consigli e risorse per essere cosmopoliti

Scegliere una scuola internazionale, bilingue o con progetto Cambridge: una diretta web per genitori

Sempre più famiglie desiderano dare ai propri figli un’educazione internazionale, che consenta loro di diventare cittadini del mondo e tentano, come è naturale, di perseguire questo obiettivo anche mediante la scelta della scuola più appropriata.

Ma quali sono le opzioni?

In Italia esistono scuole “internazionali” di lingua inglese, ossia scuole straniere che afferiscono al sistema inglese o americano o, anche, scuole “ibride” che sono una commistione tra questi due. Molto costose, da sempre mirate ad un pubblico di figli di diplomatici, sono ora ricercate anche da famiglie italiane che vedono in questa scelta un investimento per il futuro. Come discriminare tra le varie opzioni?

Si stanno inoltre moltiplicando le scuole, sempre private ma meno costose, che – a torto o a ragione – si autodefiniscono “bilingui”, o “ad inglese potenziato” o “rafforzato”, perché offrono settimanalmente all’interno del proprio curriculum tra le 8 e le 16 ore di lingua inglese e di materie in inglese, con insegnanti che sono parlanti nativi. Ma è tutto oro quel che luccica? Cosa distingue una scuola bilingue credibile da una che fa solo un buon marketing?

Sin qui le opzioni nella scuola privata. Anche dal lato dell’istruzione pubblica, tuttavia, qualcosa finalmente sta mutando. Forse consapevoli del fallimento dell’insegnamento delle lingue straniere (che in Italia vengono affrontate a scuola come fossero lingue morte anziché vive!), o forse cercando di incontrare il favore delle famiglie, le scuole pubbliche stanno “importando” nei loro programmi insegnamenti ed esami del sistema inglese.

Hanno iniziato i Licei e anche qualche Istituto tecnico, stanno seguendo anche alcune scuole secondarie di primo grado e primarie delle grandi città ad offrire un progetto integrativo dell’offerta formativa che viene denominato  con il nome altisonante di “Cambridge”. Cosa sono i Licei Cambridge? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi?  Cosa è la metodologia CLIL ed è veramente lo strumento migliore per migliorare  l’inglese?

Chi legge educazioneglobale.loc con regolarità di questi argomenti sa già molto; per chi ha ancora le idee confuse arriva, il 28 Novembre, la possibilità di ascoltarmi in diretta web (e, dopo questa data, di accedere al video a proprio piacimento).

Ma cosa succede il 28 Novembre? Va in onda il webinar realizzato, con educazioneglobale, da  Tuttoscuola, la principale rivista sul mondo scolastico, in cui vengo intervistata sui percorsi scolastici internazionali.

Il webinar ha come titolo “Scegliere la scuola… con un occhio all’internazionalità. Una guida per genitori​”, perché, diciamocela tutta, non educhiamo più solo i futuri cittadini di uno Stato ma educhiamo i cittadini dell’Europa e del mondo globale.

Anche su questo sito, infatti, una delle richieste più ricorrenti riguarda l’apprendimento delle lingue straniere e, in particolare, della lingua inglese, ormai condizione necessaria per una formazione completa per studiare (e poi, lavorare) non solo all’estero ma anche nel nostro Paese.

Nel webinar spiegherò, da genitore a genitore (e quindi con tutti i limiti di una persona che non lavora nel mondo scolastico!) le varie opzioni di questo variegato mondo, dalle scuole internazionali a quelle “bilingui” a quelle “a inglese potenziato”. Scuole con caratteristiche, valori e costi molto diversi tra loro.

Durante il webinar informativo e gratuito potrete anche inviare le vostre domande o avanzare i vostri dubbi in diretta web e, per quanto possibile, tenterò di rispondere a tutti.

Ma come funziona un webinar?

E’ semplice: ci si iscrive e viene fornito un link via mail per collegarsi in diretta o visionare gratis la registrazione anche nei giorni successivi. Chi si vuole iscrivere al webinar deve cliccare qui

 

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Comments

  1. Ciao Elisabetta,
    ho seguito la tua diretta e ti leggo costantemente in quanto interessata a fornire ai miei figli una educazione il più possibile ‘internazionale’.
    Io e mia figlia stiamo visitando alcuni licei scientifici di Roma e saremmo molto interessate al percorso internazionale offerto dal Liceo Azzarita, che mi risulta essere ancora l’unico a Roma nord ad offrire un simile percorso.
    Mi sto confrontando con alcune mamme e al riguardo ci sono ancora pareri contrastanti.
    Alcune infatti mi dicono che questi ragazzi in realtà non seguono le lezioni e che vanno avanti imparando semplicemente le lezioni a memoria. E queste mamme preferiscono far seguire ai loro figli un percorso tradizionale (seppur in istituti di prestigio) e investire in formazione linguistica extra-curriculare (corsi pomeridiani e viaggi all’estero). Qual è la tua opinione al riguardo?
    Grazie in anticipo,
    Laura

    1. Ciao Laura,
      ti confermo innanzi tutto che, tra i licei scientifici che hanno adottato il progetto Cambridge, sicuramente l’Azzarita è quello che offre (nell’internazionale ad opzione italo-inglese) il percorso con più materie in lingua e dunque più ore in lingua.
      Questo percorso ha i suoi pro e i suoi contro.
      Pro: effettivamente ci sono 10 ore settimanali in lingua o di materie in lingua, i lettori sono tutti madrelingua (mentre in altre scuole non è sempre così), la compresenza funziona, nella maggioranza dei casi, bene (lettore e docente curricolare si alternano nelle spiegazioni ma non nella singola lezione, bensì a seconda dell’argomento).
      Contro: il percorso (internazionale o Cambridge che sia) NON è riconosciuto dal MIUR, i ragazzi conseguono quindi una maturità normale (scientifica, nel caso dell’Azzarita/Salvini), le doppie materie con doppio programma (es. fisica e IGCSE Physics) appesantiscono molto lo studio e la settimana dello studente, che deve quindi passare molte ore a scuola impegnato in lezioni spesso frontali.
      Di fatto i pareri discordanti che hai sentito dipendono dall’annoso problema della scuola italiana: essendo il gruppo classe uguale per 5 anni e i professori diversi da una sezione ad un’altra, troverai gente scontenta o gente contenta a seconda della sezione di un determinato anno…
      Invece infondata mi pare la critica dell’imparare tutto a memoria…non nel senso che non sia vero, ma che è vero per buona parte dell’ormai vetusta scuola italiana. C’è molta nozione e niente pensiero critico, come notato da Spurr sullo studio di Catullo https://www.educazioneglobale.com/2017/05/come-si-riconosce-una-scuola-eccellente-lho-chiesto-a-un-grande-esperto-stephen-spurr/
      Alcuni licei scientifici romani di buona tradizione e, in generale, con buoni professori (uno per tutti: il Righi, da cui tra l’altro è nato l’Azzarita, molti decenni fa) sono quasi ideologicamente contrari alla sperimentazione Cambridge. Sono d’accordo con loro solo per un aspetto: il CLIL non è il miglior modo di apprendere una lingua come, del resto, ho scritto qui: https://www.educazioneglobale.com/2015/08/bilinguismo-a-scuola-ma-il-clil-e-il-metodo-migliore/
      Detto ciò, non mi pare neanche costruttivo pensare che sia sempre meglio arroccarsi nel passato e, poiché, la scuola pubblica non offre molto altro, comprendo il successo di questi percorsi.
      Ho cercato di essere oggettiva e di darti elementi per decidere, anche se so che non è affatto semplice. In questo senso può essere utile farsi un giorno di scuola a gennaio (alcune scuole lo consentono) e magari vedersi online un po’ di materiale di biologia o fisica IGCSE.
      Tra l’altro ti segnalo che ieri il MIUR ha approvato 100 classi per tutta Italia che offrono il percorso liceale quadriennale. A Roma l’Azzarita lo avrà, anche se, trattandosi di una novità, sul sito web della scuola non trovi ancora nulla. Un altro elemento da valutare.
      Elisabetta

      1. Aggiungo un dato che puo’ essere rilevante: il percorso liceale quadriennale di diritto italiano, per qualche strana ragione, NON e’ consentito a chi sia gia’ anticipatario (non cosi’ il percorso IB).

        1. Mi domando se la maturità conseguita con un percorso quadriennale sperimentale venga riconosciuta come titolo valido per partecipare ai concorsi, laddove venga richiesto espressamente il “diploma di scuola media superiore quinquennale”.

  2. Cara Elisabetta,
    lo noti subito… non sono un’ italiana… grazie per quel fantastico blog, pieno degli informazioni approfondite, con tanti aspetti interessanti.
    Mio figlio di 13 anni cresce con 3 lingue, (inoltre parla molto bene inglese e francese) e frequenta seconda classe delle scuole medie. Elias entrato a 7 anni nella scuola elementare italiana uscendo dal sistema scolastico tedesco che funziona un po diversamente (si divide l’anno scolastico a meta anno percio mio figlio è un anno piu grande dei suoi compagni).

    Per i motivi lavorativi ci siamo trasferiti in Sardegna. Un paradiso terrestre fin adesso (viviamo in una piccola cita senza un liceo).
    Mio figlio dovrebbe viaggiare ogni giorno con pulmino per poter visitare un liceo linguistico in una citá piu grande. Lo escludo per tanti motivi.
    Finalmente arrivo alle mia conclusione…
    Per mio figlio una scuola internazionale sarebbe la soluzione perfetta.
    Che cosa mi consigli? Trasferirsi in Italia finche non avra 16 anni per poter entrare nel collegio? O esiste una scuola internazionale con allogio a Roma?
    Devo decidere se mio figlio deve restare nel sistema italiano (5 anni) o rientrare in Germania (4 anni)…
    A chi potrei ancora rivolgermi?
    Sono confusa come tutte le mamme che devono prendere la decisione importante per il futuro dei propi figli.
    Ancora grandi complimenti per il tuo Blog e tanti anguri per il 2018!
    Anna

    1. Ciao Anna Maj, intanto non parlare di “rientrare in Italia” perchè anche la Sardegna è Italia!
      a Roma c’è una scuola internazionale con boarding school che fa l’IB, ed è il st.Stephens http://sssrome.it/. Costosissima.
      Conta che a Roma esiste anche una scuola tedesca https://www.dsrom.de/it/ e una francese. Se tuo figlio grande viene dal sistema tedesco (non ho capito bene) potresti provare a sentirli per sapere se hanno soluzioni di boarding.
      L’altra vera domanda è: te la senti ti mandare un quattordicenne a vivere da solo? Alcuni ragazzi a quella età sono pronti per questo passo e ne beneficiano, altri no.

  3. Cara Elisabetta,
    Grazie per il tuo interessantissimo sito.
    Al momento i miei figli frequentano le elementari presso una scuola internazionale a Bergamo che fa parte di una ‘catena’ di scuole con sedi in diverse città italiane.
    Ho sempre più spesso la sensazione che queste scuole ripropongano un modello prefabbricato cercando di farlo funzionare in una realtà provinciale- con gli inevitabili ‘misunderstanding’ da parte dei genitori, se non addirittura da parte della direzione della scuola, là dove il personale non abbia mai vissuto o lavorato all’estero. Più volte ci siamo trovati di fronte ad un regolamento sicuramente ‘importato’ e ‘copiato’, ma non interamente implementato o capito dalla direzione stessa, che spesso tollera situazioni non ammissibili in scuole internazionali all’estero.
    Come tu hai notato in un post precedente, ho la sensazione che queste scuole internazionali nelle città italiane, al di fuori di Milano e Roma, “rimangono vittime di un provincialismo spesso tipico della cultura italiana”. In quest’ottica, ci stiamo interessando per trasferirci a Milano, dove le scuole ci sembrano un più serie e un filo più internazionali. Si tratta di un passo abbastanza impegnativo dal punto di visto logistico ed economico per la famiglia, ma pensiamo di fare il meglio per i ragazzi.
    Sarei veramente interessata ad avere il tuo punto di vista su questo tema.
    Grazie in anticipo,
    Anna

    1. Cara Anna, non conoscendo le scuole direttamente non posso giudicare, dunque faccio un discorso generale. Posso solo dire che, tra i vari modelli di scuola internazionale di stampo anglosassone, preferisco i modelli puri agli ibridi. Dunque preferisco, in specie alla scuola primaria, il British National Curriculum (e non dei surrogati per stranieri) o il curriculum americano (pur con i suoi noti limiti rispetto a materie come la storia) al primary years program dell’IB. Però è questione anche di gusti, aspettative ed obiettivi. Molti genitori italiani preferiscono una scuola più “italianizzata”, sia nei programmi che nei comportamenti/utenza. Penso che per giudicare una scuola internazionale occorre anche tenere a mente che diverse sono le finalità che si prepongono le persone nello sceglierla. Molti genitori italiani lo fanno solo perchè un figlio impari l’inglese, in questo modo finiscono per considerare il luogo di istruzione alla stregua di una scuola di lingue, il che può andare a detrimento della qualità, specie per chi le ha scelte sperando in un abbinamento di lingua, cultura e ethos…
      Uno poi può anche decidere che una certa scuola non è perfetta, ma solo un comodo compromesso per un tempo limitato, anche perché non è sano, penso, crescere nella stessa scuola dai 3 ai 18 anni. Forse non ti ho risposto ma spero di esserti stata utile.

    1. Daniele, è possibile che io sia ‘biased’ da quello che ​vedo nelle varie scuole della capitale, ad ogni modo se l’IB diploma programme (16-18 anni) mi entusiasma, il pyp non altrettanto.
      Intanto un metodo tutto enquiry based mi pare meno solido di altri o forse nelle scuole che ho visto si prestava all’equivoco, nel senso di una programmazione veramente ridotta al minimo​ (per quello che ho visto nel PYP si utilizzano poco o nulla libri di testo; i docenti con cui ho parlato, per loro stessa ammissione​, non “insegnano” ma “indagano”). Per certi versi quello che ho visto era l’esatto contrario dell’eccesso di nozioni, verifiche, memorizzazioni, test, compiti che ci sono altrove.
      Mi si è formato quindi il convincimento che, più che in altri sistemi, nelle scuole che adottano il PYP c’è una grande variabilità in termini di qualità e che dipende dagli insegnanti. Insomma, più il curriculum è flessbile e più il talento umano del docente è rilevante. I nodi vengono al pettine verso la fine della primaria, quando anche amici stranieri mi hanno riferito che i figli erano un po’ carenti nelle c.d. abilità di base, anche comparando con la scuola americana.
      Avendo avuto modo di confrontare i livelli di lettura di più bambini nei due sistemi (PYP e brit) e quelli nel sistema britannico erano nel complesso più avanti pur nella personalizzazione delle letture che si fa nel sistema anglofono. Ovviamente si tratta di evidenze empiriche più che statistiche: il mio campione era troppo piccolo.
      Inoltre il vantaggio del sistema britannico rispetto al PYP – almeno per il genitore – è che c’è un chiaro benchmark per misurare competenze e conoscenze perché basta comparare con le scuole britanniche in madrepatria (dove, tra l’altro, ci sono istituzioni che funzionano bene e informazioni trasparenti. Più di 10 anni fa scrissi al ministero dell’education inglese e nel giro di due ore avevo informazioni, link e il numero di un funzionario pronto a darmi chiarimenti).
      Infine, sempre nei casi che ho avuto modo di vedere, anche l’educazione musicale (un mio pallino) nelle scuole brit di queste latitudini é al top. Ne ho viste poche di scuole, anche internazionali, dove si facesse musica tutti i giorni, sempre con accompagnamento dal vivo e mai con una base e dove a 5 anni hai già in mano un violino (anche se non sei Mozart, perché per i Mozart e gli Einstein tutte le scuole vanno bene!).
      Poi, certo, ogni sistema è disomogeneo al suo interno e quindi le generalizzazioni hanno i loro limiti, non prendere dunque la mia opinione per oro colato.

      1. E cosa ne pensi invece del MYP? Sto iniziando a pensare alle scuole medie e visto che quelle italiane mi paiono il “buco nero” del sistema scolastico italiano, mi chiedevo se avrebbe senso fare quei 3 anni in una internazionale. Per cambiare sistema e provare qsa di diverso, per dare uno sprint all’uso dell’inglese nel quotidiano … e per conoscere un ambiente diverso.

        1. Ma tuo figlio/figlia ha il livello di inglese necessario per entrare in una scuola internazionale? Perché intanto bisogna chiedersi questo.
          L’operazione ha comunque senso (o meno) a seconda di quello che si vuole fare dopo.
          La scuola media italiana è l’anello debole della scuola italiana per i figli di famiglie svantaggiate (poco colte, poco benestanti o straniere). Una delle problematiche della scuola media, forse la più importante, riguarda l’equità sociale. E’ proprio tra la prima e la terza media che esplodono i divari di apprendimento legati all’origine socio-culturale degli studenti.
          Il ritardo nello studio, infatti, risulta più accentuato negli alunni che hanno genitori con un titolo di studio basso o negli alunni stranieri che non siano arrivati in italia da piccoli.
          In questo senso non è che i licei o i tecnici siano meglio delle medie è semplicemente che gli alunni deboli la scuola italiana se li perde già alle medie oppure che, comunque, è alle medie che si gettano i presupposti dell’abbandono scolastico.
          Insomma, la scuola primaria italiana fa ancora un buon lavoro di integrazione, dalla scuola media in poi, la frammentazione delle discipline, la vetustà dell’approccio etc… non consente agli studenti più deboli di tenere il passo.
          Il problema non riguarda, quindi, ha capacità, mezzi, libri in casa e via dicendo.
          Però la scelta tra media italiana e scuola internazionale con MYP va fatta in funzione del dopo. La scuola internazionale è motivante e premia lo spirito critico, la scuola italiana è punitiva e premia la ripetizione mnemonica. La prima ha meno nozioni e più competenze della seconda. Se fai le medie ad una scuola internazionale e poi ti tocca un liceo italiano hai una preparazione sicuramente più completa, ma ti vien voglia di spararti!
          Io non sono stata discente in una scuola internazionale, ma ho fatto dei pezzi di scuola in California da bambina e da adolescente. Rientrare nella scuola italiana è stato sempre durissimo, in particolare il rientro a dicembre al penultimo anno del classico. Non era tanto una questione di essere rimasta indietro in latino e greco e anche in fisica (che mi ero rifiutata di fare negli USA) è che proprio la gioia della scoperta mi aveva abbandonata. Ma non vorrei confondere dati ed autobiografia….

    1. Nb Ovviamente potrei sbagliare. Un test che puoi fare è misurare la literacy dei tuoi figli in base ai libri che si adottano nel british National Curriculum per ciascuna età. La serie di base per imparare a leggere è quella della Oxford Reading Tree https://www.oxfordowl.co.uk/for-home/starting-school/oxford-reading-tree-explained/
      Da qualche parte si trova anche la tabella con i livelli dei libri e le età per i quali sono stati concepiti

  4. Grazie, spiegazioni chiarissime.

    Per il livello di inglese spero che lo avrà (in realtà mio figlio fa ora solo seconda elementare, a maggio darà il Movers, che ho visto essere proposto da alcune scuole internazionali, come quella di Venezia, in IV elementare), quindi, spero prosegua bene.

    Valuterò allora il MYP perché, da un lato, avevo anche io la sensazione che le medie italiane fossero un po’ problematiche, e dall’altro lato, mi piacerebbe fargli vedere realtà diverse (come scrivi tu altrove, non è il massimo per un bambino frequentare la stessa tipologia scuola dai 3 ai 18 anni).

    Per il dopo, per noi ora è ancora troppo presto. Magari tra 7-8 ci saranno licei di 4 anni collaudati e chissà, magari un po’ innovati nei programmi, che potrebbero valere la considerazione.

    Per ora grazie, soddisfatta di non aver scelto intanto il PYP per le elementari.

    1. Come genitore di due allievi della IS Venice, mi sento un po’ chiamato in causa, e vorrei fare una piccola osservazione, la quale, a scanso di equivoci, e’ di carattere generale, e non vuole essere critica al livello di preparazione individuale di nessuno.
      Il fatto che in quella, e in altre scuole internazionali, si sostenga in iv Primary il Movers, che ha un livello atteso di A1 nel QCER, non significa che il livello di inglese degli allievi sia quello, invero minimale. Se cosi’ fosse, lo dico francamente, i denari spesi per frequentare la scuola internazionale sarebbero buttati.
      La realta’ e’ piu’ complessa: chi e’ esposto a una lingua fin da piccolo, nel caso dei miei figli dalla Nursery 1, cominciata a due anni e mezzo, sviluppa una conoscenza da madrelingua, adeguata pero’ alla sua eta’, esattamente come accade a ciascuno di noi, che pur essendo madrelingua a un test di italiano per stranieri potrebbe ricevere un punteggio sorprendentemente basso.
      Quindi, il livello A1 del Movers esprime una valutazione culturale, piu’ che linguistica.

  5. Non so se dipenda dalla scuola ma non sono d’accordo con Elisabetta sul curriculum PyP, non nel confronto con le scuole con curriculum Brit che non conosco bene , ma in generale sulla tipologia di scuola. La mia esperienza è che il curriculum IB è nei primi anni molto Montessoriano per cui non ci sono molti compiti e si è molto focalizzati nello sviluppare nei bambini la voglia di imparare, di capire di riflettere e di critica: credo non sia poco. Mano a mano che passano gli anni la didattica si struttura sempre di più, in un processo lento ma continuo fino a diventare molto impegnativa . I risultati già alla fine delle elementari sono notevoli, i bambini quando vanno a fare gli esami alla scuola pubblica sia per la quinta elementare che in terza media hanno risultati eccellenti ( secondo la preside della scuola statale : “sconvolgenti”), considerando poi che l’esame è in italiano. Alla mamma che è contenta di non aver fatto fare il PyP segnalo solo che solitamente quando i bambini passano dal curriculum IB a quello italiano non hanno quasi mai grossi problemi mentre chi passa dalla scuola italiana al curriculum IB ( per esempio alle medie MyP) si trova ad affrontare grosse difficoltà e nonostante abbiano studiato inglese e siano certificati la preparazione sulla lingua ha un gap abissale. Anche ragazzi abituati a primeggiare alla scuola pubblica hanno grosse difficoltà. Tralascio il discorso della provenienza e sui genitori che ovviamente incide sicuramente sui risultati. Ultimo dato la “felicità”, magari a tanti non interessa ma vi assicuro che i ragazzi che frequentano la PyP el’MyP dove vanno i miei figli sono “felici”, non c’è cosa peggiore che dire loro : domani non andrai a scuola!

    1. Daniele, grazie. Probabilmente dipende dalle singole scuole. Circa l’infelicità a scuola, poi, ho una esperienza diffusa (non limitata alle mie figlie). La scuola italiana sembra “reggere” sino quasi alla fine della primaria, poi cresce nei tween e nei teen il senso di frustrazione, lo scollamento tra scuola e realtà, il disamore per uno studio estremamente mnemonico e ripetitivo. Un po’ è l’età, certamente, ma un po’ è anche l’obsolescenza non tanto di ciò che si studia ma di come viene insegnato. Non vedo ragazzi appassionati neanche tra quelli molto studiosi, insomma. Ovviamente, come sempre, non voglio generalizzare, è solo esperienza empirica la mia.

  6. Buongiorno Elisabetta, innanzitutto grazie per le molteplici delucidazioni in merito ai licei internazionali. Io avrei bisogno di un ulteriore informazione che non sono riuscita a trovare, il Cambridge ha dato/fatto una normativa su come devono essere considerati i voti delle materie in lingua??? Mi spiego meglio, hai fini di una valutazione, che peso hanno le materie in lingua? Fanno media per la metà, per un terzo o per niente? E questo chi lo stabilisce? Ogni scuola decide per se? In merito a questo c’è una gran confusione. Buona giornata

    1. Purtroppo il percorso Cambridge è solo un progetto, dunque sulla valutazione (che io sappia…) ogni scuola decide per sé. Del resto Cambridge International Examination non può emanare norme vincolanti per le scuole italiane, casomai solo dare indicazioni e regole, ma per gli esami finali e non tanto per le lezioni che li precedono.
      Gli esami IGCSE non fanno media, mentre i test preparatori per gli stessi esami e le altre verifiche in lingua dovrebbero fare media.
      A scuola di mia figlia (iis salvini, Liceo Azzarita) le verifiche in corso d’anno hanno sempre fatto media. Un 4 (come un 8) in fisica valeva lo stesso di un 4 o un 8 in physics mentre, invece, una B o una C all’esame IGCSE Physics non viene calcolata anche se l’esame per la certificazione si facesse in mezzo ad un trimestre/pentamestre.

  7. buongiorno Elisabetta innanzitutto complimenti
    vorrei essere consigliata una scuola internazionale abbastanza buona in italia e non altamente costosa per mia figlia elisa che dovrebbe prendere l’IB vedo che sei una persona sincera e aspetto con trepidazione una tua risposta

  8. Ciao Francesca, sono a tua disposizione, ma vorrei qualche elemento in piu’: in che zona vivi? sei eventualmente disponibile a trasferimenti (anche se ti firmi “km zero”!)?
    che scuole ha frequentato finora la tua figliola? e quanti anni ha? a prestissimo!

    1. ciao elisabetta
      rapportandomi con quasi tutte le scuole internazionali in italia sono arrivata alla conclusione che il canadian college italy di lanciano potrebbe essere una delle migliori e sicuramente la più abbordabile a livello economico cercavo sicuramente una situazione di bourding perchè mia figlia si deve trasferire vorrei avere la tua opinione su questo college e sul diploma che rilascia grazie mille
      buona serata

      1. “Students applying to universities in other provinces or other parts of the world should confirm academic eligibility with the registrar of the university they wish to attend. ”

        Cara Francesca,
        una cursoria ricerca sul sito di quell’istituzione mi ha fatto trovare la frase che ti cito sopra letteralmente. Se poi leggi tutta la pagina, scopri che il diploma li’ rilasciato ha valore solo per iscriversi alle universita’ della provincia canadese dell’Ontario, che, salvo errore, non mi sembra ai vertici accademici mondiali. Pertanto, se non hai connessioni con quella zona, cio’ che non posso sapere, io consiglierei grande prudenza. Visto che pensi a una soluzione di boarding, perche’non dai uno sguardo anche altrove, nella mia zona alla Eisp di Padova e ad H Farm (entrambe IB certificate)?

      2. Francesca a Genova c’e il Sud (Deledda International Schhol) che offre IB (attenta a non confondere con Deledda liceo linguistico che offre percorsi Cambridge). È in parte pubblico e dunque ha sovvenzioni del comune di Genova e dunque retta bassissima. Ha un convitto per chi arriva senza famiglia. Guarda.

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