L’educazione universitaria internazionale dopo Brexit: il caso dell’Olanda

educazioneglobale-universita-olandaSempre più studenti vanno a studiare all’estero: non si pensa più solo ad imparare le lingue straniere o a sognare un Erasmus durante il corso degli studi universitari ma, ormai, a fare tutto il percorso di studi universitari fuori. Studiare all’estero vuol dire andare via dalla famiglia, dai suoi agi ma anche dalle sue dinamiche, confrontarsi con un mondo sempre più multietnico e multiculturale, cavarsela da soli, conoscere persone ed abitudini che non si sarebbero incrociate altrimenti, adottare nuovi stili di vita, imparare a gestire le proprie forze (e le proprie finanze!), mettersi in gioco nelle relazioni sociali partendo da zero e in modo individuale (è così bello trovarsi in terra straniera e non conoscere nessuno: fa paura ma è tutto da inventare): ditemi se non è formazione questa!

Dell’università all’estero parlano, per ora, più i genitori dei figli, ma forse perché la figlia maggiore sta solo in secondo liceo. Ma dal terzo e quarto in poi, i ragazzi cominciano a pensarci e la locuzione più utilizzata è: “tu dove fai application?”. Ovviamente, chi prima arriva meglio alloggia: se si vuole studiare all’estero non ci si può muovere all’ultimo momento ma almeno un anno e mezzo prima: insomma, già dal terzo anno di liceo è necessario alzare le antenne.

La meta preferita è sempre stata l’Inghilterra, ma con il referendum sulla Brexit – e sempre se sarà attivata la procedura che prevede l’uscita del Regno Unito dalla UE – la situazione potrebbe cambiare: intanto gli studenti europei dovranno forse avere un visto per poter studiare nel Regno Unito ma, soprattutto, non potranno più chiedere il prestito al governo che permette loro di ripagare le rette universitarie una volta terminati gli studi.

Cominciano quindi a diventare appetibili altre mete.

Ovviamente uno non va all’estero solo per andare all’estero, ma cerca università di qualità, anche seguendo i ranking delle università e della materia prescelta.

Dipende, infatti, anche dalla facoltà prescelta. Mi dicono che ci sono studi che meritano di essere fatti anche in Italia: se si tratta di studiare fisica, anche restare in Italia può essere un buon investimento, così come per chi studia economia alla Bocconi. Per altre materie ci sono università e sistemi di universitari che fanno assai meglio dell’Italia, oltre al fatto che, dopo una università estera, entrare nel mondo del lavoro può essere più facile. Su certe materie da sempre deboli in Italia (vedi, ad esempio, la sociologia, la vera cenerentola delle scienze sociali), studi in università estere di buona fama possono conferire basi più solide.

Ecco, dunque, che Paesi come l’Olanda, il Belgio o la Germania diventano appetibili anche per la gran quantità di corsi universitari in lingua inglese.

L’Olanda, in particolare, è sempre più gettonata dagli studenti italiani, già prima della Brexit. Non solo Utrecht, Delft, Amsterdam e Maastricht: sono tante le Università ben quotate. Di recente parlavo con una mamma il cui figlio è a Maastricht che mi elencava le ragioni del successo dell’Olanda. Corsi in inglese (secondo il sito Studyfinder, circa 2100), buone università (nei ranking internazionali), costi più accessibili del sistema inglese, costo della vita accettabile rispetto ad altri paesi europei e vicinanza all’Italia (ma non solo all’Italia: di fatto, paesi come l’Olanda sono collocati geograficamente al centro dell’Europa). Inoltre gli olandesi sono pragmatici e diretti, i metodi d’insegnamento sono problem-based: addestrano gli studenti ad analizzare e risolvere problemi pratici in modo indipendente; chi si forma in Olanda, se ha voglia di fare, è pronto quindi ad affrontare il mondo del lavoro.

L’Olanda segue il modello dell’università pubblica con boarding in College: se in Inghilterra, dopo che Cameron ha triplicato le tasse, si pagano anche 9.550 sterline all’anno, in Olanda – mi dicono più informati – si spendono tra 1.700 e i 3.000 euro di tasse universitarie.

Quanto ai ranking, la classifica annuale del Times del World University Rankings 2016-2017 conta, dal cinquantanovesimo posto in poi, ben 13 università olandesi. Certo, sono collocate oltre il cinquantesimo posto della classifica mondiale, ma basta un’occhiata alla situazione delle università italiane (la prima è al 137° posto…ed è la Normale di Pisa!) per avere una bussola.

Per fare application in Olanda, i due siti web da tenere d’occhio sono il già citato e Studyfinder.NL, dedicato all’istruzione internazionale, e Studielink, dove va fatto un account personale e si possono ricercare i vari corsi di laurea, compresi quelli in lingua inglese.

Per fare domanda di ammissione e iscriversi ad un corso di laurea nei Paesi Bassi non serve altro che il diploma di istruzione media superiore, il possesso di un punteggio adeguato ai test di inglese (ad esempio lo IELTS oppure il TOEFL ma anche il Proficiency) normalmente si invia anche il curriculum vitae, una lettera motivazionale e una di referenze da parte di un professore (lo scoglio più arduo per lo studente italiano..). Ovviamente, più alto è il voto di maturità e meglio è.

Per il riconoscimento dei titoli e delle equipollenze del proprio titolo di studio italiano è possibile rivolgersi al Nuffic (Netherlands Organization for International Cooperation in Higher Education, ossia l’organizzazione neerlandese per la cooperazione internazionale negli studi superiori) che è il corrispettivo olandese del CIMEA. Sul sito del Nuffic, infine, è possibile trovare un database di diverse offerte di borse di studio.

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