Come scegliere un liceo? Ecco la guida che cercavi!

educazioneglobale-come-scegliere-il-liceoCi siamo. Per gli studenti di terza media sta per arrivare il momento degli open day (la maggior parte dei quali si tengono tra novembre e dicembre) e, un paio di mesi dopo, sarà il momento in cui i genitori dovranno effettuare l’iscrizione online alla scuola secondaria di secondo grado. Stando alle statistiche, la maggiore parte dei ragazzi di terza media sceglie istituti tecnici o professionali. E’ un mondo del quale so poco; dunque ho limitato questo post ad un ambito più ristretto: quello della scelta del liceo.

La scelta del liceo è un momento spesso caratterizzato dalle ansie degli studenti (“dove vanno i miei amici e come faccio a scegliere se non ne so niente?”) e dai timori dei genitori (“mi dicono che lì gira tanta droga”), ma anche dalla scarsa conoscenza delle alternative (“liceo delle scienze umane? Mai sentito..”). E’ anche il tipico terreno nel quale si misurano convinzioni e dogmi (“il liceo classico è sempre il migliore”), e tradizioni familiari, talvolta imposte dai genitori ai figli (“studierai in quel liceo perché ci ho studiato io ed è ottimo”). Di questa particolare forma di cieco sadismo generazionale ho scritto in Come scegliere una scuola. Dall’asilo al liceo una guida per genitori in cerca della scuola giusta.

Nello scegliere il liceo la domanda dei ragazzi è “in quale scuola andare?” quella dei genitori è “come posso aiutare mio figlio a scegliere?”. Entrambi cercano la scuola migliore, ma della nozione di “scuola migliore” hanno due idee molto diverse…

Forse la prima cosa da ricordare è che qualsiasi algoritmo si applichi, si potrà sbagliare e si potrà cambiare. Ma nessuno si augura di dover cambiare, dunque si tratta di una scelta che, in linea di massima, riguarderà i 5 anni successivi di vita dei ragazzi e che non avrà solo e tanto influenza sulla didattica, i saperi e le competenze, ma anche sulle abitudini, gli amici, l’ambiente.

Come dice una mia amica, l’adolescenza è una torta: la scuola (e lo studio) sono una fetta, poi c’è tutto il resto.

Il vero dilemma, però, è che la scuola, influenza, almeno in parte, anche questo “resto”. Gli amici e gli amori, gli interessi e le abitudini, gli errori e le scoperte: tanti aspetti del mondo dell’adolescente si formano (e, purtroppo, si sformano) a scuola o intorno ad essa. Gli anni dai 14 ai 19 sono il momento esatto in cui il mondo dei propri pari diventa più importante del microcosmo della famiglia di origine, pertanto la scuola e il suo territorio, il suo contesto sociale e le sue tradizioni, lasciano tracce indelebili.

Dunque la scelta non è banale per niente. Ma da dove cominciare? Anzitutto, direi, da quello che alla/al tredicenne piace fare (if anything…).

  1. Capire cosa piace e cosa no

Per scegliere tra diverse alternative bisogna conoscere le alternative, ma, ancora prima, conoscere se stessi. Una (o un) tredicenne – oltre a voler andare in liceo dove andranno anche le sue amiche o i suoi amici – dovrebbe essere in grado di rispondere ad alcune domande. Cosa mi piace fare? Quali sono le materie che mi piacciono di più? Delle materie che mi piacciono, apprezzo più il contenuto o l’insegnante? Mi piacerebbero nello stesso modo se le insegnasse qualcun altro? Quali compiti mi sono meno sgraditi? Quali compiti mi riescono facilmente? Mi piace più leggere o fare?

Vi sono alcuni ragazzi le cui preferenze sono nette. Altri, invece, non si conoscono a sufficienza, non hanno consapevolezza o non hanno preferenze. Insomma, ci sono tredicenni che non sono (ancora) in grado di porsi queste domande in modo astratto e, in quel caso, saranno i genitori a fare delle domande e, se ricevono risposte vaghe, a fare congetture, cercando di decodificare – senza troppe proiezioni del proprio sé – l’enigma che hanno di fronte.

  1. Conoscere le alternative teoriche

Ho scritto più sopra che non si può scegliere un bel nulla se non si conoscono le varie alternative, dunque facciamo una sintesi delle varie opzioni liceali esistenti al momento.

Intanto, circa la durata del percorso liceale, essa è fissata, nella generalità dei casi, a 5 anni, ma è bene sapere che vi sono sperimentazioni di licei di quattro anni (chi volesse saperne di più dovrebbe leggere Liceo di 4 anni o anticipo scolastico? Finire la scuola a 18 anni) e poi vi sono le scuole internazionali in lingua inglese che durano quattro anni.

Dopo 5 anni, come noto, si sostiene un Esame di Stato (la ex maturità o licenza liceale), propedeutico al proseguimento degli studi universitari.

Al momento in cui scrivo, i percorsi liceali, usciti dalla riforma Gelmini, sono 6. Tuttavia, vale la pena di sottolineare subito che, tra “indirizzi” (il liceo artistico ne ha sei), “opzioni” (cioè un piano di studi diverso rispetto a quello principale) “curvature” e “sperimentazioni” (Liceo Classico Europeo, Liceo con opzione Cambridge), ci sono varie sottocategorie.

Elenchiamo, anzitutto, le varie opzioni:

  1. Liceo Artistico
    (indirizzo arti figurative, indirizzo architettura e ambiente, indirizzo design, indirizzo audiovisivo e multimediale, indirizzo grafica, indirizzo scenografia)
  2. Liceo Classico
  3. Liceo Linguistico
  4. Liceo Musicale e Coreutico
    (sezione musicale, sezione coreutica)
  5. Liceo Scientifico
    (opzione scienze applicate)
  6. Liceo delle Scienze Umane
    (opzione economico-sociale)

Queste le tipologie principali, con i diversi indirizzi e le opzioni. Però, poi entriamo (come si dice in “scuolese”, la strana lingua di chi opera nella scuola…) nelle curvature e nelle sperimentazioni e allora il ventaglio delle scelte si amplia…

Esiste, per esempio, il Liceo sportivo, che poi è un liceo scientifico ad indirizzo sportivo. Si tratta di uno scientifico con meno filosofia e in cui, al posto del latino e della storia dell’arte, si studiano scienze motorie e altre materie, come economia dello sport e diritto dello sport ed, ovviamente, ci sono delle ore in più di vari sport. 

Poi ci sono gli ibridi tra scuola italiana e francese, ad esempio i Licei che offrono l’ESABAC (titolo finale di un doppio diploma: l’Esame di Stato italiano e il Baccalauréat francese) offerto dai linguistici internazionali francesi e dal liceo classico europeo (nei Convitti Nazionali).

Ci sono poi i Licei (classici, scientifici o linguistici) che hanno adottato il progetto Cambridge–IGCSE, innestando nei tradizionali piani di studio italiani alcuni insegnamenti ed esami della scuola inglese, quelli che nel sistema britannico si sostengono a 16 anni, nella versione però internazionale, ossia gli International General Certificate of Secondary Education (chi volesse approfondire può leggere il post Licei pubblici italiani Cambridge International).

  1. Scegliere un liceo per i contenuti (e non dalla denominazione…)

Chi ha figli con le idee chiare può saltare questa fase e leggersi direttamente il punto 7 (“Decidono i ragazzi o decidono i genitori?”).

Chi, invece, ha figli incerti e titubanti (e un pomeriggio libero) può provare a fare una sorta di blindfold test, insomma, un test ad occhi chiusi. In realtà, qui gli occhi servono aperti, ma, insomma, lo chiamo così perché è come quando si riunisce un gruppo di amici e si fa un test di assaggio di vini d’annata, senza poter vedere le bottiglie e leggere le etichette. Si, perché molti alla fine scelgono una liceo solo dall’etichetta, senza pensare alle materie che vi si studiano. Allora proviamo a levare le etichette ed andare alla sostanza.

Come effettuare il test? Stampate i piani orari settimanali dei 6 modelli di liceo e poi procuratevi, dai siti di singole scuole, le varie “curvature”, “opzioni”, “sperimentazioni” dei licei fondamentali. Alcuni li avete già qui, ma, per completare l’esperimento, occorre aggiungere il liceo classico europeo, il liceo scientifico sportivo, il liceo scientifico scienze applicate (dunque senza il latino), i licei scientifici, classici e linguistici con programma Cambridge e quelli internazionali. Stampate tutto e togliete i titoli. Che non si legga il tipo d’indirizzo o il nome della scuola. Sostituiteli con dei numeri: scuola 1, scuola 2 e così via.

Dopodiché chiamate vostra figlia/vostro figlio e, se vi va, anche un gruppo di suoi amici e fate leggere i vari piani di studio (che poi sono le materie offerte dalla scuola).

Le domande da fare sono: cosa preferireste studiare? Cosa vi piace o (almeno) cosa non vi è sgradito? Nel caso di un figlio che non sa neanche dire cosa gli piace, potrebbero uscire fuori conversazioni interessanti. Perché in questa scuola c’è geografia astronomica e in quella non c’è storia dell’arte? Si può così scoprire che in una data scuola la fisica è in italiano e in inglese o in un’altra la matematica è rinforzata con delle ore in più. Ovviamente, lo studente accorto avrà riconosciuto il classico dalla presenza del greco ma potrà averlo confuso con il classico europeo, ad esempio. Stampare i piani di studio potrà portare a scoprire che c’è un linguistico dove si fa il giapponese oppure che il liceo delle scienze umane ha un’opzione giuridico – economica ed una dove si studia psicologia.

Questo piccolo test, alla fine, non prende che qualche ora, magari un pomeriggio, in fondo quasi meno di un open day, però ha il vantaggio di fare riflettere una ragazzo o una ragazza su qualcosa di un tantino più concreto di una etichetta come “scientifico” o “classico” o “coreutico”.

  1. Sapere cosa offre il proprio territorio e andare agli open day

Qui scatta un po’ il compito del genitore accorto, che dovrà capire cosa offre il territorio, andando insieme alla propria figlia o al proprio figlio all’open day delle singole scuole. Ovviamente, uno può anche finire per scegliere una scuola lontana da casa, ma vale la pena vedere anzitutto cosa si ha vicino. Quali scuole ci sono? Quali sono le materie offerte da tutte le scuole di quel tipo? Quali sono le attività aggiuntive proposte da quella scuola particolare? Su come sfruttare al meglio gli open day e sulle domande da fare visitando una scuola rimando all’ebook Come scegliere la scuola.

Che aria si respira in quella data scuola? Un’aria di sfascio o di entusiasmo? Ecco, su questo ultimo punto intervistare gli studenti è spesso meglio che intervistare i dirigenti scolastici.

Alcuni ragazzi agli open day non vogliono neanche andare: dicono ai genitori “scegli tu” (in alcuni casi non hanno torto: molti open day potrebbero essere organizzati molto meglio). Altri sono curiosi ma intimiditi. Altri ancora vorrebbero andare con i loro amici e non con i genitori. In quest’ultimo caso, mi pare che il genitore saggio farebbe molto bene a fare un passo indietro (anzi, due!). Su questo tema si veda il punto 7 (Decidono i ragazzi o decidono i genitori?).

  1. Utilizzare Eduscopio

A volte le scuole migliori si trovano non lontano da casa e bastano un paio di clic su Eduscopio.it per scovarle. Eduscopio è un servizio gratuito, creato dalla Fondazione Agnelli e rivolto a genitori e studenti, in grado di confrontare e valutare la capacità delle scuole nel preparare i propri studenti all’università.

Le scuole vengono confrontate sulla base della media dei voti conseguiti agli esami universitari dai diplomati di ogni scuola e della percentuale di esami superati dai diplomati di ogni scuola. Da questo confronto esce una sorta di classifica delle scuole.

Eduscopio è un ottimo strumento per valutare la qualità di una scuola, anche se ha comunque un limite: quello di non poter tenere conto del retroterra culturale ed economico di provenienza degli studenti di una data scuola.

Infine, per chi abita a Roma, consiglio l’uso anche di un’altra piattaforma, si chiama Scuole di Roma ed è un portale che raccoglie tutte le scuole della città (non solo le superiori), fornendo informazioni che, talvolta, non i possono reperire neanche sui siti delle scuole. Si possono così trovare dati sull’importo dei contributi volontari, le attività extrascolastiche, le informazioni per gli studenti stranieri o disabili, il regolamento degli organi di rappresentanza, il numero totale degli studenti e quello per ogni classe, la percentuale di bocciati e quella dei docenti di ruolo, il voto medio della maturità, la settimana lunga o corta e così via. Scuole di Roma è stato realizzato dalla omonima associazione, fondata dalla giornalista Luisa Arezzo, già autrice di un libro sulle scuole superiori romane.

  1. Come vorremmo poter scegliere i professori!

Sono i buoni docenti che contribuiscono a fare una buona scuola, ma gli insegnanti non sono tutti uguali.  Nella scuola vi sono persone attive nell’insegnamento e appassionate ed altre invece che fanno solo il minimo necessario. Vi sono insegnanti competenti nella disciplina ma privi di capacità di comunicare. Altri non particolarmente colti ma che sanno insegnare, pur non essendo luminari della materia.

Ci sono poi gli assenteisti, i bravi ma impacciati (che miglioreranno nel tempo). Poi ci sono quei professori – e nella vita uno ne incontra non più di due – che ce le hanno proprio tutte: sensibilità e mestiere, cultura e calore umano, magari anche carisma. Nel grande algoritmo della scelta della scuola, i professori sono un fattore fondamentale, eppure l’unico che studenti e genitori non possono controllare.  Anche coloro che riescono a capitare nella tal sezione della tal scuola, non sempre hanno garantito un percorso di qualità uniforme in tutte le materie e per tutti i 5 anni. Alla fine ci si forma perchè si incontrano quei due professori che meritano.

7. Decidono i ragazzi o decidono i genitori?

Chi decide il liceo? Decidono i ragazzi o decidono i genitori? E’ la vexata quaestio della nostra epoca; i genitori odierni, eternamente immaturi ma ansiosi e onnipresenti, spesso si sostituiscono ai ragazzi, si dice. E’ vero. Peraltro, sulla scelta del liceo, i genitori mettevano bocca pure ai tempi miei.

Io non ho titolo in questo caso per dare consigli, non sono né psicologa né pedagoga, sono solo un genitore di quest’epoca (con tutti i difetti della mia generazione, suppongo…) e posso solo limitarmi ad usare il buon senso.

L’esperienza mi porta a dire che ci sono casi di ragazzi di tredici anni che sanno esattamente quello che vogliono (e lo vogliono con forza). Sono forse in via d’estinzione o sono, invece, sempre stati rari, ma esistono. La ragazza che ha sempre frequentato scuole del quartiere e che vuole andare in un grande liceo del centro storico. Il ragazzo che insiste per fare lo scientifico mentre i genitori vorrebbero orientarlo verso il classico (o viceversa).

In questi casi, che l’orientamento del ragazzo/a sia giusto o sbagliato, con il senno di poi, vale a poco. Per quanto mi riguarda, non c’è cosa più bella di una ragazza che sa già quello che vuole e che, magari, è in grado di motivare le sue preferenze. A chi sa cosa vuole apriamo tutte le porte.

Certo, è vero che ci sono motivazioni buone e motivazioni meno buone. Perché Giulia vuole fare il classico? Se è perché l’attira l’archeologia e perché riesce bene con l’analisi logica allora è fantastico. Se, invece, propende per il classico solo perché ci vanno le amiche o perché vuole scappare dalla matematica, allora forse si sta solo condannando all’ “auto-esclusione femminile” di cui parlano tanti studiosi. Nella nostra società, che è ancora tanto misogina, dovremmo stare attenti soprattutto al modo in cui educhiamo le figlie femmine, affinché non finiscano sempre in ruoli subalterni.

Però, in definitiva, questo importa meno. Con un bambino i genitori fanno bene, nella scelta della scuola, a cercare la migliore opzione in termini didattici; con un adolescente, forse, la scelta del “miglior liceo della città” ha minor valore e (forse) acquisisce valore anche dare ai ragazzi la sensazione di poter cominciare a costruire alcuni aspetti della propria vita.

Una ragazza o un ragazzo che si sceglie il liceo da solo – magari ragionando anche con i genitori – poi sarà meno propensa (o propenso) a lamentarsene: in un momento complesso come l’adolescenza ciò non mi pare poco!

Alla fine, la cosa più importante è la voglia di studiare, anzi, di vivere, e se un figlio ce l’ha, metà del lavoro è fatto. In fondo, l’obiettivo di un adolescente è diventare un adulto, autonomo, capace di affrontare la vita da solo. Per fare questo, dovremmo favorire il processo di differenziazione. Ovvero, dobbiamo accettare (ma anche stimolare) che diventino diversi da noi e non è affatto facile. E’ difficile per me accettare che, ad una età in cui io avevo già letto (ed amato) “Guerra e Pace”, il Werther o “Il Rosso e il Nero”, le mie figlie si accontentino di Twilight o di Hunger Games ma, come dire, ci stiamo lavorando…

Come scegliere la scuola 2015Insomma, per tirare le fila: se avete figli indecisi, parlateci a lungo. Se avete figli senza preferenze o direzione, indirizzateli voi, ma se avete un figlio o una figlia che ha le idee chiare, salvo che le sue scelte non siano distruttive, lasciate che decida per sé. E chi ha ancora dubbi può leggere il mio ebook su Come scegliere la scuola

 

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