Come valutare e scegliere una scuola bilingue? Breve guida per genitori

Dai miei lettori ricevo tante mail. E la domanda più ricorrente che mi viene posta è se la tale o tal altra scuola “è buona o no”. La risposta è veramente ardua.

Sulla scelta della scuola ho scritto tantissimi post, basta scorrere i menu di questo sito, ma è una scelta nella quale si misurano convinzioni e dogmi. Alla fine, la scuola perfetta non esiste, tutto è però trovare l’algoritmo giusto rispetto alle aspettative educative e culturali della famiglia. Più lingua inglese? Più italiano? Scuola più tradizionale? Più tempo libero? Più tempo strutturato? Per ogni famiglia c’è un progetto educativo da perseguire e per ogni bambino c’è una miscela più corretta. Per questo motivo, sono molto cauta nel dare consigli specifici, ma più generosa nel fornire indicazioni generali.

Tra quelle che mi vengono poste, le domande più ricorrenti riguardano la qualità delle scuole bilingui; è per questo che ho deciso di scrivere una sorta di mini-guida per la scelta di una scuola bilingue italiano-inglese (sebbene, per certi versi, alcune considerazioni valgano anche per la scuola bilingue italiano – francese).

Intanto chiariamo di cosa si tratta: come ho scritto altrove una scuola bilingue è una scuola che segue il programma ministeriale italiano, che è solitamente privata (parificata o non) e si autodefinisce bilingue perché la lingua straniera (solitamente l’inglese) è molto più presente che nella scuola pubblica e perché viene insegnata da docenti madrelingua. Quanto più presente è tutto da vedere, ecco il perché di questo post.

Una scuola bilingue, dunque, è diversa da una internazionale; quest’ultima afferisce al sistema di istruzione di un altro paese rispetto a quello ospitante e rilascia titoli stranieri (ecco quelle in lingua inglese in Italia, ma ve ne sono anche di lingua tedesca o francese e persino araba o cinese). In generale, queste scuole internazionali offrono l’italiano solo come lingua 2, sebbene ve ne siano alcune che consentono di fare il doppio programma e sono casi fortunati, perché magari non sarà cruciale aver studiato anche Cecco Angiolieri se si è scelta una scuola straniera (a qualcosa bisogna pur rinunciare, no?), ma non è bello scrivere male la propria lingua madre.

Poiché quello delle scuole bilingui è un fenomeno nuovo e non disciplinato da norme ad hoc, un errore da non fare è quello di ritenere che siano tutte eguali. Ognuna fa storia a sé e nessun ente esterno ne prescrive o ne valuta il programma inglese.

Molte sedicenti scuole bilingui si fanno una pubblicità costante sui motori di ricerca (su google sono i primi risultati, connotati da un quadratino che fa capire che si tratta di un annuncio). Farsi pubblicità non è un male in se’, ma quando c’è molto marketing è bene che un genitore ne sia consapevole. Per prima cosa, quindi, meglio leggersi bene cosa c’è scritto sui siti web e vedere cosa offre la scuola.

In secondo luogo, ecco le cose importanti da osservare e le domande da fare quando andate a visitare una scuola bilingue:

  • Quante ore di inglese e in inglese vi sono a settimana?
  • Quali materie saranno in inglese e quali in italiano? Quelle in inglese, secondo quale programma saranno insegnate? Inglese, americano, australiano o canadese?. Ciò dipenderà anche dai libri di testo adottati.
  • Gli insegnanti sono madrelingua? Si possono conoscere? (chiedete di parlarci. Se conoscete l’inglese capite da dove vengono, che esperienze pregresse hanno e quanto intendono rimanere in Italia)
  • Le ore d’inglese e di materie in inglese sono fatte tutte da insegnanti madrelingua? (qualche scuola bilingue afferma di offrire 10 o 15 ore settimanali di inglese. Tutto bene, salvo i casi in cui si scopre che tre quarti di queste sono insegnate da docenti italiani che, magari, non conoscono bene la lingua o non la utilizzano come lingua veicolare per fare lezione)
  • La docente italiana e l’insegnante madrelingua inglese saranno insieme in classe? (meglio di no, perché altrimenti i bimbi italiani si rivolgono solo all’insegnante italiana)
  • Le materie in inglese sono ‘vere’ materie? (in una certa scuola bilingue spacciavano come ora d’inglese l’ora di “English lunch”, ossia la pausa mensa, in cui la supervisione dei bambini veniva affidata alla docente madrelingua inglese…). Invece le ore di didattica con approccio ludico vano bene: arts and crafts e storytelling, utili a ‘spezzare’ magari le ore di literacy e numeracy
  • Come recluteranno gli insegnanti?
  • Chi è l’utenza della scuola?
  • Cosa stanno facendo per attrarre anche i figli di coppie miste o già bilingui con l’inglese? (normalmente a questa domanda nelle scuole bilingui non sanno rispondere: non ci hanno neanche pensato! Ma una scuola bilingue funziona meglio se ha allievi già bilingui, si alza il livello complessivo! Se manca totalmente il contesto bilingue e internazionale è un peccato).
  • C’è una biblioteca di libri in inglese nella scuola?
  • Quale sistema valoriale è sotteso?

Questa ultima domanda è cruciale ed è quella alla quale le scuole bilingui non rispondono.

Io ritengo che una lingua debba portare con sé un po’ della propria cultura. Masticare un po’ di inglese senza capire quali sono i valori anglosassoni non è sufficiente.

Gli aspetti valoriali del mondo anglosassone che spesso mancano in questi contesti sono vari, li elenco in ordine sparso: la responsabilità individuale e la correttezza dei comportamenti, la tendenza all’associazionismo e al team building, il forte senso del dovere e l’etica del lavoro (tutti valori che sostengono le virtù civiche e per via della quale ognuno è portato a dare il proprio meglio, a fini individuali e collettivi). In particolare, per la sola cultura americana, aggiungerei anche il senso di empowering per cui tutti possono fare tutto, che poi è alla base dell’American dream e poi il concetto del “give back”, della restituzione alla società o alla collettività di quanto si è ricevuto.

Le scuole bilingui questo problema non se lo pongono, offrono il solito minestrone di lingua inglese e cultura italiana, ma forse i genitori possono avviare una riflessione in questo senso. Perché altrimenti parlare la lingua serve a poco, se poi, quando la si parla, si fa una gaffe dietro l’altra (e avrei esempi da citare in questo senso, ma non vado oltre).

Infine, su come scegliere una scuola, io ci ho scritto un libro, forse può essere una buona lettura a monte, se interessa, sul metodo per compiere la scelta o per rivederla nel tempo, se questa dovesse risultare sbagliata. Per chi volesse, l’ebook è qui.

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