranno offerte a livello IGCSE (magari anche di studiare il sistema di istruzione inglese, anche partendo da wikipedia). Infatti, a prescindere dall’indirizzo di scuola prescelto (scientifico, linguistico, classico) magari una certa scuola offre l’IGCSE in art & design, una seconda in biology e una terza in math. Meglio sapere a cosa si va incontro. Il modo è facile: guardate il syllabus (il programma) e i libri di ogni esame IGCSE, basta una rapida ricerca su Google. Insomma, quando gli IGCSE cominciano ad essere 3 o 4, l’impresa diventa complessa per chi non ha già un buon livello nella lingua inglese (almeno un B1, meglio il B2, dunque KET o, meglio, PET, ma presi con voti alti). Poi c’è sempre l’eccezione: so di ragazzi con un inglese scarso ed una propensione allo studio alta, che non hanno avuto problemi. Ma sono l’eccezione, appunto.
  1. Un carico maggiore di ore di scuola e di studio a casa. Non è che si possano aggiungere materie senza aggiungere ore. Un liceo con programma Cambridge è senza dubbio più pesante del normale. Esso è anche il contrario del liceo come era stato concepito all’inizio del ‘900: poche ore di lezione ex cathedra, accompagnate da lunghi pomeriggi liberi in cui andava concentrata una discreta mole di compiti e di studio a casa. E, ancora, in tale concezione originaria del liceo, v’erano materie molto astratte e prevalentemente umanistico-letterarie. Tanto è vero che prima fu il liceo classico (da una sua costola nacque lo scientifico). Ancora, in quella concezione di liceo, che ci portiamo dietro, c’era e c’è il peso notevole dato alla storia come chiave di lettura di tante altre discipline: noi pensiamo di aver studiato a scuola filosofia o arte, ma non è vero. Chi ha fatto un liceo italiano ha studiato “storia della filosofia” e “storia dell’arte”, non “filosofia” e “arte”. Infatti non sa usare il pensiero filosofico per risolvere problemi (semmai sa dire cosa pensava Talete o cosa riteneva Hegel). Similmente, non sa realizzare un acquarello o un chiaroscuro con il carboncino (casomai ricorda le opere di Rubens o sa descrivere il Discobolo di Mirone). Un liceo italiano con 3 o 4 esami IGCSE e, forse, un paio di As-levels (che sono la tappa intermedia verso gli A-level) è un liceo tutto diverso. Intanto è pieno zeppo di ore, ma è anche un liceo in cui, di una materia, si può affrontare il lato laboratoriale o comunque creativo e, se si ha la fortuna di avere lettori madrelingua in gamba e titolari di cattedra capaci di collaborare, si fatica di più ma s’impara molto (della materia, soprattutto; dell’inglese forse un po’ meno). Se tutto questo non accade, invece, si fa una gran confusione tra orari, libri e verifiche. La scuola italiana sta sperimentando sulla pelle dei nostri figli.
  1. Gli esami IGCSE non aprono tutte le porte. E’ bene metterselo in mente: l’accesso all’università inglese si ha con completamento degli studi di scuola superiore. Gli esami IGCSE sono soltanto il completamento dell’obbligo scolastico (che, anche in Italia, è stato elevato a 16 anni). Insomma: lo studente inglese accede all’università con gli A-levels (o con l’IB) e lo studente italiano che intende accedere all’università inglese lo fa con il voto dell’Esame di Stato italiano più altre cose (quelle chieste dall’UCAS: personal statement, lettere di presentazione dei professori, qualche altro credito, magari costituito anche dagli IGCSE, ma solo se con risultati ottimi). Non è ben chiaro se vi siano veramente vantaggi per l’accesso ad università italiane e, comunque, bisogna sempre verificare con la singola università. Un po’ di tempo fa avevo controllato i siti dell’Università Bocconi di Milano e dell’Università LUISS di Roma e da nessuna parte ho trovato scritto quanti crediti sono attribuiti al completamento, con successo, di esami IGCSE. Spero di sbagliarmi; chi li trova, aggiunga un commento direttamente a questo post sul blog.
  1. L’ombra della Brexit. Molti genitori si sono raffreddati sul tema IGCSE dopo l’esito del referendum inglese. Al momento non è dato sapere che cosa accadrà, ma la possibilità di studiare un’università del Regno Unito, sebbene rimanga, diventa potenzialmente più onerosa. Se il governo inglese dovesse attivare l’articolo 50 del TUE, i tanti ragazzi che studiano nel Regno Unito o che stavano pianificando di fare l’Università in Inghilterra non avranno più diritto al prestito d’onore e pagheranno tasse assai più alte: il gioco potrebbe non valere la candela (Brexit: quali conseguenze per gli studenti italiani nel Regno Unito?).
  1. I risultati degli esami IGCSE. Non ho potuto fare una ricerca estensiva, ma solo limitata ad un paio di scuole. Infatti non ci sono dati complessivi, solo dati delle singole scuole, che, pertanto, vanno ricercati sui siti dei licei con gran dispendio di tempo. Pur con questi limiti, la mia indagine consente di affermare che, per ora, i risultati degli studenti italiani agli IGCSE non sono stellari. Certo, bisogna tener conto del fatto che tali esami vengono sostenuti da studenti che già devono studiare il programma italiano. Per capire che non sono eccelsi, basta compararli con le tavole dei risultati degli esami IGCSE nel mondo che si possono reperire sul sito del CIE.

I vantaggi dei Licei Cambridge

La realtà non è mai monodimensionale, per questo io non mi fido mai di chi mi descrive una cosa in modo enfatico. Ogni contesto, anche una scuola, avrà punti di forza e punti di debolezza. Conoscere entrambi consente di fare scelte informate. Ora, io non sono in grado di fornire giudizi su ciascuna scuola Cambridge, ma solo sul sistema complessivo. Dunque, ora che vi ho demoralizzato un po’, descrivendo i possibili difetti di un Liceo che offre gli IGCSE, guardiamo, invece, ai vantaggi di studiare in un “Liceo Cambridge”.

  1. Si imparano molto meglio le singole discipline. Vedere la materia da un altro punto di vista consente allo studente di conoscerla molto meglio. Si familiarizza con il linguaggio specifico della materia in due lingue. Inoltre il sistema inglese è molto più hands on: ci sono IGCSE che prevedono lavoro manuale o di laboratorio (in geography si misura il letto di un fiume, ad esempio). Tutte cose che rendono lo studio assai più interessante e molto meno teorico.
  1. Cambia il rapporto con i professori. Gli esami IGCSE mettono professori/lettori madrelingua e studenti in una situazione inedita. C’è un rapporto di terzietà: il professore prepara lo studente all’esame IGCSE della propria materia, ma non sarà poi lui stesso a valutarlo. Il professore e il lettore (a seconda dei casi, e delle scuole), forma gli studenti ma non li valuta. Gli esami IGCSE sono esami standardizzati, corretti centralmente e anonimamente; ciò consente al professore/lettore di smettere finalmente di incarnare i panni del “sanzionatore” secondo la logica punitiva, tipicamente italiana, della minaccia implicita (“se non studi ti boccio”). Dunque, improvvisamente, il professore – almeno per la parte del programma IGCSE – non deve più fare contemporaneamente il “poliziotto buono” e quello cattivo, il formatore e il giudice, l’insegnante e il valutatore. Il professore può finalmente agire da mediatore, da facilitatore dell’apprendimento, e, se posso permettermi, da divulgatore del sapere, un sapere di cui solo lo studente è responsabile davanti a Cambridge International Examinations. Questo rapporto di terzietà è totalmente ignoto alla scuola italiana, dove l’unico esterno a valutare i ragazzi è il Commissario esterno in occasione dell’Esame di Stato (maturità). Che sollievo che deve essere, per un professore, poter dire ai propri studenti “sono dalla vostra parte” ed essere, finalmente, creduto!
  1. Si responsabilizza lo studente (molto più che nel sistema italiano). L’IGCSE è un esame serio, senza (quasi) possibilità di imbrogli. E’ un esame che ha una sua ritualità uguale ovunque, anche in termini di distanza tra i banchi, di apertura dei plichi, come nello scritto di un concorso pubblico e, soprattutto, diversamente dagli esami scolastici nostrani, che scontano una buona parte di soggettività, è totalmente oggettivo. Chi corregge, infatti, non conosce non solo lo studente, ma neanche la scuola, la città o il paese da cui viene lo studente. Lo studente, al momento dell’esame, è solo un numero tra i numeri. Inoltre i voti sono bilanciati a livello internazionale, per cui solo il 10 per cento delle persone che fanno quell’esame al mondo potrà prendere A, solo il 20 per cento può prendere B, e così via. Pertanto, la prova dello studente non è più misurata in concorrenza con quelle degli altri studenti della propria classe, del proprio anno o del proprio indirizzo, ma con quelle degli studenti che stanno nel Regno Unito ma anche in India o in Cina o dovunque vi siano scuole che hanno adottato quel certo esame IGCSE, di quella certa materia, in quel certo anno. Più oggettivo di così!
  1. Ci si ritrova in classi con ragazzi più studiosi e/o più internazionali. Le sezioni Cambridge, in media, attirano ragazzi più studiosi e più volenterosi, che sanno già le lingue e hanno viaggiato o che, comunque, provengono da famiglie più orientate verso l’internazionalità. Spesso vi arrivano ragazzi che hanno vissuto all’estero per via del lavoro dei genitori. Alla fine, ci si ritrova tra simili.

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Licei Cambridge e scuola italiana: considerazioni di sistema

 

Non posso chiudere questo post senza aggiungere ora qualche considerazione generale, più “di sistema”.

L’avventura dell’insegnamento del curriculum IGCSE/A-Level è da vedere come un momento di transizione e, come spesso accade in Italia nei momenti di transizione, ogni scuola ma, forse meglio dire ogni insegnante, interpreta a modo suo questa nuova modalità didattica. Non vi sono, che io sappia, direttive ministeriali né corsi preparatori, tranne qualche corso CLIL a cui solo alcuni insegnanti hanno avuto modo di partecipare. C’è, però, una rete delle scuole Cambridge.

La stragrande maggioranza delle scuole si serve dei cosiddetti “esperti madrelingua” per veicolare le materie IGCSE. I madrelingua sono figure di vario genere. Ci sono scuole in cui la compresenza con il lettore madrelingua è implicito varrà per sempre e scuole in cui si ritiene che l’affidamento al madrelingua debba durare solamente il tempo necessario alla formazione linguistica dell’insegnante titolare. Non si capisce, poi, se e in che misura l’insegnante titolare debba avere il polso dell’insegnamento attraverso lo studio accurato del syllabus e la conoscenza dei “past tests” che CIE mette a disposizione delle scuole registrate.

Ogni volta che ho scritto sull’innesto dei programmi Cambridge IGCSE nei licei italiani ho cercato di accennare ad un fatto che non ho trattato sino in fondo e cioè che questo è l’ennesimo “fallimento dello Stato” (uso un termine da giureconomista).

Mi spiego.

Come genitore sono assolutamente favorevole all’innesto degli IGCSE – AS levels nella scuola secondaria italiana, sia come soluzione più facile per attuare il CLIL, sia in assoluto. Vedo con favore tutto ciò che consente di sprovincializzare e ammodernare  la nostra scuola, visto che il focus del mio blog è l’ “educazione globale”, internazionale e cosmopolita.

Del resto – e questa è la mia unica nota personale – ho tre figli che ho cresciuto, pur con metodi diversi, bilingui, favorendone le esperienze all’estero, anche ad età molto precoci. Dei tre, uno ha l’inglese come lingua dominante. La più grande frequenta proprio un Liceo con programma Cambridge e non penso che la seconda sarà da meno (ma dipenderà da lei). Dunque, nel guado ci siamo anche noi, e con tutte le scarpe.

Allora perché parlo di fallimento dello Stato? E’ che non posso non notare che “importare” standard educativi da altri paesi è un segno del fallimento dei propri, tanto è vero che i sistemi d’istruzione, che adottano gli IGCSE al posto (e non in aggiunta!) ai propri programmi, sono i paesi in via di sviluppo.

Concludo così come sono partita. Il successo dell’innesto Cambridge nei licei italiani è una medaglia con due facce: per le scuole (che aumentano gli iscritti), per i genitori e gli studenti (che forse aumentano l’inglese e certamente lo studio delle singole discipline) è una win-win situation, ma per il Paese non è un bel segnale.

La nostra scuola è così inadeguata da dover importare ed integrare (in curricula già ipertrofici!) anche modelli stranieri: questa integrazione, alla lunga, ci gioverà?

Ma che paese è questo nostro in cui il sistema d’istruzione è cosi poco credibile da dover importare standard educativi stranieri per competere a livello internazionale? Non è forse ora di rivedere la nostra scuola, con una riforma seria, pensata intorno alle esigenze degli studenti di questi secolo?

Se questo post ti è stato utile mi aiuti a farlo conoscere? Puoi leggere anche:

Comments

  1. Buonasera,
    Sono capitata sul suo sito e l’ho trovato molto interessante e utile per la nostra situazione. Forse il Commento non sarà del tutto attinente a questo articolo in particolare: piuttosto è un po’ trasversale e pone anche la questione della mobilità tra sistemi scolastici.
    Vado a spiegare.
    Mio figlio del 2005 inizierà a settembre un liceo scientifico a indirizzo sportivo cui è già iscritto. Quest’estate ha partecipato a una accademia piuttosto conosciuta nell’ambito calcistico in Spagna, la
    Fundation Marcet.
    Ha partecipato a una esperienza di campus estivo come è abituato a fare da quando ha sei anni: lo facciamo soprattutto per fargli vivere un’esperienza internazionale e la sua passione per il calcio è il pretesto per far sì che sia un’esperienza per lui divertente (solo il primo anno lo iscrivemmo a un campus con lezioni frontali di lingue, ma capimmo subito che in realtà la
    discriminante è che partisse da solo senza gruppi nè amici italiani).
    Quest’anno però la Fundation Marcet, che ha l’obiettivo di combinare il calcio di alto livello con lo studio, ha chiesto a mio figlio di fare un anno intero presso di loro a Barcellona, già da questo settembre.
    Mi propongono diverse modalità per portare avanti il percorso accademico. In particolare, le due opzioni che mi sembrano, a una prima analisi, compatibili sono:
    1 – BRITISH EDUCATIONAL SYSTEM
    Per le esigenze ‘sportive’ la scuola è in pratica a fruizione online con live classes e si chiama https://interhigh.co.uk/ Prepara per l’IGCSE & AS LEVEL (che ho capito cosa fosse grazie ai suoi articoli);
    2 – sistema educativo spagnolo (che non conosco): il ragazzo frequenterebbe direttamente a Barcellona ma non ho idea dei programmi.

    Ora, posto il principio che la fretta non è mai una buona consigliera, i tempi stretti ci hanno portato a declinare per quest’anno la loro offerta, non perché non sia pronto per un’esperienza del genere ma perché abbiamo paura che perda l’anno una volta tornato e che,
    Soprattutto, sia difficile inserirsi nel biennio dello scientifico.
    Tuttavia siamo propensi a valutare l’esperienza della Fundation per il secondo anno: è ovvio che è possibile che l’offerta da parte loro non sarà più valida, ma ce ne assumiamo il ‘rischio’.
    Un altro punto fermo che avremmo definito è che non avrebbe senso aspettare il 4 anno perché la ratio della Fundation è lo sviluppo delle abilità sportive calcistiche e occorre
    lavorarci a partire da questa età.

    Quelli dalla Fundation stanno però ‘insistendo’ rassicurandoci che il percorso accademico è valido e non compromesso.

    La prego, Le chiedo di non catalogarci come i ‘classici genitori che pensano di avere il figlio fenomeno’: al contrario, la prospettiva del figlio ‘calciatore’ non mi solletica perché odio lo stereotipo del calciatore ignorante; tuttavia, ritengo che una esperienza del genere, vissuta con l’obiettivo di dare il massimo in un contesto molto
    Impegnativo dal punto di vista fisico, e mentale, in questo caso nello sport, possa essere molto formativa per mio figlio.

    Detto questo, permangono forti dubbi, soprattutto per il poco tempo. Non ho
    modo di confrontarmi con la scuola dove lo abbiamo iscritto (liceo scientifico sportivo LISA a Gorgonzola,
    Milano).
    Quindi al 90 % cercheremo di ritardare di un anno e, se la scuola scelta in Italia sarà restia a dare un consenso, penso che saremmo anche disposti a
    cambiarla (per esempio, un liceo ‘cambridge’ – di cui non conoscevo l’esistenza prima di aver letto il suo sito – potrebbe essere più aperto all’idea).

    Mi scuso tantissimo, mi sono dilungata all’infinito ma ho bisogno di un parere di qualcuno che sappia confrontare e valutare le esperienze e i diversi sistemi scolastici senza pregiudizi e con competenza quale mi sembra Lei abbia.
    Infine, non le nascondo che l’idea di un’ e-learning in così giovane età mi spaventa. Non sono contraria per partito preso perché io stessa, in passato l’ho utilizzato ma avevo un’età diversa. È anche vero che i ragazzi avrebbero alla Fundation un tutor personale…non so, i dubbi sono tanti così come la paura di sbagliare la decisione. Last but not the least, anzi forse la cosa fondamentale e il punto di partenza: il ragazzo vorrebbe fare l’esperienza.

    Mi scuso tantissimo per la lunghezza del mio messaggio, anzi del mio quasi
    sfogo, ma se volesse solo darmi
    Un consiglio, una dritta, un parere spassionato, mi troverebbe molto bel disposta e sicuramente grata.
    Un cordiale saluto
    Valentina Rossi

    1. Ciao Valentina,
      eccomi. Intanto diamoci del ‘tu’.

      Non amo molto il calcio ma so bene che lo sport, specie se di squadra, aiuta tantissimo i ragazzi a crescere con una idea di disciplina ed inoltre li protegge da tante cose (fumo, alcol, droghe) con cui verranno comunque a conoscenza durante l’adolescenza. Dunque ho capito perfettamente le vostre motivazioni di genitori, senza contare che avere interessi – quale che essi siano – è una delle cose per cui vale la pena vivere.

      Rispetto ai due programmi che ti hanno (e che mi hai) prospettato ho le tue stesse perplessità.
      Di primo acchitto, sceglierei il programma spagnolo, giacché si tratta di una scuola “vera”. Ma qui a Roma la scuola spagnola c’è, mentre non so se sia lo stesso dalle tue parti (è sempre meglio avere una way out, se il rientro nella scuola italiana risultasse difficoltoso, e la way out verso una scuola internazionale britannica è assai più onerosa in termini economici).

      Quanto al programma britannico online, sia pure con un tutor, potrebbe essere assai più noioso per vostro figlio, ma questo dipende dal suo carattere, quanto è “sociale” o quanto è capace di autodisciplina. Studiare online può essere una gioia per un “nerd” e una condanna per una persona estroversa e socievole.

      Di sicuro mi informerei presso la Fundation Marcet di quanti e quali IGCSE potrà sostenere. Normalmente di questi esami se ne fanno nove, preparati in 2 anni. Se tuo figlio starebbe solo un anno ne farebbe solo alcuni. Per sicurezza, sarebbe opportuno fargi sostenere quelli che più coincidono con discipline presenti nella scuola italiana e/o che sarebbe più facile per lui preparare. Tra queste, sceglierei “mathematics” e “Italian” sicuramente, poi magari altre materie scientifiche che lui avrebbe nel corrispondente anno di liceo scientifico sportivo (facendo attenzione che lo sportivo ha un suo programma particolare, ne scrissi qui: https://www.educazioneglobale.com/2014/02/il-liceo-scientifico-ad-indirizzo-sportivo/ ).

      Chiederei inoltre alla Fundation se può mettervi in contatto con altre famiglie, i cui studenti stanno seguendo la scuola. Magari hanno qualcuno che si presta a parlare con voi, per confrontarsi.

      Quanto alla scuola che accoglierebbe vistro figlio al rientro in Italia, non mi farei troppe illusioni sui licei con progetto Cambridge, nel senso che questi fanno gli IGCSE in aggiunta alle materie del programma italiano, pertanto potranno valutare positivamente l’esperienza che lui farà, ma poi capiterà sempre il professore che stigmatizzerà eventuali lacune (in italiano, ad esempio). Purtroppo è la caratteristica della scuola italiana: ogni professore è dominus nella sua materia…

      Non so se ti ho aiutato molto, ma concludo con il dirti che io sono sempre dell’idea che è meglio correre qualche rischio che rimanere con il rimpianto di non aver provato, anche, eventualmente al costo di farlo rientrare . quando sarà – in una scuola “facile”, almeno per il primo anno. La Spagna è vicina e sarà facile fargli visita e risolvere eventuali problemi e l’idea che sia lui a desiderare di fare questa esperienza mi pare il dato più positivo.

      Invito chiunque ci legga – malgrado il periodo vacanziero – ad aggiungere opinioni e commenti, specie se conosce la Fundation Marcet.

      1. Gentilissima Elisabetta, grazie!! Sono riuscita ora a leggere la tua risposta ed è piena di spunti utili. Nel frattempo, posso aggiornarti che ho parlato nuovamente con la responsabile della didattica in Fundation. Siamo arrivate ad alcune conclusioni:
        1. Il sistema anglosassone (inglese o americano) non è percorribile perché il ragazzo, pur cavandomela in inglese, non ha il livello di inglese sufficiente
        2 a Barcellona c’e un liceo scientifico sportivo italiano. Siamo d’accordo con la responsabile Marcet che li contatterà alla ripresa per tastare la possibilità della collaborazione. Ovviamente il problema è poter disporre di un orario flessibile per conciliare con gli allenamenti. Mi ha però già detto che avevano già provato in passato ma non avevano ricevuto grande riscontro in termini di flessibilità…ma va?
        3. Forse la via più percorribile potrebbe essere – come scrivi anche tu! – la scuola spagnola. Ma il tuo commento sulla way out mi lascia un attimo in dubbio sul fatto che poi sia per forza necessario rientrare in una scuola spagnola. Non potrebbe rientrare in un liceo italiano? È veramente così drastica la scelta?

        Tutto rimane ancora aperto…di italiani che abbiano fatto quest’esperienza ce ne sono veramente pochi, e temo nessuno così in giovane età, contrariamente alle altre nazioni…comincio assolutamente a farmi un’idea del perché.
        È così impossibile prevedere percorsi che combinino istruzione e sport?
        Grazie ancora
        Valentina

        1. Ciao Valentina, ti rispondo un po’ frettolosamente. Il rientro nella scuola italiana astrattamente è sempre possibile (del resto lo è per i figli di stranieri che arrivano in Italia, dunque tanto più per gli italiani), parlavo di way out solo perché potrebbe essere più impegnativo del previsto, ma questo non si può determinare ex ante: dipende da quanto sarà organizzato tuo figlio nello studio, da eventuali lacune accumulate (o no), dal team docente e dalla scuola di rientro…troppi fattori difficili da valutare. Però io penso che un’esperienza all’estero – specie facendo qualcosa che per tuo figlio è importante – vale oro.
          Go for It!

          1. Aggiornamento delle ultime settimane. Il 3 settembre, in vista dell’inizio delle lezioni il 9 settembre, provo la strada in bici per raggiungere il liceo scientifico sportivo con mio figlio. Per puro scrupolo, salgo in segreteria per accennare al progetto dell’anno a Barcellona, nella mia mente riferendomi all’anno prossimo. Con enorme sorpresa, la gli interlocutori che incontro recepiscono il valore dell’esperienzA, la particolarità della situazione e si attivano come mai avrei creduto. E ii risultato è che oggi mio figlio partirà, dopo dieci giorni di forsennata organizzazione tra eBook, piattaforme di condivisione di corsi, impostazione di Skype per lezioni, interrogazioni, tutoring spagnoli che lo attendono. E cmq con la way back preparata dovesse andare male…Non so come andrà, il ragazzo è pronto e voglioso. Noi siamo adrenalinici e felici. Oggi parte e da domani una nuova avventura comincia! Grazie per i consigli ricevuto, mi sentivo di condividere.
            Valentina

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